Penisola Sorrentina: è il momento di guardare al futuro con strategie adeguate e manager all’altezza
Il caos globale che regna in Penisola Sorrentina lascia davvero pochi dubbi sulla gravità della malattia di cui questa terra è vittima e con essa chi ci vive, ma anche chi ci viene in vacanza. I 3 milioni di presenze turistiche che sembrano confermati sulla base dei dati forniti dai tour operator non possono essere letti con un’unica lente, quella dell’ottimismo degli imprenditori cui interessano prevalentemente i numeri del loro business prescindendo dagli effetti devastanti che in generale il turismo sta provocando. Parliamoci chiaro e senza i soliti tecnicismi o le frasi fatte della politica: la Penisola Sorrentina oggi vive un paradosso: è uno dei brand più ricchi e famosi al mondo, ma rischia il collasso per un’overdose del suo stesso successo. Dall’agenda politica peninsulare è praticamente scomparso il “Comune Unico” e neanche l’opzione “Unione dei Comuni” sembra trovar più spazio nel dibattito pubblico e non è un caso: si tratta di un fallimento che nasce dalla gelosia dei piccoli feudi e dalla paura di perdere centri di potere locale. Continuare a sperare che sei amministrazioni diverse si sveglino domani decidendo di fondersi spontaneamente è un’illusione. Se vogliamo immaginare un’alternativa reale prima che il territorio diventi un parco giochi vuoto per soli turisti, dobbiamo ribaltare la prospettiva. Andando oltre l’utopia del Comune Unico, una classe politico-amministrativa consapevole e responsabile tornerebbe a discutere dell’Unione dei Comuni che non cancella i campanili, ma toglie ai singoli sindaci la gestione esclusiva delle emergenze territoriali individuando le “deleghe vincolanti” da trasferire al nuovo soggetto istituzionale. Si andrebbe così a costituire un’Autorità Unica per la Mobilità e l’Ambiente, una struttura tecnica sovra-comunale con potere decisionale effettivo su traffico, trasporti pubblici e licenze edilizie/ricettive.
Nessun Comune deve più poter approvare varianti urbanistiche o concessioni senza che siano valutate sull’impatto dell’intera arteria stradale statale 145 e della costa. L’economia turistica somiglia a una miniera in cui si estrae valore finchè c’è risorsa e lasciando macerie sociali. L’obiettivo non dev’essere quello di penalizzare il turismo, ma di governarlo, esercizio praticamente sconosciuto agli enti locali con qualche eccezione che conferma la regola: la mancanza di una cultura amministrativa in campo turistico e di un managment politico-tecnico all’altezza per svolgere questo ruolo. Soltanto il Comune di Meta è intervenuto sulle politiche di contenimento del fenomeno extralberghiero: oggi si tratta di mettere un tetto e una moratoria alla nascita di B&B e strutture affini partendo da uno stop immediato al cambio di destinazione d’uso degli immobili, soprattutto nei centri storici, introducendo anche le quote massime di alloggi turistici nelle diverse realtà – borghi e quartieri – di ciascun comune. Introdurre una fiscalità di vantaggio per l’affitto lungo riducendo, se non addirittura azzerando le tasse comunali per i proprietari che affittano a famiglie, giovani e lavoratori residenti a prezzi convenzionati. Occorre poi agire sulla diversificazione dell’economia locale prevalentemente legata a turismo, commercio e attività marittima. L’agricoltura deve diventare un investimento in grado di valorizzare le filiere agricole peculiari della terra sorrentina sul piano delle produzioni d’eccellenza e della tutela del territorio anche per quanto concerne il dissesto idrogeologico. In questo modo si rafforza il settore primario che rappresenta un biglietto da visita fondamentale per l’intera Penisola anche nell’immaginario del turista straniero al quale non si può continuare a “vendere” un prodotto artificiale.

Per quanto concerne l’emergenza mobilità e trasporti pubblici occorre tener presente che la Penisola Sorrentina è una striscia di terra stretta e la saturazione di auto, motorini, bus, ncc è semplicemente un suicido logistico. Escludere la realizzazione di parcheggi che incentivino il traffico privato tenendo presente, appunto, la conformazione del territorio e la statale 145 come unica arteria viaria di entrata e di uscita. Gli interventi specifici da effettuarsi lungo tutta la rete stradale per la gestione dell’esistente vanno demandati all’Autorità Unica per la Mobilità. Per quanto concerne la Circumvesuviana occorre puntare sul servizio metropolitano sulla linea Castellammare-Sorrento disincentivando drasticamente l’uso dell’auto privata. La cabina di regiona regionale recentemente istituita sembrerebbe puntare a questo obiettivo, ma bisogna andare oltre le dichiarazioni di intenti e verificare nei fatti se le parole sono coerenti con l’azione.

Un altro problema su cui non si può e non si deve soprassedere è quello del risanamento della rete idrico-fognaria avviando un monitoraggio continuo degli scarichi per completare e, laddave necessario, sanare la rete fognaria e depurativa della condotta di Punta Gradelle per garantire al Depuratore, evidentemente sottodimensionato, di poter assolvere alla sua funzione anche in presenza di condizioni metereologiche critiche che generano quegli overflow che riversano in mare fogne e detriti di ogni tipo alimentando uno spettacolo indecente sotto l’aspetto visivo-paesaggistico e sanitario. Bisogna inoltre intervenire con una seria programmazione per riconquistare la comunità, perchè una terra che espelle i suoi giovani e lavoratori è destinata a diventare un villaggio-vacanze senz’anima. In questo senso bisogna ripensare a un programma di edilizia residenziale sociale compatibilmente con i limiti e i vincoli urbanistici vigenti, ma recuperando immobili fatiscenti o in disuso per destinarli a giovani coppie locali a canoni calmierati. Si tratta ovviamente di discorsi che devono essere accuratamente studiati con relativi progetti elaborati da tecnici che abbiano un approccio al tema coerente con la situazione urbanistico-paesaggistica dell’area peninsulare se non si vogliono vanidicare gli sforzi e deludere le aspettative. Infine va ripensata daccapo l’offerta culturale che costituisce un attrattiva da proporre in chiave di identità e non di folklore con eventi che respingano la logica del consenso elettorale per assurgere a una dimensione di livello, in grado di essere attrattiva anche per il turismo. Non è questa la logica che oggi governa l’offerta culturale pubblica.
Ora la DMO Penisola Sorrentina può essere lo strumento propedeutico al rilancio del progetto dell’Unione purchè si compiano i passi giusti, cioè non si pregiudichi il varo di una politica sovraccomunale coerente con l’obiettivo di operare un salto di qualità nell’offerta territoriale generale che consente di gettere le fondamenta per l’istituzione dell’Unione. Per conseguire questo risultato servono figure d’assalto sul piano tecnico-economico, capaci di trasformare la visione in progetti bancabili, intercettare finanziamenti complessi e dialogare con il tessuto sociale. Serve cioè una figura chiave, un professionista “ibrido“, a cavallo tra economia applicata, finanza pubblica, progettazione europea e partecipazione civica. Un professionista dotato di visione, di competenza e di capacità di relazioni a trecentosessanta gradi.

Vogliamo assumerci la responsabilità di proporre per la guida della DMO una figura che risponde ai requisiti indicati per esperienze e per impegno attivo: Sergio Fedele, presidente dell’associazione Atex Campania (Associazione Turismo Extralberghiero), una voce che da anni è in prima linea sul territorio. Egli rappresenta esattamente il prototipo di risorsa d’assalto e di sintesi tecnico-economica utile a un ipotetico Ufficio di Piano e Sviluppo Strategico, a prescindere dall’etichetta di categoria. Ci sono diverse ragioni di merito che rendono il suo profilo particolarmente adatto a ricoprire un ruolo chiave di analisi e proposta:
1. Visione di settore autonoma e “autocritica“: nonostante guidi l’associazione della ricettività extra-alberghiera, Fedele ha mostrato a più riprese una visione non corporativa del fenomeno, ha espresso posizioni nette contro la deregolamentazione selvaggia e la proliferazione incontrollata del settore, denunciando il rischio del “far west” che danneggia l’identità del territorio e la qualità stessa dell’accoglienza. Questa consapevolezza da “insider” è fondamentale per chi deve scrivere regole su quote, limiti e contrasto all’abusivismo.
2. Solida esperienza di rappresentanza e gestione d’impresa: oltre all’impegno locale, Fedele vanta un bagaglio manageriale e associativo di lungo corso (già alla guida della Piccola Industria di Confindustria Campania, Confapi e con ruoli nell’Unione Industriali di Napoli). Questa doppia matrice — imprenditoriale/associativa — gli consente di padroneggiare i linguaggi dell’economia reale, dei tavoli istituzionali e della fattibilità tecnica dei progetti.
3. Presenza costante sui temi della vivibilità e dei servizi: tra le battaglie portate avanti da Atex e dal suo presidente non c’è solo la promozione ricettiva, ma soprattutto la pressione politica e tecnica per migliorare i servizi essenziali: la gestione dei trasporti e della mobilità su ferro e gomma (rapporti con EAV e Regione), la richiesta di un utilizzo trasparente e vincolato della tassa di soggiorno da reinvestire sul territorio e l’appello per evitare l’isolamento istituzionale e turistico dei comuni peninsulari sui tavoli nazionali.
Inserire una figura come Sergio Fedele nell’Ufficio di Piano non significa “dare le chiavi dell’urbanistica al settore turistico“, ma al contrario, responsabilità sulla regolamentazione del carico ricettivo: coinvolgerlo nella stesura del Regolamento Unico del Ricettivo Extralberghiero, per definire parametri qualitativi rigidi, standard di emersione del sommerso/abusivismo e tetti di saturazione nei centri storici. Raccordo sulla mobilità e sui servizi ai flussi sfruttando la capacità di interlocuzione con gli enti di trasporto pubblico e regionale per calibrare l’offerta di trasporto integrato sulle reali presenze territoriali. Mettere gli operatori etici e regolari del settore al tavolo con le istituzioni per individuare forme di incentivazione o conversione parziale degli immobili destinati a B&B in contratti a lungo termine per residenti e lavoratori.