Rischio boomerang per una Schelein ossessionata da leadership e premiership
All’indomani della direzione nazionale del PD e delle dichiarazioni della segretaria Elly Schlein sulla leadership del cosiddetto “campo largo” sono d’obbligo alcune considerazioni sulla prospettiva elettorale, ancor prima che di governo, di questa specie di rassemblement dove si mescolano e si confondono idee progressiste con quelle destrorse sul fronte della politica estera e, nello specifico, sulla questione russo-ucraina e sul ruolo dell’Italia nel perseverare in una politica di sostegno militare e finanziario a Zelensky. Tra PD e M5S la divergenze, su questo punto, sono sostanziali e praticamente inconciliabili quantunque si predichi da entrambe le parti di riuscire a trovare un accordo. Quale possa essere, dopo la netta presa di posizione di Giuseppe Conte scaturita dalla kermesse NOVA, non è dato da capire al momento. Si sa, la politica è capace di manipolare tutto e di rendere commestibili anche piatti assolutamente indigesti, salvo poi fare i conti con un elettorato che, almeno sul fronte guerra, condivide a maggioranza assoluta la posizione di Conte. Il quale dalla sua, a sostegno delle politiche sociali e di rilancio economico del Paese, porta argomenti convincenti: sottrarre le risorse finanziarie alla politica bellicistica per destinarle, insieme a quelle del Ponte sullo Stretto, all’attuazione del programma per l’Italia. La Schlein, che guida un partito profondamente diviso in decine di correnti e centri di interesse e di potere, queste scelte non è in grado di farle e mezzo partito non la vorrebbe a Palazzo Chigi anche perchè dubita che possa prevalere nel confronto con Giorgia Meloni. Del resto i sondaggi parlano chiaro e, per quello che valgono, un senso pure ce l’hanno! Se Conte è dato favorito sulla Schlein in una competizione per la leadership del campo largo e, soprattutto se continua a conservare questo vantaggio, una ragione deve pur esserci. In questo senso chi nel PD si oppone alle “primarie” adducendo diverse motivazioni, in fondo intende scongiurare l’eventualità che Schlein esca sconfitta dal confronto consegnando la leadership elettorale a Conte, odiato dalla nomenclatura piddina, con il rischio di dover rivedere anche le scelte in materia di politica estera. Una sconfitta alle primarie per la Schlein significa dimettersi da segretaria, inevitabilmente, perchè lo smacco sarebbe politicamente ed elettoralmente insostenibile. In caso di vittoria alle primarie e di sconfitta alle elezioni politiche per la Schlein il destino sarebbe altrettanto segnato gettando il PD in una crisi pesantissima per cui non si comprendono le ragioni dell’ossessione nel voler essere la sfidante della Meloni. La quale, è chiaro, non aspetta altro ben sapendo di risultare vincente su Elly. E’ probabile che la Schlein voglia giocarsi la carta della premiership con la speranza di vincere le elezioni e consolidarsi politicamente: diversamente siamo all’epilogo di una carriera politica vittima di un processo di autocombustione. Se il timore di un Conte rieletto premier imbarazza e anzi tormenta il ventre molle del PD, allora questa alleanza alternativa è meglio che non nasca neppure, per non illudere gli elettori e per non dar vita a una sceneggiata di cui pagheranno il prezzo gli italiani e soprattutto le nuove generazioni. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!