Sorrento

A proposito di Consulte Comunali, gli interventi di Gaetano Mastellone e Rosario Lotito

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Il sindaco Corrando Fattorusso ha proceduto alla designazione dei componenti delle Consulte Comunali a seguito di un bando nel quale si invitavano gli interessati a presentare le proprie candidature, ovviamente supportate da un curriculm che ne qualificasse l’aspirazione. L’argomento, com’era prevedibile e come già accaduto per le designazioni dei rappresentanti in seno alle società ed enti partecipati dal  Comune, ha suscitato un dibattito di cui riportiamo gli interventi del commendator Gaetano Mastellone e di Rosario Lotito referente territoriale di Europa Verde.

GAETANO MASTELLONE: UNA RIFLESSIONE PERSONALE SULLA PARTECIPAZIONE

“Da ieri ho ricevuto alcune telefonate e qualche messaggio whatsapp da parte di amici o conoscenti che mi hanno posto una domanda: «Come mai anche questa Amministrazione comunale non ha ritenuto di invitarti a partecipare a una delle Consulte comunali?» Una domanda alla quale ho risposto volentieri e che nasce, evidentemente, dalla conoscenza del mio percorso professionale, delle mie esperienze maturate, della mia presenza nella vita cittadina e dell’amore che ho sempre dimostrato per la mia Sorrento. Non sta certamente a me esprimere giudizi sulla mia persona.  Posso soltanto ricordare a tutti di aver dedicato una lunga vita al mondo bancario, finanziario e imprenditoriale, ricoprendo incarichi di vertice, e di aver sempre cercato di mettere le mie conoscenze e la mia esperienza anche al servizio del territorio.
La Repubblica italiana, nella persona del Presidente della Repubblica, come noto nel 2014 ritenne di concedermi l’onorificenza a Commendatore su proposta ABI e Banca d’Italia per il mio servizio dato al settore e alla Nazione. Io sono cresciuto nella mentalità del non dover chiedere.
Desidero chiarire anche due aspetti fondamentali:
1) Se il Sindaco o l’Amministrazione comunale mi avessero invitato a partecipare a una Consulta, avrei accolto volentieri l’invito, con spirito di servizio, indipendenza di giudizio e senza alcuna pretesa di ruolo o riconoscimento.

2)  Non ho mai ritenuto giusto propormi personalmente per un incarico del genere. È una mia convinzione, maturata nel corso della vita professionale: quando si tratta di mettere competenze ed esperienze al servizio della collettività, preferisco che siano le istituzioni a valutare l’opportunità di coinvolgere una persona, piuttosto che sia quest’ultima a chiedere di essere coinvolta. Ricordo che anni fa il Comune mi chiese un parere su un fatto economico che poteva nuocere alle casse della Città e lo feci, ovviamente gratuitamente, con molto piacere.
È accaduto una sola volta! Naturalmente rispetto chi sceglie di candidarsi spontaneamente.  È una possibilità legittima e prevista dalle procedure comunali.  Semplicemente, non è il mio modo di intendere questo genere di partecipazione.
Consentitemi una riflessione: perché un Comune dovrebbe limitarsi ad attendere le candidature dei cittadini, anziché promuovere anche una ricerca attiva delle competenze presenti sul territorio? Naturalmente, sempre nel rispetto delle regole, della trasparenza e della parità di trattamento. Ritengo che un’Amministrazione possa e debba conoscere le professionalità, le esperienze e le capacità presenti nella propria comunità, valorizzandole quando possono essere utili alla città. Ovviamente non tutti coloro che potrebbero offrire un contributo qualificato sono necessariamente disponibili ad autocandidarsi. Come me! E come diversi Cittadini che pensano nel mio stesso modo.
Non scrivo queste righe per lamentare una mancata nomina, né per rivendicare un posto in una Consulta è bene dichiararlo! Non ne ho bisogno e non è questo il mio obiettivo. Desidero soltanto rispondere, con chiarezza e serenità, a quanti mi hanno rivolto quella domanda. Se fossi stato invitato, avrei partecipato volentieri.  Non essendo stato invitato, non ho ritenuto di presentare una candidatura spontanea. La penso così! Continuerò comunque, come ho sempre fatto, a esprimere liberamente idee, osservazioni e proposte per Sorrento, senza necessità di incarichi ufficiali. Lo faccio sui Social con post che ogni giorno hanno una media totale di oltre 10.000 letture.  Credo che l’amore per la propria città non si misura con una nomina, ma con l’impegno, la coerenza e la disponibilità a contribuire al bene comune. Anche se la politica non gradisce il libero pensiero. Ma ciò è un suo limite! Le Consulte dovrebbero essere soprattutto luoghi nei quali valorizzare le competenze, ascoltare le idee e costruire proposte concrete per il futuro della città. E Sorrento ha certamente bisogno del contributo di tutti coloro che possono e vogliono offrirlo“.

ROSARIO LOTITO: TUTTI AL TAVOLO, TRANNE I CITTADINI!!!

“La nomina della Consulta Comunale del Turismo è un’iniziativa importante. Ascoltare chi lavora nel settore turistico è giusto e necessario. Ma c’è una domanda che non possiamo più evitare: chi dà voce ai cittadini che ogni giorno vivono sulla propria pelle le conseguenze del modello turistico che si sta affermando nel nostro territorio? Nella Consulta sono rappresentate diverse categorie professionali ed economiche del comparto turistico. Una scelta comprensibile, considerata la funzione dell’organismo.
Eppure, sarebbe stato altrettanto importante prevedere un confronto strutturato con le associazioni dei residenti, i comitati territoriali e chi si batte per il diritto alla casa, la tutela dei servizi pubblici e la qualità della vita. Ma che cosa succede quando una città cresce turisticamente senza riuscire a garantire un equilibrio tra le esigenze dei visitatori e quelle dei suoi abitanti?
Succede che sempre più persone faticano a trovare un’abitazione a prezzi sostenibili. Succede che la pressione sui servizi aumenta. Che il traffico diventa un problema quotidiano. Che l’inquinamento incide sulla vivibilità. Che la produzione di rifiuti mette sotto pressione la gestione urbana. Che strade, spazi pubblici e infrastrutture devono sostenere flussi che non riguardano soltanto i residenti. E alla fine, a pagare il prezzo di questo squilibrio sono le persone che qui vivono tutto l’anno, che lavorano, accompagnano i figli a scuola, devono raggiungere il posto di lavoro o semplicemente desiderano muoversi nella propria città senza incontrare ostacoli continui. Una città non può essere organizzata soltanto in funzione di chi la attraversa per qualche giorno, dimenticando chi la vive per 365 giorni all’anno. E poi c’è un’altra questione, forse meno misurabile con le statistiche, ma altrettanto importante: l’identità di Sorrento. Che cosa stiamo diventando?
Una città non è fatta soltanto di alberghi, posti letto, ristoranti, locali e negozi. È fatta di relazioni, tradizioni, attività di vicinato, botteghe, luoghi di incontro e servizi che rispondono alle esigenze di chi la abita. Eppure, è sempre più evidente una trasformazione commerciale che lascia sempre meno spazio alle attività legate alla vita quotidiana dei residenti e sempre più spazio a un’offerta rivolta prevalentemente al consumo turistico: ristorazione veloce, friggitorie, negozi di souvenir e articoli standardizzati, spesso simili a quelli che si possono trovare in qualsiasi altra destinazione turistica.
Ma se il commercio si trasforma quasi esclusivamente per soddisfare le esigenze dei visitatori, che cosa rimane della nostra Sorrento, della sua storia, dalla sua cultura, dalle sue tradizioni e dalle persone che, generazione dopo generazione, hanno costruito e custodito questa identità?
Ecco perché non basta chiedersi quanto turismo vogliamo. Dobbiamo chiederci quale turismo vogliamo e, soprattutto, quale città vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.
Il turismo deve produrre opportunità senza compromettere il diritto alla casa, la vivibilità dei quartieri, la sostenibilità dei servizi pubblici, la qualità dell’ambiente e l’identità della comunità. Ed è proprio per questo che la voce dei cittadini non può rimanere fuori dal confronto.
Per questo chiediamo al Comune di promuovere un confronto pubblico e periodico con le associazioni dei residenti e i comitati territoriali, affinché le politiche turistiche siano valutate non soltanto per i risultati economici, ma anche per gli effetti sulla casa, sui servizi, sulla mobilità, sull’ambiente, sul commercio di vicinato e sulla qualità della vita.
La Penisola Sorrentina deve essere accogliente per chi arriva, ma non può diventare un territorio nel quale chi ci è nato, chi ci ha lavorato e chi l’ha custodito per generazioni è costretto a cercare altrove le condizioni per vivere dignitosamente“.

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