Diario Politico©Raffaele Lauro

L’euro e la crisi…Fatali i prossimi dieci giorni

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l'euro e la crisi

di Gaetano Mastellone

A mio modesto parere la Merkel e Sarkozy non hanno saputo affrontare, e gestire, questa crisi europea e questa crisi dell’euro. Hanno, entrambi, dimostrato il loro scarso valore nonostante avessero assunto potere di leadership. In questi frangenti difficili, per prima cosa, bisogna stare ben attenti alla “comunicazione”, ed anche alla “gestualità”! A scuola di management si impara anche questo: gestire lo stress e le difficili situazioni. Loro non l’hanno saputo fare. A mio parere il neo premier italiano, prof. Sen. Mario Monti, è arrivato sulla scena politica al momento giusto, sia per l’Italia ma anche per l’Europa. Farà bene, se lo lasciano lavorare. Invece ora vorrei parlare di quanto stanno, da tempo, facendo le imprese non europee. Lo sapete che da tempo le grandi, e piccole, società internazionali stanno preparando piani di emergenza per un possibile crollo della zona euro, ed una sua drammatica rottura e dolorosa fine? Ebbene è così, ve lo posso assicurare in quanto ho raccolto “fonti dirette” di manager miei amici. Gli stranieri, quelli non appartenenti all’Europa, sono davvero molto preoccupati che i leader politici europei non riescano a controllare la diffusione della crisi del debito sovrano. I vari manager d’azienda si sentono così obbligati a “proteggere le loro aziende” nei confronti di un ipotetico collasso che non può più essere ignorato. All’inizio di novembre scorso quando il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno sollevato la prospettiva di una uscita della Grecia dalla zona euro, è stato infranto un tabù: per la prima volta alte personalità politiche europee avevano “osato” mettere in discussione il loro stesso “esperimento”, quello di unione monetaria. E’ stato, come già ho detto in premessa, a livello di comunicazione un errore davvero madornale. Certamente se dei paesi uscissero dall’euro, si avrebbe una massiccia svalutazione e certi “brand” importanti diverrebbero molto costosi. Ecco perché le preoccupazioni dei dirigenti stanno emergendo mentre i ministri delle finanze della zona euro valutano opzioni sempre più radicali per affrontare la crisi del debito sovrano, compresa la possibilità che, attraverso il Fondo Monetario Internazionale, la Banca centrale europea (BCE) possa fornire prestiti ai paesi in difficoltà. Ho anche letto recentemente che i produttori di automobili, i gruppi energetici, le imprese di beni di consumo e le altre multinazionali si stanno cautelando al fine di minimizzare i rischi, piazzando riserve in contanti in investimenti sicuri e controllando le spese non essenziali. Siemens ha persino istituito una propria banca con l’obiettivo di depositare i fondi presso la Banca centrale europea. Per alcuni manager i politici sono sembrati più interessati a temporeggiare, piuttosto che ad affrontare la questione, e questo nel management è un fatto assai grave; il manager decide! Il politico rimanda! Questo è l’errore più importante fatto negli ultimi mesi in Europa, e da qualche tempo in Italia. In certi ambienti dell’industria che conta i prossimi dieci giorni sono ritenuti cruciali, come anche da molti investitori. Il culmine sarà raggiunto in occasione del vertice a Bruxelles dell’8-9 dicembre, quando i leader europei potrebbero concordare la revisione dei trattati dell’Unione Europea, compiendo un salto storico verso l’integrazione economica e politica del blocco. Me lo auguro, ed attraverso i miei scritti lo dico già da tempo. Se facciamo dei passi in avanti verso la direzione di una unione fiscale possiamo trasmettere dei forti segnali alla BCE – Banca centrale europea, incentivandola ad intervenire più massicciamente nei mercati obbligazionari della zona euro. Allora facciamoli questi passi in avanti!

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