Sorrento

La sfida che attende Corrado Fattorusso per rilanciare Sorrento e non solo…

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Il risultato del ballottaggio ha decretato, senza alcun ombra di dubbio, il successo di Corrado Fattorusso e della sua coalizione di liste sull’avversario Ferdinando Pinto. Un risultato che era nell’aria e che già al primo turno non si è materializzato per una manciata di voti. Con il 59,41% (pari a 4723 voti) Fattorusso ha nettamente prevalso sul 40,59% ottenuto da Pinto che esce sconfitto dal confronto col più giovane collega (professionalmente parlando) che agli occhi degli elettori è riuscito meglio a rappresentare la novità del dopo-Coppola. Questo a prescindere dai candidati e dai sostegni esterni che, per entrambe le compagini, hanno giocato un ruolo significativo. Vittoria e sconfitta meritano di essere analizzate perché seguono alla stagione commissariale e a vicende giudiziarie che hanno letteralmente sconvolto l’amministrazione intesa come complesso umano-professionale-burocratico con cui dovrà fare i conti il nuovo inquilino del palazzo municipale.
Fattorusso è riuscito a posizionarsi sullo scenario elettorale sorrentino strategicamente meglio di Pinto capitalizzando la domanda di radicale rinnovamento proveniente dall’elettorato che ha percepito la sua proposta politica come un’alternativa solida e capace di offrire una “discontinuità istituzionale” senza scadere nel populismo. Partendo da una base solida al primo turno, Fattorusso ha intercettato il voto moderato e trasversale al ballottaggio presentandosi come il garante della stabilità amministrativa in un momento di forte crisi reputazionale per l’ente comunale. La sua campagna elettorale è riuscita a intercettare il sentiment della cittadinanza ferita dalla cronache giudiziarie.

Dal canto suo Pinto, con un divario di quasi venti punti percentuali, ha pagato il prezzo di un limite strutturale della sua proposta politica risentendo della difficoltà di accreditarsi come elemento di rottura totale e il suo posizionamento è risultato meno netto rispetto a quello di Fattorusso. A questo va a sommarsi l’effetto boomerang della discesa in campo a suo sostegno dei big della Regione Campania del PD che hanno prodotto l’opposto dell’effetto sperato. Neanche il tempo di tirare un sospiro che Fattorusso si è lasciato immortalare con due big suoi sostenitori, l’on. Annarita Patriarca e l’ex sindaco Giuseppe Cuomo che rappresentano quella parte politica che ha giocato a favore di Fattorusso, ma da posizioni di rincalzo. Fattorusso, meglio di Pinto, ha mascherato il “padrinaggio” politico che, del resto, risale alla sua esperienza assessoriale a Sorrento. Insomma c’è chi il cappello ce l’ha messo prima, ma senza successo, e chi invece ce l’ha messo dopo per festeggiare!
La parola è oggi passata a Fattorusso che aspetta la proclamazione ufficiale per insediarsi in Municipio dove l’attende l’arduo compito di rimettere sulla giusta carreggiata l’Amministrazione sorrentina.
Un po’ come è accaduto a Massimo Coppola chiamato a cimentarsi con la sfida di rilanciare Sorrento dopo la crisi pandemica, oggi Fattorusso dovrà impegnarsi a ricostruire l’immagine di un’amministrazione devastata dallo scandalo giudiziario e rilanciarla da protagonista sugli scenari peninsulari, regionali, nazionali e internazionali.
Da dove riparte Fattorusso? Eredita un Comune profondamente segnato dall’azione del Commissario Prefettizio i cui atti in questo anno di transizione non sono stati una semplice parentesi burocratica, ma costituiscono la base di un nuovo metodo di governo.

Commissario Prefetto Rosalba Scialla

La gestione commissariale ha operato una vera e propria “due diligence” sui conti, sugli appalti e sulle procedure concorsuali. Il nuovo sindaco non può e non deve sconfessare tali atti, ma recepirli come “punto zero” della legalità. Gli atti del Commissario rappresentano la transizione da un modello decisionale opaco, basato sulle relazioni corte a un modello puramente procedurale. La nuova amministrazione ha l’onere di istituzionalizzare questo rigore, trasformando la rigidità commissariale in ordinaria efficienza politica.
Con l’ombra della proposta di scioglimento per infiltrazioni pendente al Viminale, l’amministrazione Fattorusso deve perciò muoversi in estrema trasparenza per dimostrare nei fatti l’avvenuto e definitivo mutamento del modus operandi locale, blindando l’ente da ulteriori scossoni istituzionali.Possiamo affermare che questo voto sorrentino non è stato un voto di appartenenza ideologica, ma un voto di bonifica istituzionale. Corrado Fattorusso ha vinto perché offre la transizione più rassicurante verso il dopo-Coppola. La vera sfida del suo mandato sarà dimostrare che l’efficienza amministrativa e lo sviluppo turistico-economico della Penisola possono coesistere con il rispetto assoluto e formale delle regole, superando definitivamente la stagione dei “faccendieri” e della burocrazia piegata a interessi privati.

Infine non possiamo non soffermarci su un altro aspetto importante che riguarda la riconquista della leadership territoriale da parte del Comune di Sorrento, storicamente capofila della Penisola e che rappresenta la principale sfida strategica della neonata amministrazione Fattorusso.
Il sindaco dovrà riscrivere a stretto giro i rapporti con la Regione Campania e potrà farlo se saprà scindere l’ideologia dalla governance tecnica visti i grossi problemi del territorio e forte del fatto che Sorrento detiene la quota principale di Pil turistico dell’area. Se Palazzo Santa Lucia esce chiaramente sconfitto a Sorrento avendo investito su Pinto, sta di fatto che nelle dinamiche della politica regionale campana le posizioni si ricompongono sulla base del pragmatismo istituzionale non potendosi permettere la Regione l’abbandono della principale vetrina turistica internazionale, così come Sorrento non può fare a meno dei fondi europei e della programmazione regionale su infrastrutture e sanità.
La leadership di Fattorusso quindi non si giocherà sull’affinità politica, ma sulla capacità di esercitare una leadership di contenuto. Per quanto concerne infine il ruolo della minoranza consiliare guidata da Ferdinando Pinto essa esprimerà la sua efficacia discostandosi dalla semplice opposizione ostruzionistica per assumere i connotati di una vigilanza tecnica e di alta garanzia.
La vicenda giudiziaria impone che il Consiglio comunale sia il primo organo di autocontrollo, praticamente quello esercitato da Ivan Gargiulo che ha scoperchiato il malaffare che regnava nel governo locale. Quindi una minoranza in grado di esercitare un sindacato ispettivo rigoroso e preventivo sugli atti e sulle procedure per evitare che la macchina burocratica, una volta terminata la rigida tutela del Commissario Prefettizio, possa scivolare nuovamente in logiche relazionali opache. La minoranza deve cioè proporsi come il garante della prosecuzione di quel “metodo di bonifica” introdotto dalla gestione commissariale. Quindi un’opposizione di programma e di metodo, severa e intransigente sulla trasparenza amministrativa, ma aperta alla cooperazione istituzionale quando in gioco ci sono i finanziamenti strategici e i servizi essenziali per la comunità sorrentina. Polarizzando insomma il confronto sui grandi temi di interesse della città e dell’intera penisola sorrentina il nuovo consesso civico potrà dimostrare di avere una consapevolezza condivisa che Sorrento deve necessariamente svolgere un’azione di collante tra le varie municipalità se si vogliono dare risposte concrete non più rinviabili al paese.

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