Italia,  Sorrento

A colloquio con Raffaele Lauro aspettando il 5° anniversario della scomparsa di Lucio Dalla

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di Vincenzo Califano

Dalla-LauroL’avventura dalliana di Raffaele Lauro dura ormai da quattro anni ed è giunta al quinto anniversario della scomparsa del grande artista (1 marzo 2012/1 marzo 217), innamorato di Sorrento e dei sorrentini. Dalla morì, improvvisamente, per un infarto fulminante, in Svizzera, a Montreux, nel pieno dell’attività artistica, il 1 marzo 2012, tre giorni prima del suo sessantanovesimo compleanno. Era nato, infatti, il 4 marzo 1943, data che divenne, poi, il titolo di una sua famosa canzone. Il nostro giornale, fin dagli inizi, ha seguito, da vicino, ed ha documentato tutti i passaggi di questo lungo ed eccezionale percorso umano, prima che intellettuale, dello scrittore sorrentino (www.raffaelelauro.it).

Per tentare un primo bilancio di questa esperienza, nell’imminenza delle manifestazioni celebrative 2017 (gemellaggio tra Sorrento e San Martino Valle Caudina; due convegni di studio sul tema, “Lucio Dalla, uomo, poeta e musicista”; uno spettacolo-omaggio a Lucio Dalla del Fauno Notte Club), che si terranno tra venerdì 3 e sabato 4 marzo 2017, a Sorrento e a San Martino Valle Caudina, abbiamo intervistato Lauro, ispiratore e protagonista di questa avventura. Per la valenza storica, a nostro giudizio, di questa lunga conversazione, ne offriamo, ai nostri lettori, la versione integrale.

D.: Come nasce questa avventura dalliana, durata già quattro anni?

Dalla-CarusoR.: Nello strutturare la “trilogia sorrentina”, celebrativa della mia terra, dopo il romanzo storico (“Sorrento The Romance – Il conflitto, nel XVI secolo, tra Cristianesimo e Islam”, ndr), individuai in Lucio Dalla, nell’amore incondizionato per Sorrento e nella generosa amicizia per i sorrentini, durata per decenni, nonché nella creazione, a Sorrento e per Sorrento, del suo capolavoro (“Caruso”, ndr), una personalità emblematica ed affascinante per continuare il mio discorso celebrativo su Sorrento, sulla costiera sorrentino-amalfitana e su Capri. Dall’esame della bibliografia musicale sul grande artista e dalle lunghe conversazioni con i suoi amici e collaboratori, più cari (Peppino Jannuzzi, Giovanni Russo, Angelo Leonelli, Riccardo Scarselli, Gianfranco Villa, Eugenio D’Andrea, Giovanna Solimene, Giuliana Gargiulo, Salvatore Irolla e Cristofaro D’Alessio, per citare solo i primi), feci un’amara scoperta. Sorrento, come “luogo della anima” e come fonte di ispirazione del capolavoro, era stata descritta, nella pubblicistica dalliana, per ignoranza, per superficialità o per malafede, alla stregua di un mero “incidente” nella vicenda, umana ed artistica, di Lucio Dalla. Una cenerentola. Mentre le testimonianze degli amici che andavo raccogliendo, mi documentavano di un rapporto straordinario, intenso e fervido, con Sorrento, un rapporto più che cinquantennale. Altro che incidente! Intuii che Lucio mi stava “portando per mano” e che il secondo romanzo della trilogia rappresentava un’occasione unica, affinché Sorrento si riappropriasse del “patrimonio Dalla”, del suo “patrimonio Dalla”. Chiarisco: Dalla e la sua opera costituiscono un patrimonio nazionale e, forse, mondiale, ma un pezzo di quel patrimonio apparteneva e appartiene, di diritto, a Sorrento e ai sorrentini. Lo stesso, poi, si è verificato sul legame di Dalla con San Martino Valle Caudina.

D.: Lei ritiene, quindi, di aver svelato il mondo dell’artista e, con i suoi tre libri, di aver messo un punto fermo sulla poetica dalliana?

R.: Assolutamente no. Sarei un pazzo solo a pensarlo. In questi quattro anni, mi sono convinto che Dalla, anche dopo la morte, continui ad essere un universo in espansione, un universo policentrico, fatto dei mille luoghi, da lui scoperti e frequentati, e dalle mille persone, da lui conosciute e amate. Pensare di esaurire il fenomeno artistico, legato a Dalla, sarebbe una pura illusione. Secondo me, il Mistero Dalla, inteso come dimensione creativa, non si chiarirà mai e ciò costituisce parte rilevante del suo fascino.

D.: Non se ne può, quindi, tracciare un bilancio?

R.: L’unico bilancio che io ne ho tratto e che mi sento, oggi, di testimoniare, nel quinto anniversario della scomparsa, riguarda il suo mondo creativo, che giudico una miniera inesauribile di ideali, di valori e di modernità, ancora tutte da scoprire. E mai ammantati di retorica. I testi di Dalla, quelli post ideologici, contengono molte risposte alla crisi di identità dell’uomo contemporaneo e alla minaccia dell’omologazione culturale delle nuove generazioni. Dalla andrebbe studiato nei licei e nelle università.

D.: Per questa ragione, ha voluto coinvolgere studenti e docenti dei licei nella lettura e nel commento del suo romanzo biografico su Dalla? E, per la stessa ragione, inizierà presto a coordinare un progetto interuniversitario di lettura critica dei testi di Dalla?

R.: Ne sono convinto. Non a caso, considero l’assemblea dei docenti e degli studenti del Liceo Scientifico “Gaetano Salvemini” di Sorrento, tra narrativa e musica, come una delle pagine più esaltanti del mio tour di 22 tappe, con ben 82 testimonianze e migliaia di partecipanti. Tutto documentato. Mi sono molto commosso al Teatro delle Rose di Piano di Sorrento, quella mattina.

D.: Forse contribuì a quell’emozione anche l’essere ritornato a casa, alle origini della sua attività professionale, come docente di storia e filosofia di quel liceo, prima del suo trasferimento a Roma?

R.: Certamente. I ricordi sono galeotti! Come professore di filosofia io ero uno scandalo vivente all’epoca. Facevo leggere e commentare i quotidiani in classe. Spiegavo le svolte della storia con la musica: non solo Mozart o Cajkovskij, ma anche i Beatles e i Genesis. Alimentavo così la coscienza critica dei miei allievi. Educare con gioia, con divertimento, con ciò che i giovani amano, rappresenta l’unico strumento per tenere in vita la scuola, per evitarne la morte, come istituzione culturale e della formazione. Oggi, ad esempio, la scuola si trova di fronte ad una sfida ancora più temibile, da far tremare le vene e i polsi: rieducare i giovani alla lingua italiana, minacciata dalle semplificazioni dei social (gli emoticon stanno uccidendo le parole, la scrittura e i sentimenti!). Anche su questo potrebbe soccorrere lo studio dei testi di Dalla. Educare criticamente all’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione dovrebbe essere la missione principale della scuola, non solo italiana. Il futuro se non verrà governato, porterà alla distruzione dell’umanità. Al caos.

D.: Anche in questo si sente “portato per mano” da Dalla, come è solito dichiarare in pubblico?

R.: A costo di apparire un ingenuo, un folle (nel senso pascaliano!) o un visionario (Dalla era un visionario!), posso confessare che, in questi quattro anni, chi mi ha guidato, chi mi ha portato per mano, è stato proprio lui, lo straccione: mi ha fatto scoprire San Martino Valle Caudina e i suoi amici, Manfredonia e i suoi amici, Barletta e i suoi amici, Matera e i suoi amici. Di mio ci ho messo ben poco, mi sono solo adeguato alle sue suggestioni. Mi parlava attraverso i suoi amici, mi dava spunti, indicazioni. Una folla di persone mi ha raccontato episodi straordinari di umanità, di poesia, di amore, di solitudine esistenziale e di passione per la vita, per la natura e per la bellezza. Il suo medico, il suo confessore, il suo marinaio, il suo avvocato, il suo manager!

D.: Potrebbe scrivere, quindi, molti altri libri su Dalla?

R.: Certamente, se ne avessi il tempo. Ma il tempo è breve. Lo faranno altri dopo di me e, certamente, meglio di me. Io ho soltanto aperto una porta.

D.: Anche nello scrivere una canzone, definita da qualcuno, kantianamente, trascendentale?

AutografoR.: Non sono freudiano nella dottrina dei sogni. Il sogno, per me, risulta essere anche un premonizione, un’ispirazione e un’anticipazione del reale. Basta saper leggere, cogliere i segni, le coincidenze, le casualità, che, spesso, casualità non sono affatto. Il testo nasce da un frammento autografo di Lucio, scoperto, dopo anni, in una agendina da suo amico barlettano, Giuseppe Di Miccoli, che me ne ha fatto dono. Un frammento antropocentrico di Lucio, la sua fiducia nell’uomo che governa il mondo. E da un mio sogno di Lucio che cantava sulla terrazza più grande, dove non cala mai l’inverno. L’altro tempo, come lo chiamava lui. Il titolo: “Uno straccione, un clown”, come si autodefiniva ironicamente. La musica del demo, presente con un video di Michele Martucci su YouTube, è opera della band, The Sputos, che mi ha accompagnato in alcune tappe del tour. Dei maestri maceratesi Cardella, Della Mora e Lucerna, con la bella voce di Marco Virgili.

D.: “Uno straccione, un clown”, appunto, la sua canzone, dedicata a Dalla, sarà eseguita, per la prima volta, dal vivo, al Fauno Notte Club, sabato 4 marzo? Chi la canterà?

R.: Lo devo alla cortesia di Maurizio Mastellone, patron dello storico nightclub dei fratelli, Franco e Peppino Jannuzzi, dove si esibì, giovanissimo, nel 1964, il clarinettista bolognese Lucio Dalla, famoso nello skat jazz, cantato in un inglese che non era inglese. Lo devo alla professionalità della regista sorrentina, Eleonora Di Maio, mia amica da sempre, la quale ha convertito il suo spettacolo di musica e di danza in un tributo a Dalla, ricordandosi anche della regia straordinaria che Lucio fece, nel 2008, al Teatro Comunale di Bologna, de “L’Opera del Mendicante” di John Gay, punto di riferimento del capolavoro di Bertold Brecht e di Kurt Weill, “L’Opera Da Tre Soldi”, interpretata da Peppe Servillo e da Angela Baraldi. Dalla, quindi, ha voluto ritornare, per una sera, al Fauno Notte Club. Noi gli abbiamo obbedito. Chi canterà la mia canzone? Questa, per ora, è una sorpresa.

D.: Anche la parte istituzionale della ricorrenza dalliana risulta di grande interesse!

R.: Sono veramente grato al sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo, e al sindaco di San Martino Valle Caudina, Pasquale Pisano, per aver realizzato, quest’anno, due mie proposte: il gemellaggio tra le due città, nel nome di Dalla, legate alla composizione e alla prima esecuzione pubblica di “Caruso”. Cioè, un ponte ideale tra l’azzurro del mare e il verde della montagna, elementi naturali amatissimi dall’artista. E il prologo di un convegno nazionale su “Lucio Dalla uomo, poeta e musicista”. Devo ringraziare anche per il sostegno costante, ricevuto dalle due amministrazioni comunali. Per questo, io ho accettato la cittadinanza onoraria di San Martino Valle Caudina, nel nome di Dalla.

SputosD.: Questa epopea ha dell’incredibile, considerando che lei e Dalla non vi siete molto frequentati. È vero?

R.: Verissimo, io l’ho incontrato, di persona, dopo il 1964, solo nel 2006. Anche se Lucio in un dedica, apposta su una nostra foto, insieme, mi ha definito “ il mio amico prefetto”, la nostra vera amicizia si è sviluppata, paradossalmente, a distanza, post mortem, più in questi cinque anni, dal giorno della sua scomparsa ad oggi. Quando, alla cerimonia di consegna, nel 2006, ad entrambi, del “Premio Sorrento nel Mondo”, mi chiese sottovoce di scrivere un libro su di lui, non capii, non compresi, neppure immaginavo di poterlo scrivere, essendo lontano anni luce dai miei interessi. Capii e compresi solo dopo la sua morte. Quella richiesta era profetica. Un segnale. Un’altra intuizione felice di Lucio.

D.: Soddisfatto di averlo raccolto, quel segnale, anche se in ritardo?

R.: Certamente, perché Lucio mi ha restituito più di quanto io gli abbia potuto donare!.

D.: Che invito si sente di rivolgere a chi avrà l’opportunità di leggere questa intervista?

R.: Partecipate alle manifestazioni in memoria di Dalla e venite ad emozionarvi, con Lucio e con me, sabato 4 marzo, alle 20.30, al Fauno Notte Club di Sorrento, in Piazza Tasso.

D.: Noi ci saremo, come sempre!

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