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Ospedale Unico: pericolo scongiurato…sulla pelle degli utenti della sanità

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Premessa: torniamo ad occuparci dell’aborto politico dell’Ospedale Unico della Penisola Sorrentina per due motivi: il primo perché si tratta di un argomento di generale interesse, quello della salute e della sanità pubblica; secondo perché sarebbe stata l’opera pubblica più importante (anche dello stesso percorso meccanizzato a Sorrento) da realizzare in Penisola Sorrentina dopo una gestazione di oltre quindici anni nel corso dei quali si è registrata una puntuale unanimità, a livello politico e amministrativo, nel voler realizzare (o, meglio, sperare di realizzare) la struttura a servizio di sette comuni. L’obiettivo dichiarato era quello di superare le criticità dei due nosocomi esistenti a Sorrento e a Vico Equense strutturalmente inadeguati sul piano dei standard tecnico-sanitari richiesti a una moderna struttura ospedaliera oltre che non rispondente ai parametri di utenza (rapporto residenti/posti letto) previsti dal piano ospedaliero nazionale. Tant’è che le due strutture sono sopravvissute a possibili accorpamenti grazie all’invenzione di denominarli “ospedali riuniti della penisola sorrentina” con numeri appena sufficienti per continuare ad esistere e a scongiurarne provvisoriamente la soppressione che avrebbe nuociuto all’intera popolazione residente oltre che ai turisti.
Si tratta di passaggi importanti da cui non si può e non si deve prescindere se si vuole affrontare il problema con la massima oggettività e senza cadere negli estremismi tecnici utilizzati per mascherare un cambio di rotta avvenuto quando l’opera disponeva dei finanziamenti per poter essere realizzata.

Antonino Coppola e Gian Michele Orlando

Quando all’epoca tutte le parti politiche concorsero a indicare questo obiettivo come soluzione ottimale per soddisfare il bisogno di sanità ospedaliera nel territorio non furono sollevate obiezioni di alcuna natura né rispetto alla location individuata, la sede dell’attuale distretto sanitario 59 a Sant’Agnello. Lo stesso attuale sindaco Antonino Coppola, all’epoca assessore della giunta-Orlando, espresse il proprio voto favorevole in consiglio comunale all’idea di allocare in quel luogo l’ospedale se, un giorno, fosse stato realizzato. Né si ribellarono i soliti ambientalisti o altri che hanno fatto da sponda all’amministrazione-Coppola, tramite i loro ricorsi, per tagliare le gambe a una progettazione che, come emerso in sede di conferenza di servizi, necessitava di correttivi per integrarsi in modo appropriato nell’ubicazione scelta. La quale, altro dato significativo, è di proprietà dell’Asl Napoli 3 Sud per cui sull’intervento non sarebbero gravati costi di acquisto/esproprio di altre aree (se non una minima parte), a prescindere dalla difficoltà di individuarne una idonea, sotto tutti gli aspetti, anche negli altri comuni.
Fino a quando l’idea del nuovo ospedale è rimasta confinata nel campo delle ipotesi si è lasciato proseguire l’iter tecnico-amministrativo sulla base di formali volontà espresse dai consigli comunali interessati e di concerto tra l’Asl e la Regione Campania che ha potuto finanziare l’opera allorquando è uscita dalla stagione del commissariamento governativo dovuto alla malagestione delle asl campane e di una sanità pubblica superindebitata e che ha superato le criticità attuando una politica di tagli lineari sul fronte degli investimenti e del personale con pesantissime ripercussioni sulla qualità dei servizi erogati al pubblico. E di questo ce ne siamo tutti resi conto, lamentandoci, ma senza mai voler comprendere fino in fondo quali sono state le cause di queste malversazioni ai danni della pubblica sanità campana.

La Campania è quindi risultata beneficiaria di oltre un miliardo di euro da parte del Governo da destinarsi alla nuova edilizia ospedaliera nell’ambito di un programma nazionale e quindi la disponibilità di una progettazione per realizzare, tra gli altri, un nuovo ospedale in Penisola Sorrentina fu riscontrata con l’assegnazione dei fondi (prima una sessantina di mln di euro poi saliti fino a quasi 100 per il lievitare dei prezzi anche in rapporto alle nuove disposizioni di legge) e l’aggiornamento progettuale con la gara di affidamento dei lavori. Il tutto attuando addirittura una specifica modifica al PUT in sede di consiglio regionale in virtù del dichiarato interesse pubblico a realizzare quest’opera. Il consiglio comunale di Sant’Agnello diede il via libera approvando il penultimo atto propedeutico all’avvio dei lavori, ma intanto si concludeva l’amministrazione del sindaco Sagristani subentrandole quella di Antonino Coppola.
Qui inizia un’altra storia che è quella che conosciamo: Coppola fa del no al nuovo ospedale il suo cavallo di battaglia e tra i primi atti della sua amministrazione accoglie, facendoli propri, i ricorsi presentati dagli ambientalisti e da un privato contro il progetto decretandone di fatto lo stop. Tutto quello che ne è seguito è ben noto e non val la pena di ritornarci.
Piuttosto cerchiamo di analizzare quanto è accaduto per interpretare un comportamento, quello dell’amministrazione-Coppola, che ha fatto abortire questa progettualità tra gli “osanna” di pochi, ma ossessionati supporter che hanno visto prevalere le proprie ragioni a dispetto del superiore interesse di un territorio ad avere un moderno ospedale al servizio di residenti e turisti.

IL DEFINANZIAMENTO DELL’OPERA E LE CONSEGUENZE LEGALI

Roberto Fico e Mario Casillo

La recente posizione assunta dal Comune di Sant’Agnello ha portato il progetto su un “binario morto” innescando il meccanismo del definanziamento dell’opera divenuto un atto quasi dovuto da parte della Regione Campania.
Nonostante nel dicembre 2024 il Tar Campania avesse annullato la delibera di Sant’Agnello che bloccava il progetto, la vittoria della Regione, se così vogliamo chiamarla, è stata solo parziale perché ha rimosso l’ostacolo formale (la delibera) rimettendo però la valutazione delle “criticità ostative” di natura idrogeologica e viabilistiche alla conferenza dei servizi.
Qui nasce il fallimento, perché il persistere della contrarietà del Comune di Sant’Agnello (che detiene la competenza urbanistica sul suolo) ha impedito la chiusura positiva del procedimento non concretizzandosi quell’auspicata lealtà collaborativa tra enti per superare le criticità e dare il via libera al progetto. Coppola ha formalizzato l’indisponibilità a procedere citando la tutela del territorio e il rischio di “suicidio urbanistico” quali elementi che rendono impossibile il rilascio dei titoli abilitativi necessari.

A questo punto la Giunta Regionale, rispetto all’impossibilità tecnica di procedere per la mancata intesa con il Comune, è obbligata ad avviare la procedura di revoca per “non realizzabilità dell’opera”.
Allo stato è in corso di emanazione la delibera che prende atto del fallimento della conferenza dei servizi con successiva comunicazione dell’intenzione di revocare i fondi al soggetto attuatore dell’intervento cioè l’Asl Napoli 3 Sud. Questa ha circa 15 giorni di tempo per presentare osservazioni che, nel caso, sono puramente formali. Dopodiché la Regione emette il decreto dirigenziale di revoca del finanziamento che si concluderà entro l’estate prossima. Il progetto è quindi tecnicamente morto per il venir meno della “condizione di fattibilità” per cui i fondi verranno “riprogrammati” su altre opere di edilizia ospedaliera in Campania. Resterà aperto, inevitabilmente, il contenzioso legale sulle spese sin qui sostenute con un’azione di danno erariale presso la Corte dei Conti e ricorsi al Consiglio di Stato per il risarcimento dei danni tra enti, situazione che potrebbe durare dai 3 ai 5 anni.

Il “successo” del Comune di Sant’Agnello nel bloccare l’opera si traduce in una perdita secca di investimenti per la sanità locale, poiché i fondi ex Art. 20 (edilizia sanitaria) sono vincolati a cronoprogrammi severi: se non spendi, perdi il finanziamento a favore di altre regioni o province. Quindi non resta che pensare a un potenziamento dei presidi esistenti per il loro ammodernamento con oggettive difficoltà a reperire le risorse finanziarie necessarie e soprattutto il personale medico e paramedico, tallone d’achille della realtà peninsulare sia per ragioni di natura logistica, sia per la scarsa attrazione esercitata sui professionisti dall’offerta ospedaliera locale.

I RISVOLTI POLITICI

Roberto Fico e Antonino Coppola

Ma quali sono per il sindaco Coppola gli effetti politici di questa “vittoria”? Da un lato la decisione viene letta esternamente come una penalizzazione per l’area dell’intera penisola sorrentina, ma sul piano interno, cioè della sua base elettorale, la mossa segue una logica politica precisa: un consolidamento del suo mandato essendo stato eletto su una piattaforma che faceva del “No” al progetto un punto identitario. In questo modo Coppola può rivendicare coerenza dimostrando al suo elettorato di aver mantenuto la promessa principale, nonostante le pressioni della Regione. Inoltre si pone come baluardo contro il consumo di suolo e lo stravolgimento urbanistico. Sul piano dell’immagine politica Coppola guadagna punti come leader capace di tenere testa alla Regione dimostrando che un sindaco di un piccolo comune è riuscito a bloccare un’opera da 100 mln di euro trasmettendo così un segnale di forza e di indipendenza amministrativa. Nello stesso tempo sposta l’attenzione sul potenziamento dei presidi esistenti presentandoli come vittorie ottenute grazie alla sua fermezza. Il vantaggio politico per Coppola è tutto interno ai confini di Sant’Agnello avendo scommesso sul fatto che i suoi concittadini apprezzino di più la salvaguardia del loro assetto urbano rispetto a un servizio sanitario che, per quanto eccellente, avrebbe comportato sacrifici logistici enormi per il loro territorio specifico.

Un altro aspetto da considerare è stato l’uso che Coppola ha fatto del problema mobilità di natura sovraccomunale come scudo per una scelta locale utilizzando la saturazione della viabilità come motivazione tecnica per invalidare l’Ospedale Unico.
Una posizione che però presenta una contraddizione politica: se il traffico è ritenuto insostenibile per un ospedale, dovrebbe esserlo anche per l’attuale carico turistico e commerciale. Ad oggi però non si registrano iniziative di Sant’Agnello per limitare i flussi ed è proprio nel pieno centro della statale santanellese che si produce l’effetto “collo di bottiglia” rispetto al quale c’è l’inerzia del Comune.

Il tramonto di questo progetto era l’ultimo grande tentativo di ragionare in termini di “Città Penisola” e il suo fallimento certifica la fine della cooperazione su larga scala venendo meno la necessità di coordinare la sanità, i trasporti e l’urbanistica. Ogni sindaco gestisce il proprio “giardinetto” con il risultato che la Penisola perde qualunque potere negoziale. L’idea pur coltivata di un’Unione dei Comuni in un tale contesto e con siffatte mentalità è assolutamente impraticabile e quindi una Penisola divisa non ha la forza di pretendere investimenti strutturali e la stessa Regione preferirà dirottare le risorse verso aree più collaborative o politicamente strategiche.
Con Coppola prevalgono una logica e una visione di conservazione dello status quo e per convincersene basta guardare quali sono le iniziative privilegiate e che rispondono a una “visione paesana” della comunità e dell’esercizio amministrativo incapace di guardare a un sviluppo che, pur rispettoso dell’esigenza di sostenibilità, viene negato o addirittura represso.

Un altro aspetto peculiare del primo cittadino santanellese è quello di “aver firmato” da medico (e dipendente della stessa Asl Napoli 3 Sud ancorché in aspettativa per mandato elettorale, ndr) la bocciatura del nuovo ospedale anche se in passato si era espresso favorevolmente all’opera. Passando dalla fase dell’idea a quella del consenso, Coppola ha dato priorità alla “salute del territorio” inteso come conservazione urbanistica a scapito della “salute pubblica” intesa come efficienza sanitaria. E questo può apparire un paradosso considerando che come medico conosce meglio di altri sindaci le carenze strutturali dei presidi esistenti.
Praticamente si è assistito a un cambio di prospettive passando dal sostenere un principio alla gestione del potere diretto: all’epoca da assessore il nuovo ospedale era un “obiettivo strategico” lontano, oggi da sindaco è diventato una “minaccia elettorale” immediata per la vivibilità del propria comune.

IL COMMISSARIAMENTO AD ACTA DEL COMUNE POTEVA ESSERE UNA SOLUZIONE?

Giuseppe Russo Direttore Asl Napoli 3 Sud

Qui si apre un capitolo particolare che, quantunque prospettato, non è stato preso in considerazione sia dall’Asl sia dalla Regione nonostante ricorressero i termini per procedere alla nomina di un commissario ad acta ai fini dell’approvazione dell’iter in corso al posto del consiglio comunale. La Regione avrebbe potuto attivare i poteri sostitutivi per l’incompatibilità di alcuni amministratori in modo da evitare il danno erariale per la perdita dei fondi e la lesione del diritto alla salute.
Praticamente quando fu approvata la delibera consiliare che imponeva lo stop al progetto ben 5 consiglieri (tutti di maggioranza) sui 13 assegnati al comune si trovavano in condizioni di incompatibilità sullo specifico argomento in quanto 3 dipendenti dell’Asl Napoli 3 Sud, 1 dipendente della Regione Campania e infine un assessore autodichiaratosi in conflitto di interessi e assentatosi dalla votazione come risulta agli atti del consiglio comunale. Se si considera che i 4 consiglieri dell’opposizione non avrebbero votato contro il progetto (come di fatto è avvenuto) restavano facultati a votare la delibera soltanto 4 consiglieri di maggioranza. E’ l’articolo 78 comma 2 del Tuel che prevede il conflitto di interessi per cui questi membri dovevano astenersi e non esistendo una “maggioranza residua” per deliberare, l’organo di fatto era paralizzato per cui la nomina di un commissario ad acta diventava necessaria per ripristinare la legalità procedurale.

Consiglio comunale Sant’Agnello

Quando un amministratore comunale è dipendente dell’ente che promuove l’opera (l’ASL Napoli 3 Sud) o dell’ente che la finanzia e ne decide le sorti (la Regione Campania), si manifesta un potenziale conflitto tra il dovere di ufficio come amministratore comunale (che imporrebbe di valutare il progetto solo nell’interesse del territorio di Sant’Agnello) e il rapporto di dipendenza gerarchica e funzionale verso l’ente (ASL o Regione) che ha un interesse diretto e opposto (la realizzazione dell’opera).
A questo riguardo la giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato) è molto rigorosa: l’obbligo di astensione scatta non solo in presenza di un vantaggio economico diretto, ma anche per ragioni di imparzialità e trasparenza: il solo fatto che un amministratore possa essere condizionato dal proprio legame lavorativo con il soggetto proponente è sufficiente a imporre l’astensione.
Partecipando al voto gli atti sarebbero stati annullabili, sia pro sia contro l’ospedale, per violazione dell’obbligo di astensione. Inoltre l’atto sarebbe stato viziato nel profondo rendendo l’intero iter amministrativo del Comune estremamente fragile e “attaccabile” legalmente.
Gli amministratori dovevano quindi uscire dall’aula come hanno fatto l’allora assessore Corrado Fattorusso (oggi candidato sindaco a Sorrento) dichiarando il proprio conflitto di interessi sull’argomento e il consigliere Pietro Gnarra non partecipando ai lavori consiliari. Se uscivano dall’aula tutti i consiglieri in conflitto di interessi, in primis lo stesso sindaco Coppola, veniva a mancare il numero legale e restavano in aula per la votazione solo i 4 consiglieri di maggioranza: il Consiglio così ridimensionato non avrebbe quindi potuto votare e su un atto obbligatorio e urgente sarebbe scattato automaticamente il potere della Regione di nominare un commissario ad acta.

Sarebbe stata così neutralizzata la strategia del sindaco Coppola su diversi fronti in quanto il commissario ad acta agisce come organo tecnico e le criticità urbanistiche sollevate da Coppola sarebbero state valutate con criteri oggettivi e non come pretesti politici.
Poi in sede di conferenza dei servizi il voto del Comune sarebbe stato espresso dal commissario che avrebbe potuto bilanciare l’interesse locale con quello regionale rendendo quasi certa l’approvazione del progetto. Sarebbe stato così garantito il cronoprogramma mettendo al sicuro i 100 mln di euro dalle mire di riprogrammazione verso altri territori. Siamo perciò di fronte a un’anomalia procedurale gravissima che ha trasformato un conflitto di interessi tecnico in una pietra tombale sul progetto sanitario dell’intera Penisola Sorrentina.

Allora è lecito chiedersi perché la Regione non ha scelto questa strada? E’ probabile che abbia preferito non entrare in un conflitto frontale e autoritario con il Comune temendo ricorsi infiniti al Tar che avrebbero comunque rallentato l’opera. Quindi con la revoca la Regione ha trovato la soluzione più semplice: dirottare i fondi altrove senza doversi assumere l’onere di una battaglia legale e politica logorante contro l’amministrazione-Coppola.

Alla fine di tutta questa storia la scelta operata da Asl e Regione Campania è stata quella di “assecondare” i desiderata degli intransigenti santanellesi e degli indifferenti peninsulari che, motu proprio, hanno rinunciato al finanziamento e quindi al nuovo ospedale. Così l’Asl si è scaricata di responsabilità rispetto a tutte le carenze e deficienze, presenti e future, che si dovessero manifestare nei servizi ospedalieri del territorio; la Regione Campania dal canto auo ha la coscienza a posto di aver offerto una chance concreta alla Penisola Sorrentina di operare un importante salto di qualità nella sanità ospedaliera, ma la stessa venendo rifiutata le consente oggi di dirottare altrove queste risorse finanziarie.

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