Piano di Sorrento

L’annuncio del sindaco Cappiello: con 1,1 mln di euro rilanciamo Monte Vico Alvano

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Il WWF Terre del Tirreno diretto da Claudio D’Esposito ha diffuso un lungo e articolato comunicato stampa in riferimento all’annunciato intervento da parte del Comune che ha ottenuto un finanziamento di circa 1,1 mln di euro per effettuare interventi sul Monte Vico Alvano in località Colli di San Pietro da dove sovrasta, con la sua croce posta in vetta, su Piano di Sorrento e Meta. La preoccupazione espressa dal WWF è che l’intervento possa alterare i delicati equilibri naturali che, dopo la devastazione, si stanno spontaneamente ricostituendo. Un importante finanziamento, se ben impiegato, può ulteriormente migliorare la situazione esaltando questo equilibrio ambiantale. L’importante è che l’intervento non si trasformi in un’azione che finisca col privilegiare iniziative di privati che operano sull’area per cui il coinvolgimento del WWF è auspicabile sotto tutti i punti di vista. A dare notizia del progetto è stato il primo cittadino, Salvatore Cappiello, che ha pubblicato sul suo profilo facebook una foto emblematica e il commento che di seguito riportiamo con lo slogan che ha scelto per comunicare il suo lavoro di sindaco: “La città che si muove“.

Scrive Cappiello: “La città che si  muove. E’ quella che ha un polmone verde straordinario da rilanciare: Monte Vico Alvano. Per farlo la nostra Amministrazione ha ottenuto un finanziamento di 1,1 milioni di euro. E’ una svolta concreta. A settembre ho partecipato alla passeggiata all’alba patrocinata dal nostro Comune e ho ripreso a coltivare un sogno. Mi sono arrampicato sulla Croce e mi sono emozionato ammirando uno spettacolo unico. Ho apprezzato il panorama mozzafiato, respirando aria pulita e vedendo dall’alto la nostra straordinaria terra. Lì, in quel momento, il mio sogno si è mostrato lucido dinanzi ai miei occhi. Il sogno è riuscire a far rinascere Vico Alvano. Così è partito un percorso di intenso lavoro. Una tappa fondamentale è stata avviare un dialogo con la proprietà della montagna con cui siamo giunti a un accordo. Abbiamo già in mente un progetto ambizioso, che mi appassiona e che può decollare grazie a questi fondi Pnrr da sfruttare in sinergia con la Città Metropolitana di Napoli. Gli obiettivi sono rimboschire la nostra montagna, renderla più forte e aumentarne la tutela. Ma la grande sfida è anche un’altra: far diventare Monte Vico Alvano una risorsa viva, in grado di attrarre famiglie, giovani e amanti della natura. Non vi dico di più, per adesso. Successivamente vi illustrerò tutti i dettagli. All’orizzonte ci sono sviluppi di un certo spessore. I sogni bisogna inseguirli e, per farcela, è fondamentale impegnarsi e lavorare“.

L’INTERVENTO DEL WWF

Monte Vico Alvano

“Il WWF Terre del Tirreno avendo appreso da notizie di cronaca di un finanziamento di 1,1 milioni concesso al Comune di Piano di Sorrento relativo ad un “progetto per il rilancio del monte Vico Alvano”, ha scritto al primo cittadino e all’assessore ai lavori pubblici chiedendo un incontro.

“Il WWF si prefigge, tra gli altri obiettivi, di monitorare – dichiara Claudio d’Esposito presidente dell’associazione locale del panda – e, laddove ne ricorrano i presupposti, di impedire interventi che finiscano per stravolgere o incidere negativamente sull’ambiente, sulla flora e sulla fauna del sito. Purtroppo per esperienza documentiamo come, ogni qualvolta arrivano soldi pubblici per “riqualificare, rilanciare, valorizzare, far crescere” siti di pregio, boschi e monti (es: viale degli Ippocastani alla reggia Quisisana di Castellammare di Stabia, Le Tore a Sorrento, Monte Faito a Vico Equense) questi vengono puntualmente violentati nel loro aspetto naturale!

Roverella Monumentale

Apprendiamo che per il Monte Vico Alvano si tratta di un progetto di riforestazione, con la piantumazione di alberi e realizzazione di barriere tagliafuoco, nell’ottica di “rimediare alla noncuranza dei proprietari” essendo la montagna, di fatto, una proprietà privata. Eppure è stata proprio la “noncuranza” degli eredi della famiglia Colonna, ovvero la volontà di non speculare e lasciare in pace la Natura, a fare la differenza, evitando che oltre il confine, delimitato da un cancello in legno all’inizio del camminamento che conduce alla croce, non proseguisse l’opera devastante di urbanizzazione e stravolgimento operata a valle dalla società, che ha trasformato nel corso degli anni, senza soluzione di continuità, un vecchio castello nobiliare e le terre limitrofe in un mega parco/condominiale con annessi e connessi (villette, strade, parcheggi, ristorante, bar, piscina, campi sportivi, discoteca, ecc…), cementificando, tagliando alberi e distruggendo ecosistemi unici.

Il WWF si è da sempre interessato alle sorti del Monte Vico Alvano, un sito dall’altissima valenza paesaggistica ed ambientale, oltre che con studi sulla flora e sulla fauna anche con segnalazioni e denunce di ogni attentato o manomissione all’ambiente, violentato dall’uomo con costruzioni abusive, cementificazione, realizzazione di strade carrabili, deposito di rifiuti, tagli e capitozzature di alberi secolari, furto di legname, bracconaggio, ecc… in nome di una discutibile, quanto superata e devastante visione antropocentrica di sviluppo, nella convinzione di poter disporre a piacimento di un bene che appartiene all’intera collettività. Le molteplici devastazioni operate, anche con danni irreversibili, sono state segnalate e documentate negli anni passati e recenti dal WWF.

A peggiorare la situazione i diversi incendi che negli anni (gli ultimi nel 2007, 2011 e 2015) fanno flagellato la montagna, in particolare la parte ancora naturale non toccata dalla speculazione edilizia, al di fuori della proprietà del “Castello del Principe” (La Lisca s.r.l.) ed appartenente alla Contessa Colonna ed eredi.

Tuttavia, nonostante la distruzione operata dal fuoco, da un sopralluogo effettuato con i nostri esperti ad inizio gennaio abbiamo documentato come la Natura lasciata in pace, a distanza di oltre otto anni dall’ultimo incendio, si sia ripresa in un modo incredibile!

Come accaduto già in passato, oltre agli arbusti della macchia mediterranea (mirti, cisti, ginestre, eriche, ginepri, lentischi, euforbie, alaterni, ecc.), gli alberi sono rinati dalle radici sviluppando grossi polloni: ornielli, corbezzoli, roverelle, olivastri e soprattutto lecci… una vera foresta di “cespuglioni” di lecci alti fino a tre metri e più che, forse, necessitano di essere “spollonati” per favorire l’accrescimento arboreo. Più in alto dal pianoro, dove sopravvivono gli ultimi quattro faggi secolari, la strada per la croce è immersa in un bosco di pioppi, roverelle e castagni di discrete e dimensioni.

Claudio d’Esposito

“In tale contesto sarebbe auspicabile riuscire a lasciare in pace la Natura ancora per un po’, ma dubitiamo che ciò accada e il timore è che, con interventi non appropriati, si possa danneggiare il delicato e prezioso ecosistema, ad esempio con l’allargamento del sentiero per realizzarvi una strada come qualcuno vorrebbe tentare di fare da decenni, l’impianto errato di nuove essenze e l’allocazione di elementi antropici estranei al contesto naturale per favorire la fruizione del sito.”

Il “piantare alberi dopo l’incendio” dovrebbe assumere il significato di post-fire restoration, in parole semplici si tratta di una azione complessa letta in chiave ecosistemica di restauro forestale appunto, e nello specifico di restauro “attivo” o anche di restauro “passivo” in altre situazioni. L’obiettivo è quello di ripristinare la funzionalità di un sistema degradato, scegliendo le metodologie più efficaci per accelerare le dinamiche naturali, paradossalmente non di “piantare solo alberi”.

“Piantare alberi” quindi come inizio di un processo verso un bosco in “equilibrio dinamico” sul piano ecologico, come riavvio di relazioni tra pianta, suolo, microrganismi, uccelli, ecc. Questo comporta, oltre ad una base conoscitiva avanzata, nuove tecniche applicative, se si vuole che questa operazione sia sostenibile anche sul piano economico. “Piantare alberi” non significa “rimboschire” ovunque e comunque, secondo una vecchia logica non più percorribile, ma scegliere secondo una visione più moderna e fattibile i luoghi dove creare centri di ri-diffusione delle specie, per mezzo di meccanismi naturali.

La croce che svetta sulla cima a 642 metri d’altezza

Il monte Vico Alvano è all’interno del Parco Regionale di Monti Lattari (zona A e B) e nel perimetro della Zona Speciale di Conservazione denominata “Costiera amalfitana tra Nerano e Positano” IT8030006 della Rete Natura 2000 (ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici) dove per qualsiasi intervento è richiesta una Valutazione di Incidenza Ambientale, finalizzata a garantire il mantenimento a lungo termine della biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche. Inoltre sul sito vigono i vincoli paesaggistici del PUT – L.R. 35/87 e quelli del D.L.vo 42/2004.

Nel ricordare che la salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente, compresa la conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, costituiscono un obiettivo essenziale di interesse generale, il WWF Terre del Tirreno ha chiesto un incontro con l’Amministrazione di Piano di Sorrento per un confronto sulla tematica e condividere una visione di tutela e ripristino degli habitat, nonché di fruizione consapevole e rispettosa della Natura del Monte Vico Alvano”.

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