A Napoli l’exploit turistico della festa di ognissanti…La Penisola riscopra il turismo ambientale
di Luigi Poi
Mentre in Penisola molti alberghi e attività affini chiudono i battenti, continua “la volata turistica“ di Napoli! Per il ponte di Ognissanti previste più di mezzo milione di presenze, il che significa triplicare i numeri del 2024 e addirittura quadruplicare quelli del 2023 quando se ne registrarono poco più di centomila. A questo punto è indubbio che oramai è proprio la città partenopea a trainare il fatturato pubblico e privato di questa fondamentale economia per la Campania fornendo inoltre un consistente contributo a quella crescita delle attività di affitti a breve che è passato da 2 a 7 miliardi di euro negli ultimi dieci anni. Non solo! E’ un dato di fatto che il successo turistico di Napoli (inclusivo del valore aggiunto della gastronomia, della agricoltura e di tutto l’indotto) e più in generale del Sud, abbia favorito l’espansione dell’economia (trend più rilevante rispetto alla media nazionale), il miglioramento del Pil e dell’occupazione. Viceversa è inutile nascondere che Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana sono state private dello storico primato regionale di appeal turistico. La concorrenza fa sempre bene, qualche riflessione fa ancora più bene. Non potendo vantare il patrimonio storico, artistico e archeologico dell’ex capitale del Regno delle Due Sicilie e penalizzati da una handicappata mobilità non sarebbe il caso di puntare meglio e di più su quel turismo alternativo ai grandi numeri come il trekking e l’escursionismo?

Dai colti viaggiatori di fine settecento alla moltitudine (positiva) di appassionati di escursionismo e trekking dei tempi nostri, molte località della Penisola Sorrentina, particolarmente Vico Equense e Massa Lubrense, stanno sperimentando una vera e propria affermazione del turismo strettamente collegato a questo tipo di pratica culturale e salutare, che non fa danni e che valorizza la cura del territorio anche nelle sue periferie montane-collinare e nei percorsi pedonali verso il mare e tante meravigliose insenature. Purtroppo anche in questo campo si è fatto poco sia in termini di manutenzione e sicurezza sia in termini di assistenza (come toilettes) e creazione di locali di informazione. E non è necessario andare a ricercare dati statistici, basta frequentare questi luoghi, proprio in questi giorni autunnali, per rendersi conto dell’abbondante frequenza dall’Alta via dei Monti Lattari a Punta Campanella, dal Sentiero degli Dei a Marina di Crapolla.

Tutti percorsi che andrebbero incrementati in termini di sicurezza e ancor meglio valorizzati allestendo lungo il tragitto o ad inizio del cammino sale espositive ed informative (recuperando le testimonianze materiali della nostra storia) e aree di sosta attrezzate con tavoli e panche e con indicatori di percorso e defibrillatori. A queste condizioni si potrebbe anche richiedere un biglietto per fornire i Comuni di fondi necessari per la manutenzione e la messa in sicurezza dei sentieri. Siccome a molti ancora sfugge la magnificenza di questi luoghi pare opportuno ricordarne almeno uno per tutti, Crapolla, (antico cammino che collega il golfo di Poseidone con quello di Partenope) tramite la descrizione di due illustri viaggiatori come G.N. Douglas e l’archeologo Amedeo Maiuri.
L’autore di Siren Land scese a Crapolla ad inizio novecento, nel crepuscolo e ne descrisse le meraviglie: “Non hai mai navigato sotto uno di questi precipizi ? E’ un immagine quella che vedi , non una palpabile scogliera di calcare ma una immagine che ti fluttua accanto e ti resta per sempre nella memoria“. Non da meno Amedeo Maiuri che visitò l’insenatura di Torca nel 1949 e ne restò folgorato: “Discesi alla Marina di Crapolla che, con uno spacco nella muraglia delle rupi, s’apre come una fauce innanzi alle Isole delle Sirene. Vi si giunge calandosi quasi a capofitto dalle ultime case di Torca per un vallone che doveva essere un tempo un solo grande querceto; gli ultimi cento metri di dislivello, tra il ciglio della rupe ed il mare, si discendono per una gradinata rocciosa che fa concorrenza alla scala fenicia di Anacapri!”. Ed è un trend espansivo il numero dei passeggiatori ed escursionisti che affrontano questi antichi itinerari per scaricare lo stress cittadino e per riconciliarsi con la natura e, per molti di essi, anche per riappropriarsi di quella cultura mitteleuropea e dello spirito esplorativo anglosassone che furono la vera forza del Grand Tour. Tipologia di turismo, questa, che è lontana mille miglia dal turismo di massa. La svolta è avvenuta a metà degli anni ottanta del secolo appena trascorso quando si iniziò a segnalare, “cartografare“ e schematizzare la rete dei sentieri disponibili “che hanno messo in evidenza le bellezze naturali, i paesaggi e gli ambienti rurali (ancora intatti ) e caratteristici lungo percorsi di collina e itinerari costieri che forniscono ottime possibilità di rilancio del turismo nel meridione “.

Dove purtroppo la pratica dell’escursionismo è rimasta troppo tempo legata esclusivamente alla passeggiata alla Punta della Campanella e alla discesa a Jeranto da Nerano: raramente sono stati presi in considerazione i tanti altri possibili itinerari in zone coperte ancora dalla selvaggia macchia mediterranea, o fra castagni e pini o anche tra i caratteristici, e tanto apprezzati dagli stranieri, uliveti e limoneti coperti da pergolati e pagliarelle. “Itinerari Massesi, a cura di Giovanni Visetti. Le Opinioni – Dic. 1990- Fu proprio questo benemerito concittadino, nella primavera del 2000, ad organizzare ed effettuare con grande successo la “Camminata dei 23 Casali“ , una lunga passeggiata tra le frazioni e le bellezze uniche e storiche del territorio di Massa Lubrense con finalità non soltanto speculative e turistiche ma anche e soprattutto per rimembrare ai più anziani i percorsi che dovevano seguire per raggiungere la scuola o la sede di lavoro, per partecipare alle feste padronali per elogiare le massaie delle tante frazioni del comune Lubrense che raggiungevano fonti e lavatoi, con grassi cesti in testa sopra al “maccaturo“ che ne riduceva il peso, per il lavaggio della biancheria. Ma soprattutto “per far conoscere ai giovani la realtà massese al di là delle strade percorribili con auto o motocicli“ (Giovanni Visetti- Idem). Negli anni che il misterioso “Destino“ ci ha assegnato di vivere molti di questi percorsi sono stati salvati e riscoperti. E oggi rappresentano la vera alternativa al turismo mordi e fuggi, favorendo un positivo e più sostenibile sviluppo economico e il recupero della memoria storica. Non secondario è da sottolineare che queste attività outdoor , interscambio tra cultura ed ambiente, possono svolgere tranquillamente il ruolo di supplenza alla sottrazione di tanti turisti da parte di Napoli ed altre località che si stanno ben attrezzando.