Sorrento è a una svolta: andare subito alle urne può non far bene alla città

In due comuni alle porte della Penisola Sorrentina il Prefetto di Napoli ha nominato la Commissione d’Accesso per la verifica di infiltrazioni malavitose nella pubblica amministrazione con relativo condizionamento dell’attività degli enti. Si tratta di Castellammare di Stabia e di Torre Annunziata, due realtà la cui “familiarità” con il crimine organizzato è storica e dove la contaminzione della politica e delle istituzioni ha già determinato, in passato, lo scioglimento dei civici consessi. Qual è la situazione della Penisola Sorrentina, realtà contigua alle due città sotto osservazione e dove le infiltrazioni della malavita nel tessuto socio-economico del territorio sono state ripetutamente accertate in sede di Commissione Antimafia e come emerge dalle periodiche relazioni che riguardano la presenza del crimine organizzato nell’area metropolitana di Napoli e più in generale della Campania? Almeno fino a oggi non si hanno notizie e riscontri di rapporti diretti tra mondo del crimine e rappresentanti istituzionali anche se le Autorità monitorano la situazione, non da oggi, per individuare possibili collusioni anche in rapporto a operazioni immobiliari e imprenditoriali che si concretizzano sul territorio senza nessun scudo difensivo delle istituzioni locali, sul piano politico e su quello burocratico. Del resto un’economia complessivamene florida come quella peninsulare non può restare estranea agli interessi di quella criminalità che sempre più spesso veste panni insospettabili, infiltra il sistema corrompendolo, acquisisce disponibilità insospettabili.
Il dato significativo è che il fenomeno non si presenta come un controllo militare “visibile“, come avviene nelle altre aree della Campania, ma con una colonizzazione economica silenziosa. Secondo le relazioni della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) del 2024/25 e degli atti giudiziari più recenti, incluse le indagini post-operazione Olimpo, la Penisola Sorrentina non ha clan autoctoni di grandi dimensioni, ma è considerata un territorio di conquista e di riciclaggio per i clan della vicina Castellammare di Stabia e dell’area dei Monti Lattari. In particolare si fa riferimento al Clan D’Alessandro, storicamente egemone a Castellammare e che esercita una forte pressione sulla Penisola per il riciclaggio in attività turistiche e per il controllo dei grandi appalti; al Clan Di Martino-Afeltra operativo nell’area dei Monti Lattari che controlla i canali di approvvigionamento di stupefacenti che riforniscono la movida sorrentina. Ci sono poi alleanze strategiche documentate tra i gruppi stabiesi e le ndrine calabresi per la gestione di flussi finanziari e traffici illeciti. Per quanto concerne le infiltrazioni nel mondo imprenditoriale la criminalità organizzata considera la Penisola come una “lavanderia” per capitali illeciti.
I settori più colpiti sono il turismo e la ricettività con l’acquisizione di alberghi, B&B e strutture balneari tramite prestanome. Spesso il clan non gestisce direttamente, ma fornisce il capitale necessario a imprenditori in difficoltà in cambio di una partecipazione occulta. L’indagine “Olimpo” ha evidenzaito come i clan interferiscono anche sulla ristorazione e la movida imponendo forniture (prodotti caseari, carne, bevande) e servizi di sicurezza/buttafuori ai locali più rinomati. C’è poi il capitolo dell’edilizia con il forte interesse per le ristrutturazioni e i grandi interventi di edilizia privata facilitati dal controllo dei trasporti e dei materiali di costruzione. In pratica si verifica che l’imprenditore è colluso, soggetti apparentemente puliti mediano tra il clan e il mercato legale rendendo difficile l’individuazione tramite i canali standard di controllo. Per quanto riguarda i rapporti più diretti con la politica e gli enti locali i documenti della DIA e della Commissione Parlamentare Antimafia sottolineano una “vulnerabilità” specifica degli enti locali della zona con infiltrazioni negli appalti pubblici attraverso la tecnica dei “subappalti a cascata” dove le aziende legate ai clan entrano in gioco dopo l’aggiudicazione iniziale a ditte “pulite“. In base alle indagini risultano inoltre “contatti anomali” tra esponenti della criminalità e apparati amministrativi per favorire varianti urbanistiche o concessioni demaniali. Neli ultimi due anni la Prefettura ha intensificato l’emissione di interdittive contro società nel settore dei servizi ambientali e portuali in Penisola.

La vicenda amministrativa-giudiziaria sorrentina con gli sviluppi che ne sono conseguiti ha acceso i riflettori su una “gestione amministrativa fuori controllo” su cui l’azione commissariale sta lavorando in un clima di forti tensioni che sfociano anche in contrasti con una burocrazia municipale in parte non sintonizzata sulla nuova frequenza imposta da quanto accaduto e dall’esigenza di voltare pagina prima di tornare alle urne. Sotto i riflettori sono finiti settori molto delicati connessi al corretto e trasparente governo dell’ente, come gli appalti pubblici su cui sono stati avviati controlli non soltanto sul piano giudiziario, ma anche strettamente amministrativo. Interventi realizzati senza il supporto di istruttorie documentali adeguate e che hanno generato debiti fuori bilancio su cui sono stati richiesti approfondimenti agli uffici e all’organo di revisione. E ancora la “contrattualistica” imperfetta e addirittura carente laddove sono in corso contratti tra ente e privati. Tra i più recenti provvedimenti commissariali spicca la verifica sulla gestione dell’enorme patrimonio comunale, un settore dove emergono lacune che hanno penalizzato l’ente, situazioni che coinvolgono molteplici interessi e dove emergono omissioni per le quali già nel 2016 la Corte dei Conti aveva contestato al Comune danni erariali per oltre 2 milioni di euro dovuti alla mancata acquisizione al patrimonio pubblico di aree di parcheggio private realizzate abusivamente. L’impiego delle risorse finanziarie, fra cui anche la tassa di soggiorno, rappresenta un altro capitolo di rilevante interesse oggetto di diversi accertamenti come tutte le attività che drenano consistenti risorse pubbliche distorcendo il mercato e sostenendo attività esuberanti dalla stretta mission, com’è il caso della Fondazione Sorrento la cui gestione è al centro di approfondite verifiche. In questo frangente si verificano anche strani episodi di boicottaggi di servizi pubblici, denunciati e sui quali sono in corso accertamenti.
In questo contesto la città è in fermento per il probabile ritorno alle urne in primavera, con i soliti noti a tirare le fila di alleanze che guardano al passato prescindendo da quanto è accaduto. Argomento che invece appare estraneo al dibattito, mentre dovrebbe rappresentare il punto di partenza per intraprendere un percorso animato da protagonisti nuovi che si facciano carico di guidare un’amministrazione di transizione che completi il lavoro intrapreso dal Commissario Straordinario. Tanto per rimettere in corsa la città e risposizionarla strategicamente sugli scenari comprensoriali, anche rispetto a problematiche di generale interesse non più procrastinabili. Proprio in virtù di questa situazione occorrerebbe rafforzare l’azione di monitoraggio passando ai raggi X ogni settore della pubblica amministrazione prima di riconsegnare la municipalità alla politica e in questo senso soltanto la nomina di una “commissione d’accesso” da parte del Prefetto può supportare l’azione commissariale e fornire risposte adeguate alle tante, troppe domande che attendono risposta e a una città che deve rinascere innanzitutto per sè stessa e per chi ci vive prima ancora che per i turisti!