La protesta dei dipendenti della Sonrisa: quando a pagare sono solo i più deboli
La vicenda dell’Hotel La Sonrisa, il Castello delle Cerimonie di Sant’Antonio Abate noto per la serie televisiva che l’ha portato al successo, impone un’attenta riflessione all’indomani della protesta del personale dipendente della Famiglia Polese, circa 150 persone con famiglie a rimorchio che si ritrovano senza lavoro e senza una prospettiva per la chiusura della struttura frutto di una lottizzazione abusiva che ne ha determinato l’acquisizione al patrimonio comunale con la prospettiva di una demolizione o riconversione. Insomma si tratta delle conseguenze di una giustizia tardiva e, perchè no, anche omissiva se per quarant’anni la struttura ha funzionato con tutte le carte e i permessi in regola rilasciati dalle competenti autorità e, come spiegano Imma Polese e Matteo Giordano, titolari dell’Hotel, pagando regolarmente il dovuto all’erario e al Comune. Oggi tutta l’area e la struttura sono di proprietà comunale che sta valutando, avendo conferito un apposito incarico professionale, se esistono margini per una riconversione della struttura compatibile sul piano urbanistico o si dovrà procedere alla sua demolizione. Il destino dei lavoratori sembra segnato anche se si attende l’esito dell’ultimo ricorso alla Suprema Corte di Cassazione che il 9 luglio dovrebbe pronunciarsi.
Una vicenda analoga ha tenuto per anni col fiato sospeso 50 famiglie: è il caso dell’Housing Sociale di Sant’Agnello, il complesso residenziale realizzato dall’ing. Antonio Elefante che era stato ritenuto anch’esso frutto di una lottizzazione abusiva e destinato all’acquisizione pubblica e demolizione. Quando i giochi sembravano fatti, ordinanze e sentenze non lasciavano spazio alcuno all’ottimismo e per le famiglie si prospettava l’incubo del “trasloco senza destinazione” è arrivata la sentenza del Tribunale di Torre Annunziata che praticamente ha ribaltato la situazione riconoscendo la legittimità dell’intervento edilizio (anche in contraddizione con sentenze pregresse del Tar e del Consiglio di Stato) e ha scongiurato così uno sfratto con esproprio che si sarebbe tramutato in una ferita lacerante sul piano umano, insostenibile su quello sociale ed economico per decine di famiglie e per la stessa amministrazione comunale.
Altra vicenda, sempre con l’accusa di lottizzazione abusiva, ha riguardato il tre stelle michelin “Quattro Passi” a Massa Lubrense, attualmente chiuso, su cui incombe analogo destino senza considerare il danno d’immagine che ne è conseguito per l’unico tristellato del Sud d’Italia. Con questo ragionamento che cosa si vuol dire? Si vuole forse riconoscere legittimità a chi ha realizzato abusi e si è arricchito a spese della collettività grazie a queste imprese abusive? Assolutamente no, ma bisogna avere la coscienza di riconoscere che certe decisioni giudiziarie, ancorchè legittime, sono anche molto tardive e nascondono altre e molteplici responsabilità che non sono solo in capo ai titolari-responsabili degli abusi (o presunti tali). Con la conseguenza di tradursi in un danno anche per chi – dipendenti dell’hotel o acquirenti di un immobile – si trova a pagare inconsapevolmente e senza colpe gli effetti di una giustizia e di un’amministrazione pubblica che, al tempo debito, sicuramente non hanno fatto in tutto e per tutto il loro dovere nelle forme corrette.
Ci sono responsabilità che non possono essere occultate perchè è grazie ad esse che si sono potuti consumare abusi e lottizzazioni oggi destinati a far cessare le attività e a mettere per strada i lavoratori. Quando il Comune di Sant’Antonio Abate, tanto per fare un esempio, incassava i tributi dalla Sonrisa non si è mai chiesto se a fronte di questi versamenti la struttura avesse tutte le carte in regola? Idem per i Quattro Passi dove addiritrura abbiamo registrato l’assurdo che il Comune di Massa Lubrense sequestra la struttura e nello stesso tempo l’UTC rilascia l’autorizzazione a realizzare un impianto elettrico.
Insomma in tutte queste storie le colpe, e ci sono, non sono solo in capo agli autori-responsabili di opere e attività abusive, ma bisogna riconoscere che troppi occhi si chiudono o non vedono quando dovrebbero, troppe autorizzazioni vengono rilasciate omettendo le dovute verifiche: si pensi alle autorizzazione per le utenze elettriche e l’acqua, quelle sanitarie e così via. Insomma le responsabilità sono diffuse, possono nascondere anche connivenze e corruzione, ma non si possono risolvere certe storie omettendo le verifiche sul passato, sul come si è giunti a certe realizzazioni che stanno sotto gli occhi di tutti: delle autorità amministrative come delle forze dell’ordine, degli uffici tecnici come dei cittadini che segnalano e denunciano senza che chi deve proceda ai dovuti controlli. Alla fine della storia a pagare il conto non possono essere i dipendenti della Sonrisa o dei Quattro Passi. Anche perchè i danni sono stati fatti e una buona amministrazione a questo punto dovrebbe saper trarre un significativo utile per sè, cioè per la collettività, senza però pregiudicare il presente e il futuro dell’impresa e di chi in essa lavora. Dobbiamo essere realisti senza inseguire un presunto giustizialismo che nasconde colpe pubbliche, ancor prima che private: perchè sono anche questi comportamenti che accrescono la sfiducia del cittadino nei confronti della legge, della politica, della pubblica amministrazione