Piano di Sorrento

Ex scuola elementare di Via Carlo Amalfi: da ecomostro ad housing sociale

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Non si sbaglia a definire “ecomostro” l’ex scuola elementare di Via Carlo Amalfi ridotta a un rudere nel centro cittadino. E’ un vero e proprio pugno nell’occhio se la si guarda rispetto al nuovo edificio realizzato da MSC nella limitrofa ex clinica San Michele. Sono vent’anni che la scuola è stata chiusa e inserita in un fantomatico progetto di “Piano Futura” funzionale a una campagna elettorale, ma subito abortito nonostante diversi ma infruttuosi tentativi di accedere a un finanziamento necessario per restituire la scuola alla comunità carottese. Nel frattempo la platea scolastica si è adattata nelle altre strutture e, complice il calo demografico e quindi della domanda, della nuova scuola non ce n’è più bisogno. Fu l’ex sindaco Vincenzo Iaccarino a tentare, con una rivisitazione del progetto frutto di un concorso, di realizzare l’opera riuscendo ad ottenere anche un finanziamento dalla Città Metropolitana di Napoli che avrebbe consentito almeno la realizzazione dell’auditorium-palestra spingendo così l’ente a individuare altri canali di finanziamento per completare la scuola, ma l’iniziativa fu boicottata e quindi abbandonata. Oggi che si avvicinano le elezioni amministrative dopo il quinquennio targato Salvatore Cappiello, è evidente che si tornerà a parlare della scuola di Via Carlo Amalfi senza dar conto però di un altro quinquennio fallimentare da parte degli stessi protagonisti che a suo tempo decisero di chiudere la scuola e che si sono dimostrati incapaci di restituire dignità agli spazi pubblici. E non è solo il caso dell’ex scuola elementare!

IL BANDO DEL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

Proviamo a ragionare sul tema partendo da un’opportunità prevista dall’Avviso Pubblico del Ministero dell’Istruzione per l’assegnazione delle risorse dell’8 per mille dell’IRPEF a gestione statale (annualità 2023/2024) che ha una dotazione di oltre 103 milioni di euro destinato all’edilizia scolastica per il quadriennio 2026-2029. L’Amministrazione comunale potrebbe essere indotta a sventolare questo bando come la “soluzione finale” per via Carlo Amalfi, ma ad un’analisi rigorosa e critica delle carte e del contesto urbanistico-sociale, la fattibilità dell’operazione rivela criticità strutturali, limiti finanziari e un interrogativo di fondo: “è davvero una nuova scuola elementare ciò di cui via Carlo Amalfi ha bisogno o esistono alternative più aderenti alle reali emergenze della comunità?“.

A una prima lettura del bando ministeriale la struttura di via Carlo Amalfi sembra possedere alcuni requisiti di accesso: lo stato dell’immobile con interventi previsti su edifici che figurano nello stato “attivo” o “non agibile” nel Sistema Nazionale dell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica; l’urgente ripristino dell’agibilità, con la scuola che rientrerebbe perfettamente nella tipologia di intervento per il ripristino delle condizioni di agibilità a seguito di chiusura disposta da Autorità competente.

Se si passa alla fattibilità reale dell’intervento emergono numerose criticità che ne ostacolano la realizzazione: a cominciare dal finanziamento previsto nella misura di 1 mln di euro massimo cui si dovrebbe aggiungere il cofinanziamento da parte del Comune che sarebbe pari a un altro milione di euro: complessivamente una somma assolutamente insufficiente per ricostruire la scuola. I tempi per la presentazione dell’istanza al Ministero sono strettissimi – 23 ottobre – soprattutto se si considerano i documenti tecnici richiesti da cui deriva il punteggio ai fini della redazione della graduatoria di ammissibilità. Ulteriore handicap è rappresentato dal numero degli studenti che si possono ospitare in questo plesso valutabile  in circa 200 (o qualche centinaio in più) del tutto insufficiente rispetto a realtà di grandi città o grandi istituti del Mezzogiorno che sarebbero sicuramente favoriti.

LA SCELTA DECISIVA CHE COMPETE ALLA POLITICA E ALLA NUOVO AMMINISTRAZIONE

Veniamo allora al dunque proprio in vista della prossima scadenza elettorale per evitare che si continui a parlare della scuola senza alcuna concreta prospettiva. La politica e i candidati si devono chiedere: serve davvero una nuova scuola elementare? La domanda è di natura prospettica e democratica: ricostruire la scuola elementare a via Carlo Amalfi è una scelta coerente con la realtà demografica e sociale di Piano di Sorrento? La Penisola Sorrentina, come l’intera Italia, conta un calo demografico senza precedenti. Il calo della natalità sta già portando allo spopolamento delle classi elementari esistenti e all’accorpamento degli istituti comprensivi per cui moltiplicare o ricostruire grandi volumetrie scolastiche rischia nel breve periodo di creare “scatole vuote” considerando che, negli ultimi vent’anni, le esigenze scolastiche del paese si sono riorganizzate attorno alle altre strutture esistenti. Quindi trasferire o sdoppiare la popolazione scolastica in via Carlo Amalfi non risponde a un’emergenza educativa, ma al semplice desiderio di riparare a un vuoto urbano.

Occorre pensare a un’alternativa tenendo presente, per esempio, un’altra grave emergenza sociale che riguarda l’accessibilità alla casa, un problema che sta alimentando una forte protesta in tutt’Europa e che è destinato ad assumere un carattere sempre più marcato anche nella nostra realtà dove l’inaccessibilità alla casa da parte delle giovani generazioni, ma non solo, ha già raggiunto un livello di criticità ancora molto sottovalutato. L’avanzata inarrestabile delle locazioni turistiche brevi (B&B, case vacanza) e il valore immobiliare alle stelle hanno letteralmente espulso le giovani coppie e il ceto medio dal mercato dell’affitto e dell’acquisto. Piano di Sorrento sta esaurendo la propria forza vitale e demografica perché i giovani residenti sono costretti ad emigrare verso l’agro nocerino-sarnese o l’area vesuviana per trovare un alloggio accessibile.

L’Amministrazione di Piano di Sorrento, in particolare quella che scaturirà dalla tornata elettorale del 2027, ha di fronte a sé un bivio: continuare a considerare via Carlo Amalfi solo come una “scuola dimenticata” da rifare a tutti i costi, oppure avere il coraggio politico e urbanistico di avviare una grande operazione di rigenerazione urbana e sociale cambiare la destinazione d’uso della struttura e trasformare quel simbolo di degrado nella risposta concreta al più grande dramma del nostro tempo, offrendo una casa e un futuro ai giovani di Piano di Sorrento. L’immobile di via Carlo Amalfi è di proprietà comunale e, allo stato attuale, ha destinazione urbanistica a standard pubblico (attrezzature scolastiche/pubbliche). Per realizzare alloggi destinati a giovani coppie residenti (Housing Sociale o Edilizia Residenziale Sociale – ERS), il Consiglio Comunale dovrebbe approvare una variante urbanistica o ricorrere agli strumenti della rigenerazione urbana previsti dalla normativa regionale della Campania. Si tratta di una scelta strategica perché rappresenterebbe una prima e concreta risposta all’emergenza casa con la realizzazione di 15-20 appartamenti a canone calmierato o in patto di futura vendita per giovani residenti, trattenendo famiglie, bambini e risorse umane sul territorio carottese. In secondo luogo si potrebbe dar vita a un partenariato pubblico-privato con un’housing sociale e l’accesso ai fondi Cassa Depositi e Prestiti (Fondo Investimenti per l’Abitare – FIA). Un investitore privato o una cooperativa potrebbero farsi carico della demolizione e ricostruzione in cambio della gestione calmierata o di quote di superficie, azzerando o riducendo drasticamente i costi per le casse comunali. Si tratterebbe di un primo, significativo intervento per trasformare un relitto urbano in una palazzina residenziale ad alta efficienza energetica, con spazi verdi pubblici al piano terra e parcheggi sotterranei restituendo al quartiere di via Carlo Amalfi vitalità 24 ore su 24, evitando l’effetto “deserto” nelle ore pomeridiane e serali tipico degli edifici scolastici.

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