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Sanità oggi e domani: gli interventi di Gaetano Mastellone e Raffaele Attardi

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Sull’assistenza sanitaria nel nostro paese si registra un crescendo di tensioni e di preoccupazioni sia per l’emergenza sicurezza che riguarda gli operatori a lavoro in particolare nei Pronto Soccorso sia per l’indisponibilità di sanitari, medici e infermieri, che rendono praticamente complicato, e in qualche caso impossibile, assicurare il regolare funzionamento di reparti e servizi ospedalieri. Poichè l’argomento sanità&salute resta centrale negli interessi dell’opinione pubblica registriamo alcuni interventi di osservatori della vicende nostrane e nazionali che cercano di mantenere alto il livello di attenzione generale su un tema così importante su cui politici e amministratori non sembrano soffermarsi adeguatamente o come ci si aspetterebbe. Proponiamo ai nostri lettori due interventi, quello del commendator Gaetano Mastellone e del dottor ed ex sindaco di Sorrento Raffaele Attardi.

APPELLO AI COLLEGHI CITTADINI SULLA SANITÀ PUBBLICA
di Gaetano Mastellone

“Io, da solo, come semplice Cittadino molto preoccupato per l’annoso attacco alla già indebolita Sanità Pubblica da tempo ho deciso di scrivere qualcosa e stimolare un dibattito sulla Sanità, utilizzando i social l’unico strumento che oggi ho a disposizione (domani chissà), per sensibilizzare la dormiente cittadinanza italiana, e perché no anche quella sonnolenta della Penisola sorrentina.
Facciamo molta attenzione! Ricordo l’articolo 32 della vigente Costituzione Italiana:
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Quindi, da semplice Cittadino, faccio un appello per cercare di dare vita ad una mobilitazione in difesa della sanità pubblica che sta facendo grossi passi indietro! La situazione di precarietà è sotto gli occhi di tutti, ovviamente di coloro che vogliono vedere! La sanità non è colore politico, è servizio per tutti.
Vi prego di sensibilizzarvi, di diffondere e condividere perchè senza una sanità pubblica efficiente e con risorse adeguate non esiste il diritto costituzionale alla salute.
La salute, come ben noto a tutti, è un diritto fondamentale per tutti noi che la nostra Costituzione tutela e che lo Stato deve garantire. Ripeto, deve garantire! Senza se e senza ma!

Purtroppo le condizioni in cui versa il nostro SSN sono drammatiche. Leggo che rispetto alla riforma del 1978 c’è stato un cambiamento demografico non ancora metabolizzato in modo adeguato: siamo oggi una società invecchiata e che invecchierà ancor di più.
“Invecchiare è un privilegio e una meta della società. E’ anche una sfida, che ha un impatto su tutti gli aspetti della società del XXI secolo.” Questo è uno dei messaggi proposti dall’Organizzazione mondiale della sanità sul tema della salute degli anziani. Un argomento che acquista sempre maggiore importanza in una società, come la nostra, che sta vivendo una sorta di “rivoluzione demografica”. Infatti nel 2000, nel mondo c’erano circa 600 milioni di persone con più di 60 anni, nel 2025 ce ne saranno 1,2 miliardi e 2 miliardi nel 2050.
Inoltre le donne vivono più a lungo degli uomini virtualmente in tutte le società. Di conseguenza nella fascia di popolazione molto anziana il rapporto fra donne e uomini è di 2 a 1.
In Europa, come in molti altre regioni ricche, una persona su 5 ha più di 60 anni. Questo rapporto scende a 1 su 20 in Africa ma, come in altre aree in via di sviluppo, il processo di invecchiamento della popolazione è più rapido che nei paesi ‘sviluppati’, quindi c’è meno tempo per adottare le necessarie misure per far fronte alle conseguenze dell’aumento della popolazione anziana, fra cui l’aumento della frequenza di patologie croniche tipicamente legate all’invecchimento. Questi dati li ho presi dall’Istituto Superiore di Sanità.
Tornando a Noi possiamo tranquillamente affermare che sono anni che lo Stato non investe quanto necessario in termini di risorse finanziarie, professionali, riforme. L’impatto del Covid sull’intero sistema aveva aperto la speranza per adeguati investimenti sul servizio sanitario. Così non è avvenuto, quanto meno in termini congrui.

Abbiamo un sistema sanitario che ha raggiunto risultati solo grazie allo straordinario impegno professionale degli addetti ma contestualmente si è infiacchita la capacità di risposta assistenziale ai bisogni delle persone, le liste d’attesa sono incrementate, l’accesso a prestazioni a pagamento è aumentato in modo esponenziale, il ricorso a sistemi assicurativi è stato stimolato e, più in generale, è aumentato l’abbandono delle persone fragili per salute, età, condizioni economico-sociali.
All’impatto pandemico si sono aggiunte le ricadute economico-finanziarie dovute alla guerra in Ucraina, l’inflazione, il caro bollette, aggravando ulteriormente la situazione finanziaria delle Regioni, dei Comuni e delle famiglie.
Siamo di fronte ad un pericolo incombente: il superamento dell’universalismo sanitario del SSN con l’avvio di fatto di un universalismo selettivo la cui conseguenza sarà una sanità che si rivolge prioritariamente ai poveri, progressivamente più povera, aggravando quelle diseguaglianze che sempre più caratterizzano il nostro Paese.
È unanimemente riconosciuto che già oggi le differenze inaccettabili nella società, in rapporto a istruzione, condizioni di vita e di lavoro, età e genere portano anche a diseguaglianze di salute. Le persone socialmente più disagiate si ammalano di più ed hanno maggiori difficoltà di accesso tempestivo a servizi di buona qualità.
La fine dell’universalismo peggiorerà ulteriormente le cose.

Oggi serve con urgenza un coordinato insieme di provvedimenti con l’obiettivo di:
– avere più medici, infermieri, personale sanitario e assistenziale per garantire accesso ai servizi, recupero liste d’attesa, riorganizzazione dei servizi territoriali. Personale adeguatamente formato e valorizzato, riconoscendone il ruolo strategico e adeguando salari, diritti, progressioni di carriera;
– rafforzare l’assistenza territoriale per dare concretezza alla presa in cura delle persone, sostegno ai caregiver, integrazione sociale e sanitaria per garantire la domiciliarità. Particolare attenzione va posta alle aree interne, montane e collinari;
– rivedere l’organizzazione della medicina generale e pediatrica di libera scelta e assicurare l’operatività di team multi professionali;
– mettere in sicurezza gli ospedali a partire dai PP.SS e dall’Emergenza-Urgenza;
– fare realmente delle Case della Comunità una sede in grado di semplificare l’accesso ai servizi, un luogo di partecipazione dei cittadini, del volontariato, del terzo settore;
– rafforzare i dipartimenti di salute mentale, prevenzione, sicurezza sui luoghi di lavoro;
– rivedere e innovare anche i percorsi formativi con maggiore collaborazione fra SSN e Università;
– investire in ricerca pubblica e intervenire sul mercato farmaceutico. L’opposto della recente riforma di Aifa.

Riforme a scala nazionale, rafforzamento dell’universalismo nell’accesso ai servizi hanno un valore insostituibile ma necessitano di maggiori risorse. Poiché il Paese non può indebitarsi ulteriormente, se vogliamo evitare il ritorno a sistemi mutualistici-assicurativi, queste risorse vanno reperite con un sistema fiscale equo e progressivo.
I segnali che emergono dalla legge di bilancio di questo Governo vanno in direzione opposta: risorse nettamente insufficienti per servizi sociali e sanitari, l’espansione della flat tax, i condoni e il sostegno all’evasione fiscale.
Ancora più preoccupante l’accelerazione del percorso legislativo per introdurre, anche in Sanità, l’Autonomia differenziata. Premessa per una dirompente risposta frastagliata, Regione per Regione, a problemi trasversali che riguardano l’intero sistema sanitario e che da tempo richiedono una risposta unica e nazionale: un altro grimaldello per abbattere l’universalismo e per consolidare le disuguaglianze regionali che caratterizzano da sempre il nostro SSN. I necessari provvedimenti per la messa in sicurezza del nostro Servizio Sanitario Nazionale non sono più rinviabili. IL MOMENTO È ORA!!

A CHE PUNTO SIAMO CON LA SANITA’ IN PENISOLA SORRENTINA?

di Raffaele Attardi

Perchè Regione e Amministrazioni della Penisola Sorrentina, dopo essere partite lancia in resta contro la delibera del Comune di Sant’Agnello che ha espresso parere negativo contro l’ospedale unico, hanno abbandonato il ricorso alla procedura di urgenza contro la delibera di diniego? E poiche si prevedono ormai tempi lunghi per nuove decisioni, che cosa bisogna fare?
Sono domande impegnative, non sempre si possono dare risposte univoche, le strategie processuali si possono so

lo intuire, ma anche a corso di qualche imprecisione un po di storia per riepilogare questa vicenda e qualche ipotesi, bisogna pur farla. In fondo si sta giocando tutto sulla nostra pelle. Cominciamo con il fare lo stato dell’arte.
Negli anni scorsi per salvare gli Ospedali di Sorrento e Vico Equense, sottodimensionati e quindi destinati alla chiusura, fu stabilito di riunirli in un’unica struttura organizzativa, che includeva anche gli ambulatori di Sant’ Agnello. Nacquero cosi gli Ospedali Riuniti della Penisola Sorrentina. Questa nuova organizzazione prevedeva di concentrare i reparti necessari a garantire le urgenze cioe rianimazione, chirurgia e ortopedia a Sorrento e quelli di medicina generale, ostericia, oculistica a Vico Equense e gli ambulatori e la diagnostica a Sant Agnello.
A tutti veniva chiesto di fare qualche sacrificio, ma in modo razionale, promettendo in cambio un servizio sanitario migliore.  È stata una scelta di buon senso che ha consentito di far fronte ad una situazione difficile.

Dopo una iniziale coerenza, che vide chiudere i reparti di Ostetricia e i Laboratori di Analisi a Sorrento, hanno prevalso egoismi e paure e la razionalizzazione si è fermata. Ci sono ancora oggi reparti duplicati, che secondo quanto ipotizzato, dovevano essere chiusi e cioe Medicina a Sorrento e Chirurgia a Vico Equense: questa è una delle cause della carenza periodica di personale sanitario, di inefficienze e aumento dei costi .
Inoltre per lungo tempo sono stati insufficienti anche gli investimenti destinati alla Penisola Sorrentina, fino al punto di lasciar andare in degrado non solo le apparcchiatura, ma le strutture. E sono gradualmente aumentati i tempi per l’attesa delle prestazioni ambulatoriali. Solo l’abnegazione di parte del personale sanitario ha consentinto di sopravvivere.
È iniziato quindi un periodo lunghissimo durato quasi 20 anni in cui invece di risolvere i problemi che ci sono, e continuare nel processo di razionalizzazione e ammodernamento, il processo di razionalizzazione si è fermato, lasciando tutto come stava, e ogni volta che si parlava di miglioramento si è cominciata a sbandierare una nuova formula: chiudiamo tutto il vecchio e costriamo un Ospedale nuovo. Niente piu Ospedali Riuniti della Penisola Sorrentina ma un Ospedale Unico.

E per fare il nuovo miracolosamente sono spuntati i soldi ed i progetti costantemente negati per ammodernare il vecchio. È bene chiarire prima di continuare che questo Ospedale Unico non aggiungerebbe niente di piu a quello che c’è: i reaprti alla fine resterebbeo pressapoco gli stessi che oggi conta la formula degli Ospedali Riuniti Per anni si è continuato a parlare di questo progetto, sempre magnificandolo: poi imrovvisamente ci si è accorti che questa scelta concentrerebbe in un solo punto, nel pieno centro di Sant Agnello, tutto il traffico.
Per questo e per altri motivi si é opposta, l’Amministrazione di Sant Agnello con una delibera di Consiglio Comunale.
La Regione Campania e molte Amministrazioni della Penisola hanno deciso di ricorrere al Tar contro questa delibera, invocandone l’annullamento e chiedendo di revocarla con un provvedimento di urgenza..
Chiedo scusa agli Avvocati Amministrativisti se mi addentro in un campo che non conosco, ma ipotizzo che per adottare un provvedimento di urgenza, prima ancora di entrare nel merito, stabilire cioe chi ha ragione e chi ha torto, richiede un presupposto forte, come ad esempio un imminente danno non risarcibile.

Il buon senso dovrebbe anche imporre che dopo aver ottenuto questo provvedimento si ponga con immediatezza mano a quanto necessario ad evitare il danno e che se non si fa ed il danno presegue poi si divenga responsabili dello stesso…le promesse si devono mantenere.
Sorprendentemente poco prima della pronuncia del Tar, la Regione e i Comuni hanno ritirato la richiesta di urgenza.
Cosa li abbia indotti a farlo non lo sappiamo. Si possono fare tante ipotesi: puà essere che abbiano ritenuto di non poter sufficientemente motivare il danno derivante dall’attuale situazione e comparativamente i vantaggi derivanti dal nuovo; oppure di non essere pronti ad iniziare l’opera o di avere necessità di più tempo per istruire il procedimento o qualsiadi altra motivazione. Conclusione: è stato abbandonata la procedura di urgenza e per adesso l’Ospedale Unico non si fa.. E nel frattempo che si fa?
Una cosa è certa: il danno urgente e irreparabile prodotto da questa situazione c’è, e lo stiamo subendo noi per le carenze del sistema sanitario.
A questo punto bisogna mitigare subito questo danno, e non rimane che un’unica soluzione: portare a compimento il progetto degli Ospedali Riuniti della Penisola Sorrentina e cioe eliminare i reparti doppi, ammodernare e razionalizzare tutto, incluso ambulatori specialistici e acquistare finalmente nuova strumentazione e macchinari .
E bisogna moritorare cosa succede: gli indicatori da seguire devono essere che danno conto della soddisfazione dei Cittadini, cioe Qualità dei Servizi, riduzione dei tempi di Attesa miglioramento e integrazione dei Servizi.
Tutto il resto, appetibilita del luogo di lavoro, prospettive di carriera degli operatori, localismi di ogni tipo sono cose importanti, vanno gestite con cura, ma devono venire dopo.
C’è da augurarsi che la scomparsa nelle nebbie del Tar del ricorso contro Sant Agnello metta fine a diatribe e rancori e porti Regione e Sindaci a nuove determinazioni, che finalmente mettano al centro di tutto non formule, progetti, pareri di esperti, ma le esigenze dei Cittadini. Detto in sintesi: bisogna mettere al centro il bene comune e agire come il buon padre di famiglia.

 

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