Italia,  Sorrento

Tassa di soggiorno: volano gli incassi…ma vengono spesi bene?

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di Luigi Poi

Mentre continua, a volte palese a volte sotto traccia, lo scontro tra residenti e operatori del turismo e del suo indotto (due visioni diverse sulla gestione della quotidianità e dei servizi nelle città interessate dal sovraffollamento di visitatori, in primis quelli del “mordi e fuggi“) sono stati resi noti dal Mef i dati relativi agli incassi della tassa di soggiorno nel 2024. Intanto, per quanto ci riguarda, continua a latitare una accettabile gestione della mobilità su gomma, principalmente per la mancanza di volontà e capacità politica che vedi i cinque comuni (soprattutto i quattro della piana) procedere senza intento unitario mentre sarebbe necessario un pool di assessori e comandi di polizia locale per meglio definire sensi unici, parcheggi, semafori e vigilanza nei punti critici e nei giorni di maggiore pressione. Sulla circumvesuviana mettiamoci una croce e speriamo che qualcuno lassù provveda per i nostri pendolari, studenti e malcapitati turisti. Quei binari valgono oro ma non, evidentemente, nella visione regionale. Ritornando al tema, essendo l’economia della Penisola Sorrentina essenzialmente trainata dalla “produzione“ turistica in tutte le sue diverse sfaccettature un sereno esame dei numeri (arrivi e presenze – introito tassa e suo utilizzo) può favorire la discussione ed eventualmente suggerire (la speranza è sempre l’ultima a cadere) il miglior modo di gestirle il flusso turistico.

Magari equilibrando i disagi di chi (non vivendo di quell’economia) deve sopportare l’over tourism e il tornaconto di chi di quel pane deve campare. Insomma, se la politica fosse efficiente e sapiente, dovrebbe porsi questo obiettivo, oltre che mantenersi nel più rigoroso rispetto della normativa che indica le finalità dell’ utilizzo del “bottino“ della tassa di soggiorno. Si, perché, si tratta proprio di un bel bottino prelevato dalle tasche dei turisti. Il PIL italiano è oramai alimentato per ben il 15% (alcuni Centri studi parlano addirittura del 18% altri di qualche punto in meno, quelli più vicini alla CONFINDUSTRIA ci dicono 7-8% , ognuno tira acqua al proprio mulino) da questa attività e dal suo indotto (non escluso i beni culturali) che è, comunque, salvifico dopo il crollo della produzione automobilistica (grazie ai nuovi “padroni della ex FIAT ed alle follie della politica europea del green deal) e della industria manifatturiera ad essa collegata. Per di più il turismo incoming non può essere colpito direttamente dai dazi di Mr. President Donald Trump ma può determinare preoccupazioni al ceto medio basso orientandolo a non spendere in vacanze in previsione di aumento del carrello della spesa.

La tassa (o imposta ?) di soggiorno segna come dato complessivo nazionale 2024 una crescita del 19 % rispetto all’anno precedente con Firenze, Milano e Venezia sul podio. Gli incassi di Roma sono calcolati a parte per “un diverso sistema di conteggio“. Dunque senza la Capitale abbiamo raggiunto i 760 milioni di euro. Fa notizia Sorrento, che pur essendo classificato tra i comuni piccoli (poco più di 15 mila abitanti ma con una grande tradizione dell’accoglienza ed una offerta notevole di posti letto) che incassa un tesoretto di 9,1 milioni di euro, spingendo così la Penisola Sorrentina oltre i 10 milioni di euro. Risultati dovuti sia all’aumento della tassa deliberato dai nostri consigli comunali sia dalle presenze dei visitatori. Siccome la forza dei numeri parla da sola il confronto con i dati del 2021 – incasso complessivo Italia 229 milioni di euro e per Sorrento nel 2022- 6,3 milioni – dà la giusta idea di come il popolo dei trolley e dei selfie sta cambiando il volto delle nostre città e cittadine, spesso acuendone le problematiche.

Una leggera flessione di arrivi è in corso già dal 2024, a parere di chi scrive, dovuta in parte alla difficoltà di accedere in tempi ragionevoli nelle nostra Penisola ma soprattutto al richiamo di Napoli che mette sul piatto della bilancia un maestoso patrimonio monumentale e artistico e ragionevoli tempi di collegamento e comfort con l’alta velocità per raggiungere Roma o Firenze e, non da meno, collegamenti di poche decine di minuti per Caserta, Ercolano, Pompei, Vesuvio, tutte località ambite e a portata di mano. La città Partenopea a luglio del 2025 ha registrato 1,8 milioni di presenze turistiche con un notevole incremento rispetto all’anno precedente quando se ne erano contati 1,3 milioni. Per di più, secondo La Repubblica del 7 agosto u.s., ”si attendono 470mila presenze nel weekend che inizia domani , 8 agosto”. Mentre per ferragosto si parla di circa 550mila visitatori. Un aumento del 15% con persone che dormono in città fino a 4 notti, secondo Federalberghi. Sorrento nel 2023 vantava poco più di 950.000 arrivi , nel 2024 scesi a circa 890.000; sensibile flessione anche nelle presenze 3.050.000 nel 2023, circa 2.800.000 nel 2024. Mancano dati ufficiale, benché provvisori per l’anno che stiamo vivendo, ma pare che la discesa segnerà anche il 2025. Il che significa che gli aumentati incassi della tassa di soggiorno, come sostengono in molti, sono dovuti all’incremento medio del 30% deliberato dal comune e pagato dai visitatori colpevoli di voler conoscere e soggiornare nella Terra delle Sirene.

Attenzione però in quanto il dato statistico andrebbe scomposto visto che l’aumento della tassa non è stato nella stessa percentuale per tutte le tipologie e per tutte le classificazioni del ricettivo. Quindi dovrebbe essere esaminato non solo il dato generale degli arrivi e delle presenze, ma analizzato a secondo della categoria dell’albergo e anche separarlo da quello dei BB e Case Vacanze in modo da meglio individuare le variabilità che influiscono sul risultato finale. Non vedendo nessuna progettualità all’orizzonte e nessuna opera determinante per migliorare la circolazione su gomma e, invece, continuando il disastro Circumvesuviana essere ottimisti è un esercizio difficile. E poi resta sempre il problema dei problemi, ma come e dove vengono spesi gli incassi della tassa di soggiorno? Vengono rispettate le rigide direttive stabilite dalla legge istitutiva di questo tributo? Non sarebbe il caso di rendere pubblica la rendicontazione della spesa effettuata con questi proventi? Visto che ci riempiamo la bocca di parole come “Democrazia, trasparenza, partecipazione“! Operazione, anche, utile per mitigare la rabbia di chi è sempre più infastidito per dover dividere il territorio con il popolo dei trolley e dall’altro lato rassicurare gli “esattori“ (sostituti di imposta?) della tassa di soggiorno sul buon fine del suo utilizzo.

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