Provincia di Napoli

A proposito della “maledizione” di Pompei…

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di Luigi Poi

Chi rompe pava e chi scassa acconcia!” Il vecchio detto napoletano non è altro che la trasformazione orale di una pratica scritta nei tempi: se ti faccio un danno devo riparare attraverso il rimborso oppure ripristinando. In questa logica ottica riparatrice anche il Governo Italiano ha messo “una pezza“ alla cattiva abitudine di danneggiare in vario modo i “Beni“ della Nazione. Nel caso specifico si tratta di un disegno di legge recante “Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento ed uso illecito di Beni culturali o paesaggistici“. Non è intenzione di chi scrive plaudire a questa iniziativa, ma solo coglierne una parte della normativa. Cioè riflettere un attimo, al di là di tutte le interpretazioni che ne darà la magistratura nelle prossime sentenze, sul significato di “disperdere“ beni culturali. Rientra in questa espressione verbale anche la sottrazione di piccoli, spesso anche insignificanti, reperti archeologici come un sasso o un ciottolo? Il rafforzamento della tutela penale ed apposite sanzioni amministrative (tra un minimo di 10.000 ad un massimo di 60.000 euro) riguardano anche i turisti che ingenuamente o affetti dalla sindrome del collezionista prelevano “ricordini“ da portare a casa? In attesa che si calmi la polemica tra chi ritiene giusto che lo Stato venga rimborsato del danno subito e chi ritiene invece che non lo sia, con un poco di sano spirito distensivo ci possiamo dire che coloro che sono caduti e cadranno in tentazione non temendo la “maledizione di Pompei “ ora potrebbero darsi una calmata di fronte al rischio di mettere pesantemente mano alla tasca?

A proposito, ma siamo sicuri che la città sepolta sia maledetta o forse realisticamente è meglio definirla benedetta. La maledizione o la benedizione di Pompei?
“Il sentimento della maledizione lo conosce soltanto chi sa che lo avrebbe anche al centro del ParadisoEmil Cioran (Filosofo, 1911 Rasinari, Romania- 1995 Parigi).
Conosciamo invece per certo e ne beneficiamo la “benedizione“ di Pompei, una vera e propria manna per tutta l’area che la circonda e per l’Italia sia per le sempre affamate casse pubbliche sia per l’imprenditoria privata. Altro che  maledizione di Pompei“! Pompei, Ercolano e il Vesuvio con la loro storia, con la bellezza dei luoghi, con il grande patrimonio archeologico hanno rappresentato e rappresentano un ricco forziere. Una vera e proprio Mecca, un punto di forza per l’affermazione turistica della nostra provincia, della nostra regione, della nostra nazione. Una cassa di risonanza mondiale inesauribile e una secolare palestra di educazione e di istruzione classica per centinaia di generazioni. La colonizzazione greca prima delle coste e delle isole e poi di tutto l’entroterra è uno degli eventi storici più poderoso e nel contempo romantico perché ammantato da miti e leggende. Fu inizialmente tempo e teatro di guerre tra Greci ed Etruschi.

Ma a Pompei come ad Ercolano e a Sorrento il dominio etrusco fu passeggero: i Greci riuscirono a tenere fermo il controllo della costa! I primi navigatori dell’Egeo toccarono assai presto i lidi della Campania e i fenomeni naturale che prorompevano dai meati della terra tra il fuoco dei vulcani, le acque ed i vapori caldi, dovettero colpirne la fantasia e l’immaginazione”. “Di queste lontane vicende dell’VIII secolo a.C. più delle testimonianze storiche ci fanno sicura fede le scoperte archeologiche”. “E non fu solo dominio di potenza, fu anche dominio di civiltà: la Campania fu aperta alle grandi vie del commercio mediterraneo“ – Orizzonti storici della Campania Antica, Mestiere d’Archeologo, Amedeo Maiuri – Garzanti – Scheiwiller – Napoli 1978. La potenza e lo splendore di Cuma attirarono tutti i popoli preesistenti nella sua orbita e decretarono la nascita di un solo impero marittimo che resistette per secoli, fin quando non comparvero i Romani. Ma questa è già un’altra storia. La Penisola Sorrentina non fu estranea a queste vicende, anzi dal punto di vista sacrale e mitologico ne compose una parte importante con due dei santuari pagani più venerati e conosciuti dell’antichità. Il tempio di Atena e quello delle Sirene, entrambi collocati in alto, sui vertici del monte Sireniano e dell’Ateneo sia perché dall’alto gli Dei riuscivano meglio ad ascoltare le preghiere e le suppliche sia perché erano meglio difesi dalla pirateria e nel contempo potevano essere utilizzati come punti di osservazione e di riferimento per la navigazione amica.

Gabriel Zuchtriegel

Questa fase storica potendo usufruire dell’apporto di vari popoli e di culture diverse è da ritenersi fondamentale per la formazione del nostro patrimonio civile e culturale. E ancora oggi è un patrimonio che tutto il mondo ci invidia e su cui si sono formati e hanno critto i migliori esponenti internazionali della storia, letteratura, archeologia e dell’ arte. Insomma una BENEDIZIONE! Del resto l’attuale direttore del Parco archeologico di Pompei, il tedesco Gabriel Zuchtriegel nella prefazione al suo bel libro “Pompei – La città incantata“ Feltrinelli editore, Milano – Novembre 2023, aveva diplomaticamente manifestato il suo disinteresse sulla malefica diceria della maledizione della antica città, preoccupandosi più degli effetti della sindrome di Stendhal. “Finché la mia segretaria non me lo ha fatto notare con discrezione, qualche settimana dopo aver preso servizio come direttore del sito Unesco nell’aprile 2021, non ero a conoscenza del fatto che di quando in quando, a Pompei, alcuni visitatori sono colti da infarto, talvolta con esiti mortali”.

Circa seicento casi all’anno, molti attribuiti al caldo. Quindi la sua preoccupazione non è stata la sindrome del collezionista cioè l’ingenuo trafugamento di pietre, tasselli e pezzi di rocce ma la necessità di potenziare e ben attrezzare il presidio del medico nel sito. Quindi niente  “maledizione” ma problemi più pratici.  “Su Pompei inoltre circola una leggenda, corre voce che trafugare oggetti del genere , il che peraltro costituisce un reato penalmente perseguibile, porti sfortuna”. Solo una leggenda, niente di più!

Ciò nonostante nell’ultimo mese i mass media e tutte le fonti di comunicazione sia internazionali che nazionali si sono particolarmente impegnati ad evidenziare quella “maledizione di Pompei“ per cui chi si impossessa di reperti archeologici di Pompei e delle aree limitrofe va incontro a problemi anche seri. Sospetto già alimentato, per la verità, da secoli anche in altri luoghi di scavi archeologici, in particolar modo di tombe e sarcofagi. Molti fanno risalire all’archeologo Amedeo Maiuri (1886-1963) accademico e sovrintendente sia sotto il regime fascista che dopo l’unità d’Italia, tale predizione al fine di scoraggiare i male intenzionati. E’ d’obbligo ricordare che già nei primi secoli dopo Cristo si vociferava di una maledizione determinata dai cattivi e lascivi costumi dei pompeiani che costrinsero le Divinità dell’ epoca a punire la cittadina campana attraverso l’eruzione del Vesuvio. Chiaramente alla luce delle conoscenze scientifiche tutto è da ricondurre a vulgata popolare, ad incapacità a spiegarsi certi fenomeni naturali come le eruzioni, a credenze ingiustificate. Ciò nonostante l’argomento è ritornato di attualità in quanto poche settimane fa una turista straniera che, conosciuta la diagnosi di cancro, ha scritto alla direzione degli scavi giustificandosi per aver rubato delle pietre pomici, restituendole in quanto convinta che contro di lei fosse in atto la “maledizione di Pompei”. Come hanno fatto osservare i tanti soprintendenti che hanno avuto l’onere e l’onore di custodire e gestire il parco archeologico, già prima di Gabriel Zuchtriegel e di Massimo Osanna è da tempo che questi turisti, tombaroli improvvisati, restituiscono pietre e cocci sottratti alla cittadina vesuviana appena si trovano di fronte ad accadimenti luttuosi o a difficoltà economiche. Ritornando al nostro vicino, prezioso Eldorado (Pompei) meglio ricordare e commentare la sua indiscutibile “benedizione“ che tanto benessere ha regalato, regala e regalerà alla nostra aerea. Meglio mettere in secondo piano la sua presunta maledizione su coloro che con poco senso civico non resistono alla tentazione di prendere un souvenir anche perché siamo lontani dalla fattispecie di reato di dispersione di cui si è interessato il governo e per questi casi può tranquillamente continuare ad applicarsi il dettato del codice penale già in vigore.

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