Ucraina Si…Ucraina No… Quello che divide la Schlein da Conte
Elly Schlein, segretaria del PD, ha ribadito che se andrà al governo col campo largo continuerà a sostenere l’Ucraina per la quale l’attuale governo-Meloni ha previsto di impegnare fino al 5% del PIl in ossequio ai dettami di Trump. Nello stesso tempo ha affermato di voler portare al 7% del PIL gli investimenti in sanità pubblica. Sarebbe utile, ma soprattutto doveroso, spiegare come intende conseguire questo obiettivo stante la situazione economico-finanziaria italiana che erediterà in caso di vittoria elettorale. Non solo: perchè sempre la Schlein intende aumentare gli investimenti nel settore della scuola, aumentare gli stipendi pubblici, aumentare gli investimenti nello stato sociale e così via! Tutto bello a dirsi e a sentirsi tra gli applausi di militanti che evidentmente non si pongono legittime domande sulla novità e sulla fattibilità delle proposte Schlein!
Dal canto suo l’ex premier Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle, alla Festa de “Il Fatto Quotidiano” ha ribadito che il campo largo deve impegnarsi a non sostenere più finanziariamente l’Ucraina nè a dotarla di ulteriori armamenti che alimentano una guerra ad oltranza e inoltre nessun partito deve essere subalterno al PD, ma tutti avere pari dignità politica. Insomma il discrimine tra le due proposte e i due leader è la spesa pro-Ucraina e pro-guerra, una differenza sostanziale che, allo stato, rende incompatibili le due visioni politiche e di governo tra PD e 5 Stelle. Senza contare il ruolo di Matteo Renzi che per la Schlein dev’essere parte integrante del campo largo, per Conte deve restare fuori dall’alleanza elettorale. Con queste premesse è possibile parlare e considerare il campo largo un’alleanza politica e di governo credibile agli occhi di un elettorato diverso da quello di Meloni&C? Il risultato di un’alleanza spuria e anche vincente non darebbe stabilità, coerenza ed efficacia all’azione di governo. L’anima guerrafondaia del PD è incompatibile con quella pacifista dei 5 Stelle e quest’ultimi devono assumersi una grande responsabilità: scegliere se arrendersi al dictat piddino o restare fuori da un’alleanza che ne comprometterebbe definitivamente la credibilità e all’appeal elettorale. Altre strade non ce ne sono, sic stantibus rebus, per cui la Meloni corre davvero il rischio di restare incollata al governo per i prossimi 5 anni in virtù di un elettorato che non ne giudica i fallimenti nè le contraddizioni anche più lampanti, ma cui interessa soltanto il successo della propria parte politica indipendentemente da come opera. Per l’Italia sarà un disastro anche perchè nel confronto con al Meloni la Schlein è certamente perdente sotto molti punti di vista! E diciamocela tutta: il problema italiano ed europeo sta diventando anche quelle di troppe donne ai posti di comando e che si dimostrano molto più dedite ai propri interessi che a quelli del paese che governano. Povera Italia!