Sorrento

Sorrento e il Turismo: l’analisi dell’Istituto Mediterraneo della Cultura Gastronomica

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L’Istituto Mediterraneo della Cultura Gastronomica opera a Sorrento dal 2009 con l’obiettivo di valorizzare e promuovere un’identità cultural-gastronomica ed elevare la qualità dell’offerta nel settore attraverso educazione e formazione delle nuove generazioni, ma anche degli operatori e addetti ai lavori esplorando le nuove frontiere della cultura culinaria. In questa ottica UCMed riserva una grande attenzione alle tematiche connesse all’economia turistica territoriale per contribuire, di concerto con le istituzioni, gli enti e le associazioni del comparto turistico a qualificare l’offerta e nello stesso tempo a salvaguardare gli interessi più autentici del territorio. In questa ottica si inserisce l’intervento del direttore dell’Istituto, Vincenzo Califano, che si sofferma su alcuni aspetti della problematica turistica: la saturazione infrastrutturale, l’emergenza abitativa e il degrado della qualità della vita minacciano l’attrattività della destinazione. Definire Sorrento “capitale del turismo” non basta più se non si affronta il nodo della sostenibilità sociale ed ecologica del territorio. Il modello turistico locale ha superato la propria capacità di carico mettendo a dura prova la vita quotidiana dei residenti. Ignorare questa sofferenza non è soltanto una disattenzione sociale, ma un grave errore strategico per l’intera economia locale. Sono tre i punti chiave evidenziati:
1) paralisi infrastrutturale: il collasso della viabilità (SS 145) e dei trasporti impone un insostenibile “costo di cittadinanza” ai residenti, alimentando tensioni sociali e incrinando lo storico spirito di accoglienza.
2) spopolamento e perdita d’identità: l’espansione incontrollata delle locazioni brevi e il rincaro degli affitti spingono famiglie e lavoratori fuori dai centri urbani, trasformando la comunità in una scenografia artificiale priva di autenticità.
3) calo della qualità dell’offerta: la congestione dei servizi genera rendite di posizione che allontanano il turismo ad alto valore aggiunto, favorendo flussi “mordi e fuggi” ad alto impatto e ridotto ritorno economico.
Per invertire la rotta, si propone di integrare nella governance pubblica indici di misurazione della qualità della vita dei residenti, di applicare una pianificazione rigorosa delle destinazioni d’uso e di destinare i proventi della tassa di soggiorno a servizi essenziali, mobilità e sanità locale. Un territorio non può rimanere una destinazione d’eccellenza per chi lo visita se cessa di essere vivibile per chi vi abita è il succo del ragionamento.

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