Sorrento

Essere bravi Cittadini: il bene comune non è una curva da stadio. Costruiamo insieme!

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di Gaetano Mastellone

Quando parliamo di città, di comunità, di futuro, dovremmo immaginare una grande tavola imbandita. Su di essa non siedono “quelli di destra”, “quelli di sinistra” o “quelli di centro”. Siedono persone. Famiglie. Professionisti. Giovani che cercano una strada, anziani che meritano rispetto, commercianti o imprenditori che resistono, studenti che sognano. E su quella tavola dovrebbero esserci idee, progetti, soluzioni. Non bandiere.

Il bene e il benessere della cittadinanza non sono come una partita di calcio. Non si giocano sugli spalti a colpi di cori e fischi. Non c’è la curva A contro la curva B. Non si fa il tifo come se il futuro di una città fosse un derby politico dove l’importante è vedere l’avversario perdere. Chi ragiona così confonde la politica con lo sport e la gestione della cosa pubblica con un tifo da bar.

La verità è semplice, quasi banale nella sua limpidezza: il benessere collettivo è un bene di tutti e come tale deve essere costruito insieme. Chi guida un territorio non è un “capitano di squadra” che difende i propri colori. È, o dovrebbe essere, un regista che ascolta, comprende e orchestra talento, competenze e idee, senza chiedere la tessera di appartenenza a nessuno. Perché una città che funziona è una città dove si ascoltano le esigenze vere:
lavoro stabile, servizi efficienti, trasporti adeguati, cura del territorio, tutela dei giovani e degli anziani, cultura e formazione come motori di crescita.
Questi non sono sogni “di destra”, né battaglie “di sinistra”, né esercizi “di centro”. Sono obiettivi universali, quasi naturali, come respirare o voler bene ai propri figli.

Il bene comune è un ponte. Chi lo divide cade nel fiume sotto. Chi lo costruisce crea passaggi, opportunità, futuro. Una comunità matura non applaude a priori il politico “amico” né attacca automaticamente quello “non nostro”. Una comunità matura chiede risultati, dialoga, propone, controlla e partecipa. Questo è civismo. Questo è amore per il proprio territorio, non per una bandiera.

In un tempo dove tutto viene raccontato come lotta, sfida, scontro, gridiamo una verità semplice e pacata: la cura della città è un lavoro di squadra. E la squadra si chiama comunità, non partito. Solo così si cresce davvero: non schierandosi, ma condividendo. Non tifando, ma lavorando insieme. Non con il “noi contro loro”, ma con un deciso e convinto “noi per tutti”.

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