Lavoratori sfruttati: la replica di Gaetano Milano al Vescovo Alfano e ai Parroci

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Gaetano Milano

Gaetano Milano

SORRENTOGaetano Milano, AD della Fondazione Sorrento, è sicuramente il personaggio politico sorrentino più attivo su facebook dove interviene sistematicamente su svariati argomenti proponendo spesso letture interessanti di fatti e vicende legate alla vita sociale, economica e politica della città. Non poteva esimersi perciò dal commentare la lettera appello di Mons Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, e le riflessioni dei Parroci che sono state raccolte da Vincenzo Iurillo cronista de Il Fatto Quotidiano suscitando vasta eco mediatica in tema di “sfruttamento dei lavoratori stagionali“. Milano interviene con due post, il primo parlando direttamente a Mons Alfano, il secondo rivolgendosi ai Parroci.Milano replica al Vescovo Alfano

Eccellenza, il grido di allarme ed appello ai valori etici della cristianita da lei lanciato con riferimento al “racconto” di lavoratori costretti a prestare la propria attività lavorativa full-time a fronte di compensi part-time, offerta come unica possibilità da parte del datore di lavoro, si presta ad alcune considerazioni che è doveroso sottolineare in quanto foriero di disinformazione e generalizzazione, nella misura in cui venga recepito come una “regola” vigente tanto diffusa quanto odiosa ed eticamente inaccettabile. Non è così: il mondo delle imprese e dei lavoratori vive un momento di crisi terribile con inevitabili conseguenze anche sul rapporto esistente tra i due mondi, da tempo improntato ad una sorta di tregua sociale, garantita dalla presenza di corpi intermedi che hanno cercato di salvaguardare i diritti e la dignità dei lavoratori ed il mondo delle imprese. Questa tregua conquistata ha consentito negli anni la creazione di un rapporto di collaborazione tra lavoratori ed imprenditori che va al di là delle norme contrattuali, in una dimensione ben lontana dall’idea dello sfruttamento, come conosciuto negli anni addietro.

La crisi economica in atto avrebbe riportato indietro l’orologio, e non ho motivo di dubitare che vi siano episodi di sfruttamento, ma il grido di dolore non trova alcun riscontro generalizzato nella realtà in cui noi viviamo ed operiamo quotidianamente. Con questo non ci sentiamo di dire che il fenomeno si debba escludere o che non sia presente, tuttavia rappresenta un comportamento che non appartiene alla maggioranza degli operatori. Il Suo messaggio invece, nella sua genericità, sembra individuare un comportamento scorretto generale e generalizzato, che in tutta franchezza, non si rinviene. Ho ritenuto doverosa questa precisazione anche perché il comportamento di pochi non possa assurgere a comportamento di tutti perché rappresenterebbe una inaccettabile distorsione della realtà, quantomeno per il territorio della Penisola Sorrentina“.

PRENDITORI, IMPRENDITORI, MORALISMO A BUON MERCATO.

La stampa e la rete da ieri alimentano questa discussione sul “presunto” ricorso allo sfruttamento da parte di imprenditori nei confronti della forza-lavoro con l’offerta di contratti part-time con orario full-time, in barba ai contratti, ai diritti ed alla dignità dei lavoratori. Su Sorrento press di ieri l’appello del vescovo che sembrava diretta ad una pratica a diffusione massiccia, oggi su Positanonews (ripreso anche da Politica in Penisola) l’intervento dei parroci che raccolgono l’appello, ridimensionano di fatto il problema al caso di un lavoratore del settore stabilimenti balneari, richiamando, poi, il caso denunciato dallo stesso giornale più di una settimana fa, di due lavoratori rimasti anonimi e che stranamente invece di rivolgersi ai soggetti istituzionalmente deputati a difenderli si rivolgono alla chiesa (vale la pena dar presente che i due lavoratori hanno rinunciato al lavoro ribellandosi al tentativo di sfruttamento).

Ho risposto a S.E. il Vescovo ieri, replico, con rispetto e stima, oggi ai parroci: giusto evidenziare un problema che può esistere (anzi probabilmente esiste), sbagliato porre il problema come una sorta di ”cattiva abitudine” normalmente applicata dalla maggioranza delle imprese in Penisola sorrentina: non è così e, a mio parere, non è etico fare di tutte le erbe un fascio, adombrando addirittura la copertura “politica” a tali comportamenti. La verità è che, in questo momento, gli amministratori e la politica in genere poco ascoltano gli uni e gli altri, ma chi ha l’autorità e la statura morale per esprimere considerazioni deve riflettere sulla portata di quanto afferma perché mai come in questo momento le parole sono pietre. Ben vengano i controlli richiesti da Politica in Penisola e poi potremo dare il giusto peso al fenomeno ed alla sua consistenza, prima di farne un proclama etico-sociale urbi et orbi“.