Sciolta per infiltrazioni camorristiche l’amministrazione di Castellammare di Stabia

Per Luigi Vicinanza, giornalista prestato alla politica ed eletto sindaco di Castellammare di Stabia, è arrivato lo stop dal Ministero dell’Interno che ha decretato – con provvedimento del Consiglio dei Ministri – lo scioglimento della sua amministrazione per infiltrazioni camorristiche e il conseguente commissariamento che durerà almeno due anni relegando ai margini della vita cittadina la politica. Anche la precedente amministrazione, quella del sindaco Gaetano Cimmino di centro-destra, è stata sciolta con la stessa motivazione a conferma della grave crisi di rappresentanza politico-istituzionale che riguarda una città incapace di promuovere una classe dirigente estranea al sistema malavitoso che l’inquina. Sempre per Castellammare è giunta anche la notizia del rinvio a giudizio di un altro ex sindaco, Luigi Bobbio, per bancarotta fraudolenta aggravata in riferimento alla gestione delle nuove Terme congiuntamente a diversi amministratori della società: Massimo Cajati, Carlo Trevisan e Francescopaolo Ventriglia. La decisione scaturisce dall’esito della Commissione d’Accesso nominata dal Prefetto di Napoli Michele Di Bari – composta dal viceprefetto Dario Annunziata, dal commissario capo della Questura di Napoli Riccardo Buonomo e dal tenente dei Carabinieri Vittorio Tesoro — che hanno passato ai raggi X l’attività amministrativa redigendo la relazione (che sarà pubblica nel prossimi giorni) che ha determinato la decisione del Ministero.
Questo il commento del sindaco Vicinanza che rivolge pesanti accuse al PD e alla segreteria nazionale riferendosi evidentemente all’On. Sandro Ruotolo che dal primo momento si è contrapposto a Vicinanza dimettendosi dal consiglio comunale: “Nel massimo rispetto della decisione assunta dal Governo, attendo ora di conoscere le motivazioni del provvedimento che ha disposto lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia. Sono convinto di lasciare una città in condizioni migliori rispetto a quelle in cui l’avevo trovata, grazie a un lavoro costante, concreto e silenzioso portato avanti in questi anni. Auspico che Castellammare non torni nell’immobilismo amministrativo che avevo riscontrato al mio insediamento e che ha caratterizzato gran parte degli ultimi vent’anni. Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che è nei vuoti amministrativi che la criminalità organizzata trova lo spazio per radicarsi. Per questo rivendico la scelta di non essermi dimesso e di aver portato a termine il mandato affidatomi dai cittadini, onorando fino in fondo la fiducia e la speranza che avevano riposto in me. È grazie al loro sostegno se sono rimasto al mio posto, a lavorare, fino all’ultimo minuto. Resta l’amarezza per non aver ricevuto dal principale partito del centrosinistra il sostegno che avrei ritenuto opportuno. Al contrario, ho subìto continui attacchi personali da parte della componente più giustizialista e settaria del Pd guidato da Elly Schlein. Un metodo di delegittimazione che, a mio avviso, è molto lontano da una sana dialettica democratica e dal modo in cui la politica dovrebbe porsi al servizio delle comunità che amministra. Lascio l’incarico di sindaco, che ho avuto l’onore di ricoprire per due anni, con la serenità di aver sempre agito nell’interesse della città, con impegno e senso delle istituzioni”.

Questo il commento di Ruotolo: “Lo scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della camorra rappresenta una ferita profonda per la città e per le istituzioni democratiche. È la seconda volta consecutiva: la prima con una giunta di centrodestra, questa volta con un’amministrazione guidata dal centrosinistra. È la dimostrazione che la criminalità organizzata non guarda ai colori politici, ma cerca consenso, relazioni e spazi di influenza.
Questa volta lo scioglimento non era inevitabile. Nel giugno 2024 sono stato candidato e poi eletto consigliere comunale del Partito Democratico perché ritenevo che la sfida decisiva per Castellammare fosse quella della legalità. La mia candidatura nasceva proprio dalla volontà di contrastare le infiltrazioni della camorra nelle istituzioni e di accendere i riflettori sulla legalità. Per questo ho scelto di dimettermi il 2 gennaio scorso: una decisione sofferta ma necessaria, maturata nella convinzione che quell’amministrazione non rappresentasse più un argine adeguato alle pressioni della criminalità organizzata.
Non provo alcuna soddisfazione nel vedere confermate le mie preoccupazioni. Avrei preferito avere torto. Ma c’erano segnali evidenti: denunce pubbliche, arresti, inchieste della Direzione distrettuale antimafia e il lavoro dell’Osservatorio sulla camorra. Quei rischi erano stati segnalati con chiarezza. Purtroppo non siamo stati ascoltati.
Quando si è insediata la commissione d’accesso, il sindaco Luigi Vicinanza e parte dei suoi sostenitori hanno scelto lo scontro politico, arrivando perfino a promuovere una petizione contro l’azione dello Stato. È stato un errore grave. Di fronte a un controllo di legalità, la politica deve fare un passo indietro e rispettare il lavoro delle istituzioni.
Lo scioglimento di Castellammare non è soltanto una vicenda amministrativa. È il segnale di una crisi più profonda nel rapporto tra politica, consenso e legalità. In questi anni si è affermato un civismo criminogeno: una proliferazione di liste civiche nate all’ultimo momento, prive di una storia di impegno sul territorio, di una cultura politica e di reali meccanismi di selezione della classe dirigente.
Contenitori elettorali costruiti per raccogliere consenso personale e pacchetti di voti, che finiscono per rendere più vulnerabili le istituzioni alle pressioni e alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Senza una rigorosa selezione delle candidature, senza partiti radicati nei territori e senza il coraggio di rompere con clientele, pacchetti di voti e sistemi di potere, la camorra continuerà a trovare spazio nelle istituzioni. Oggi prevale l’amarezza. Castellammare meritava altro. Meritava una classe dirigente capace di ascoltare gli avvertimenti e di mettere la legalità davanti a qualsiasi convenienza politica. Da oggi nessuno potrà più dire di non sapere. Nessuno potrà più dire di non aver visto“.