Italia,  Sorrento

Bardi a Lauro: “Grazie Senatore per il suo ampio e articolato commento al mio Gesù a modo mio”

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Al Direttore di politicainpenisola.it
Caro Vincenzo, affido alla Tua cortesia e al Tuo giornale il desiderio di ringraziare pubblicamente il Senatore Raffaele Lauro per il suo intervento riguardante il mio libro “Gesù a modo mio.

Gherardo Bardi

Illustre Senatore Lauro,
ho letto con sincera attenzione il Suo ampio e articolato commento al mio Gesù a modo mio.
La ringrazio per la generosità del tempo che gli ha dedicato e per la passione intellettuale con cui ha voluto confrontarsi non solo con il mio testo, ma anche – e forse soprattutto – con il Suo personale itinerario spirituale.
La ringrazio per le parole di stima nei miei confronti e, soprattutto – nonostante la mia “lieve precisazione” a Lei già nota – per avere insistito nel considerare la mia narrazione come un “saggio coraggioso e provocatorio”: questa definizione, proveniente da un uomo della Sua statura, mi onora e mi gratifica.
Il Suo scritto, ricco di memoria biografica e di riferimenti filosofici, testimonia una fedeltà interiore che rispetto profondamente. La Sua professione di fede, così intensamente radicata, appartiene a quella dimensione esistenziale che nessuna critica filosofica può né intaccare né pretendere di sostituire. È un terreno che non mi compete giudicare, per quanto ne riconosco la coerenza interna e la densità argomentativa.
Il mio lavoro nasce da un’altra esigenza: non quella di riaffermare o negare una verità religiosa, ma di analizzare la religione come costruzione simbolica, come dispositivo storico e come forma di potere. La mia prospettiva non è teologica né spirituale; è genealogica. Non interroga ciò che la fede promette, ma ciò che la fede produce. Non si chiede che cosa sia Dio, ma che cosa accade quando un’idea di Dio diventa norma, istituzione, autorità.
Non propongo verità alternative, né pretendo di sciogliere i nodi ultimi dell’esistenza: mi limito a esercitare il dubbio – quello stesso dubbio che la filosofia, da Senofane a Nietzsche, da Spinoza a Freud, ha coltivato come strumento di libertà.
In questo senso, il mio testo non si colloca nel registro della testimonianza, ma in quello dell’indagine critica. Non propone consolazioni né alternative metafisiche; tenta piuttosto di rendere visibili i meccanismi attraverso cui le religioni si formano, si legittimano, si perpetuano. È un esercizio di chiarificazione, non di edificazione.
Se il Suo scritto ha voluto restituire alla figura di Gesù la dimensione della fede, io ho tentato di restituirla alla dimensione della storia, della critica e dell’immaginazione umana. Due percorsi diversi, ma non necessariamente incompatibili: la fede può continuare a parlare a chi la vive; la filosofia può continuare a interrogare ciò che la fede dà per acquisito. In questo dialogo, talvolta anche aspro, si è giocata per secoli la vitalità del pensiero occidentale.
Accolgo quindi il Suo commento come un contributo che, pur muovendo da presupposti diversi, conferma la necessità del confronto tra due tradizioni: quella della fede vissuta e quella della filosofia del sospetto. La prima si fonda sull’adesione; la seconda sulla domanda. La prima cerca continuità; la seconda interroga le condizioni di possibilità di ciò che appare ovvio. Entrambe, a loro modo, appartengono alla storia del pensiero.
La ringrazio, dunque, per aver accolto il mio libro come occasione di riflessione e non come provocazione sterile.
La ringrazio per aver condiviso, con sincerità e coraggio, il Suo “Gesù”, così diverso dal mio e proprio per questo prezioso nel confronto.
Il dialogo tra prospettive differenti non richiede convergenza, ma rigore. E su questo terreno, il Suo intervento offre materia di riflessione.
Con stima e con l’augurio che il dibattito, sempre libero e rispettoso, continui a essere possibile, oggi più che mai.

Gherardo Bardi

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