Perchè politicainpenisola non ha pubblicato i nominativi degli indagati a Sorrento?
Ci hanno scritto diversi lettori chiededoci la ragione per la quale soltanto politicainpenisola non ha pubblicato i nominativi degli indagati di cui alle notifiche giudiziarie dei giorni scorsi e che hanno allungato un’altra ombra sulla città di Sorrento e sull’amministrazione nel suo complesso. Una spiegazione è dovuta per diversi motivi che proviamo a riassumerli per gli interessati e per chiunque si occupa di informazione e comunicazione.
La questione si inserice nell’ambito della Riforma Cartabia (in particolare il D.Lgs. 188/2021) e dalle norme sulla presunzione di innocenza. Il fatto che nel comunicato della Procura di Torre Annunziata non siano indicati i nomi, non rende automaticamente “illegale” la loro pubblicazione da parte della stampa, ma espone il giornalista e l’editore a rischi legali e deontologici molto elevati. Sebbene la Procura sia vincolata a criteri di estrema moderazione nella diffusione dei nomi (per evitare il “processo mediatico”), il giornalista ha il diritto/dovere di informare se entra in possesso di notizie veritiere attraverso le proprie fonti (avvocati, atti depositati, indiscrezioni). Tuttavia, il diritto di cronaca deve bilanciarsi con la tutela della dignità della persona. La novità riguarda l’interrogatorio preliminare (sul quale si può essere d’accordo o meno, ma che è legge): l’introduzione dell’interrogatorio preventivo (per le misure cautelari non detentive o in contesti specifici dove non c’è urgenza/pericolo di fuga) significa che la misura non è ancora efficace per cui pubblicare il nome di un soggetto che deve ancora essere sentito dal GIP è rischioso: se dopo l’interrogatorio il giudice decidesse di non emettere l’ordinanza, quel cittadino sarebbe stato “sbattuto in prima pagina” per un provvedimento mai nato.
Se un giornale o altri decidono di pubblicare i nomi non citati nel comunicato ufficiale si assumono diverse responsabilità che vanno dalla diffamazione a mezzo stampa alla violazione della privacy. C’è poi l’Ordine dei Giornalisti (Testo Unico dei doveri del giornalista) che impone il rispetto della presunzione di innocenza: pubblicare i nomi “scavalcando” il silenzio prudenziale della Procura può essere visto come una violazione della continenza e dell’essenzialità dell’informazione. La Procura di Torre Annunziata non ha fatto i nomi non per dimenticanza, ma in ossequio a un obbligo di legge: indicare i nomi solo quando c’è un rilevante interesse pubblico e garantire che la comunicazione non mini la presunzione di innocenza prima del rinvio a giudizio o della condanna.
Non esiste un “divieto assoluto di legge” che impedisca al giornalista di scrivere un nome che ha scoperto autonomamente, ma farlo in questa fase (pre-interrogatorio e fuori da un comunicato ufficiale) è una scelta aggressiva che cammina sul filo del rasoio perchè, fino a quando la misura cautelare non viene confermata o eseguita, si evita di incorrere in pesanti richieste di risarcimento danni qualora la posizione degli indagati venisse stralciata subito dopo l’interrogatorio.
Con la nuova normativa l’interrogatorio preventivo (che nel caso specifico si svolgerà il 16 e 17 aprile) serve proprio a decidere se la misura debba essere applicata o meno. Se il GIP, dopo aver ascoltato l’indagato, decidesse che non sussistono i presupposti, sarebbe stato pubblicato il nome di una persona che, di fatto, non ha mai subito la misura cautelare. Si tenga presenta che la riforma-Cartabia è molto punitiva verso la diffusione di dettagli che possano ledere la presunzione di innocenza. Se la Procura stessa ha scelto l’anonimato nel comunicato, “scavalcarla” espone a una responsabilità diretta molto pesante in caso di richiesta danni. In aggiunta si deve considerare che una volta che un nome finisce nei motori di ricerca associato a un ordine di arresto (anche se non ancora eseguito), è difficilissimo ripulire la reputazione digitale di quella persona, anche in caso di successiva archiviazione.
Infine nella prima trance dell’inchiesta sul “sistema-Sorrento” alcune misure cautelari in carcere e/o ai domiciliari sono state annullate dal Tribunale del Riesame e riguardano qualche indagato anche in questo filone d’inchiesta, circostanza che dovrebbe indurre non solo più cautela, ma anche più deontologia professionale, almeno nei giornalisti che più degli altri rispondono di eventuali errori proprio in virtù della conoscenza e della consapevolezza dei propri diritti e doveri professionali.