Sorrento

Ospedale Unico: tutte le criticità e rischi connessi all’individuazione di una nuova location

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Sin dal primo giorno in cui ha preso corpo l’idea e poi il progetto dell’Ospedale Unico della Penisola Sorrentina abbiamo dedicato attenzione e ampio spazio al tema per l’enorme interesse dell’intera comunità peninsulare ad avere una struttura ospedaliera all’altezza del fabbisogno di residenti e turisti. Su questo blog è possibile ricostruire tutta la storia, l’iter, le diverse posizioni in campo, le ragioni del dietro-front del Comune di Sant’Agnello, gli impegni assunti prima da Vincenzo De Luca e poi dal suo successore Roberto Fico che in campagna elettorale, a Meta, ribadì che il progetto del nuovo ospedale sarebbe andato avanti. Da quanto è stato divulgato dal Comune di Sant’Agnello (a nome di tutte le amministrazioni dell’area) si è raggiunto un accordo sull’individuazione di una nuova location per l’ospedale, praticamente quello che ha chiesto sin dall’inizio il sindaco di Sant’Agnello Antonino Coppola. Poiché il compito della stampa non si può limitare alla divulgazione degli annunci politici, ma di approfondire gli argomenti nell’interesse dell’opinione pubblica, tanto di più su un tema così delicato e impattante sulla vita quotidiana di tutti, svolgiamo questo esercizio alla luce di quanto comunicato e dell’aspetto tecnico legato al progetto, al finanziamento e al contenzioso giudiziario pendente. Tanto per cercare di capirci qualcosa di più.

SUMMIT SENZA I VERTICI SANITARI DELL’ASL E IL COMMISSARIO AD ACTA

La prima questione meritevole di evidenza è la circostanza che a un incontro così importante non fossero presenti Giuseppe Russo direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud e Gennaro Sosto commissario ad acta per il progetto del nuovo ospedale. Si tratta degli interlocutori istituzionali da cui dipende l’organizzazione e gestione della sanità nel distretto 59 e in generale dell’Asl e del tecnico incaricato dalla Regione di sovrintendere alla realizzazione del progetto attualmente in fase di stallo. Senza queste due figure l’incontro è stato di natura squisitamente politica con tutti i limiti che ne conseguono se si considerano le competenze e le responsabilità in capo a Russo e a Sosto.

Ospedale “De Luca e Rossano”

Per quanto concerne gli ospedali di Vico Equense e Sorrento il comunicato dei sindaci riferisce quanto è stato chiesto:  per Vico Equense di mantenere il livello e potenziare il punto di primo intervento. Non è quello che chiedono a gran voce i cittadini di Vico, il Comitato e che lo stesso sindaco Aiello, che è stato alla testa dell’ultimo imponente corteo di protesta per la riapertura del Pronto Soccorso, avrebbe dovuto ribadire alla Regione.

Ospedale “S.M. La Misericordia”

Invece è stato soltanto chiesto di potenziare il punto di primo soccorso che è cosa ben diversa dal pronto soccorso (la differenza fondamentale risiede nella professionalità e complessità dell’intervento: il primo soccorso è l’assistenza immediata fornita da personale non medico o addestrato – in attesa dei soccorsi – mentre il pronto soccorso è la gestione medica specializzata, con farmaci e attrezzature ospedaliere, per stabilizzare e curare pazienti gravi o critici. In sintesi, il primo soccorso mantiene in vita il paziente nel breve termine, mentre il pronto soccorso fornisce le cure necessarie per la risoluzione dell’emergenza).

Per Sorrento i sindaci hanno chiesto di conoscere la tempistica per la realizzazione delle “nuove aree destinate al Pronto Soccorso e alla medicina d’urgenza al piano terra” ribadendo la necessità di avere il personale medico e paramedico, etc… Praticamente confermando il destino del “S. Maria della Misericordia” come previsto nel piano di riassetto dell’assistenza ospedaliera.

NUOVA LOCATION PER L’OSPEDALE UNICO? UN’IPOTESI DIFFICILMENTE REALIZZABILE

E veniamo all’Ospedale Unico sul quale sembra essersi raggiunta una nuova intesa tra gli amministratori locali, quella di individuare un’altra location rispetto al sito dove l’opera è stata progettata e finanziata. Qui il discorso si fa necessariamente più complesso dovendosi approfondire una molteplicità di aspetti che non si possono liquidare in quattro e quattrotto.

Nel comunicato dei sindaci manca però un aspetto che è stato messo in evidenza dalla tecnostruttura regionale e cioè che un cambio di rotta ora metterebbe a serio rischio la copertura finanziaria ministeriale. Su questo tema corre l’obbligo di soffermarsi per non cadere nell’equivoco di una facile soluzione alternativa che, se fosse stata effettivamente perseguibile, doveva essere immediatamente attuata.

PERCHE’ IL PROBLEMA E’ COMPLESSO?

La questione tecnica è particolarmente complessa perché si colloca all’intersezione tra la programmazione sanitaria regionale e i rigidi vincoli della contabilità pubblica italiana.

Il finanziamento dell’opera (circa 100 milioni di euro) non deriva dal PNRR (che imporrebbe la scadenza tassativa di giugno 2026 per il completamento), ma è quasi interamente coperto dai fondi ex Articolo 20 della Legge 67/1988 (programma straordinario di edilizia sanitaria). Per non perdere i fondi, l’Amministrazione deve raggiungere l’Obbligazione Giuridicamente Vincolante (OGV) che tecnicamente si perfeziona con la sottoscrizione del contratto di appalto a seguito dell’aggiudicazione definitiva. I fondi sono erogati sulla base di un Accordo di Programma (AdP) tra Regione Campania, Ministero della Salute e MEF. Se i cronoprogrammi previsti nell’AdP non vengono rispettati, il Ministero può avviare la procedura di revoca del finanziamento.

L’individuazione di una nuova location per l’Ospedale richiederebbe una specie di “congelamento dei fondi” per non perdere il finanziamento già erogato. Tecnicamente però non esiste l’istituto del “congelamento” inteso come pausa del cronoprogramma per cambiare idea sulla localizzazione. Lo spostamento dell’opera in una nuova location è classificato come “variante sostanziale” o, più correttamente, come un nuovo progetto. Questo comporterebbe l’annullamento dell’attuale iter amministrativo.
Se si decidesse di non procedere a Sant’Agnello (sito attualmente validato anche dalle sentenze del TAR del 2025/2026), i fondi attuali verrebbero con ogni probabilità revocati dal Ministero, poiché legati a quello specifico progetto e a quella specifica analisi di fattibilità tecnica ed economica (PFTE).  I residui passivi (i fondi stanziati ma non spesi) sono soggetti a perenzione. Se l’opera resta ferma per anni in attesa di una nuova progettazione, le somme tornerebbero nel “calderone” generale dell’Art. 20 e la Regione dovrebbe presentare una nuova istanza di ammissione al finanziamento, senza garanzia di priorità.

Spostare il sito e rifare la progettazione tra “alcuni anni” ha implicazioni tecniche ed economiche severe. Sono già stati spesi circa 5 milioni di euro in progettazione e indagini tecniche sul sito di Sant’Agnello. Questi diventerebbero danno erariale se il progetto venisse abbandonato senza una motivazione tecnica oggettiva insuperabile. Una nuova location richiederebbe: nuovo Studio di Fattibilità (PFTE) aggiornato al Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs 36/2023). Nuova verifica di assoggettabilità a VIA e pareri della Soprintendenza. Nuova variante urbanistica al PUT (Piano Urbanistico Territoriale).

CONSERVARE IL FINANZIAMENTO PER UN NUOVO PROGETTO E’ UN’IPOTESI PEREGRINA

La modifica di un Accordo di Programma (AdP) per la realizzazione di un’opera sanitaria finanziata ex Art. 20 Legge 67/88 è una procedura tecnico-amministrativa rigorosa. Lo spostamento della location è considerato una “variante sostanziale“, il che rende il mantenimento del finanziamento estremamente precario.

Per modificare l’accordo senza perdere i fondi non basta una delibera comunale o regionale, ma occorre seguire l’iter previsto dall’Art. 34 del D. Lgs. 267/2000 e dalle norme specifiche sull’edilizia sanitaria. La Regione deve presentare al Ministero della Salute e al MEF una proposta formale di modifica (Atto Integrativo o Addendum). L’organismo che vigila sull’AdP deve validare la proposta, verificando che le ragioni del cambio di location siano oggettive, sopravvenute e non imputabili a inerzia amministrativa. Il Ministero della Salute deve sottoporre il nuovo progetto (nuova location) a una valutazione tecnica del Nucleo di Valutazione degli Investimenti Pubblici. Una volta ottenuto il nulla osta ministeriale, la modifica viene ratificata con decreto regionale e pubblicata sul BURC.

In caso di cambio della location dove realizzare il nuovo ospedale, il rischio di perdita dei 100 milioni di euro è altissimo per due motivi tecnici: il Ministero eroga i fondi solo se viene raggiunta l’Obbligazione Giuridicamente Vincolante (OGV) entro i termini previsti. Ricominciare da capo in un’altra location resetta il cronoprogramma, facendo decadere l’OGV attuale legata al sito di Sant’Agnello. I fondi dell’art. 20 sono legati a uno studio di fattibilità tecnico-economica (PFTE) specifico. Se il progetto cambia radicalmente (nuovo sito = nuova progettazione), il Ministero può considerare l’intervento originario come “non attuato” e procedere alla revoca del finanziamento. L’unica via legale è la “riprogrammazione” delle risorse. Tuttavia, questo non è un “congelamento” automatico: i fondi tornano nella disponibilità generale della Regione, che deve poi ricandidare il nuovo sito in una nuova fase del programma, perdendo la priorità acquisita e rischiando che le somme siano destinate ad altri ospedali della Campania con progetti già pronti.

Quindi l’ipotesi di congelare l’uso dei fondi non è tecnicamente possibile in attesa di una nuova progettazione. Le somme non spese entro i termini degli Accordi di Programma sono soggette a perenzione amministrativa. La Corte dei Conti vigila sul danno erariale: poiché sono già stati spesi circa 5 milioni di euro per la progettazione attuale e le indagini sul sito, l’abbandono del progetto senza una causa di forza maggiore documentata (come un dissesto idrogeologico insuperabile, smentito però dalle recenti perizie commissariali) esporrebbe i decisori a responsabilità contabile. Nel contesto attuale (inizio 2026), il TAR Campania ha già annullato i tentativi del Comune di Sant’Agnello di bloccare l’opera, definendo il comportamento dell’ente locale in violazione del principio di “leale collaborazione“. Questo rende legalmente ancora più difficile giustificare al Ministero un cambio di rotta ora, poiché non sussistono più impedimenti giuridici alla realizzazione nel sito originario. Spostare la location “fra alcuni anni” equivarrebbe quasi certamente a perdere il finanziamento attuale, rendendo necessaria una nuova, incerta ricerca di fondi in futuro.

Infine ci sono altri due ordini di problemi: il primo è il contenzioso legale in essere da tutti i soggetti istituzionali (Regione, Asl, Commissario ad acta, Comuni) nei confronti del Comune di Sant’Agnello riguardante i fondi già spesi e i danni per il rischio di perdita del finanziamento. I denuncianti hanno anche il problema di non assumersi, con un’eventuale rinuncia al contenzioso, responsabilità per il danno erariale connesso alla spesa già sostenuta.

Il secondo problema, assolutamente non secondario, investirebbe tutti i Comuni della Penisola: individuare una nuova area idonea sotto tutti i punti di vista per costruirvi il nuovo ospedale, escludendo per ovvie ragioni Sant’Agnello. Quale degli altri cinque comuni dispone di un’area urbanisticamente idonea e coerente con i dettami del PUT per edificare il nuovo ospedale? Sic stantibus rebus sarebbe più corretto da parte di tutti sancire che la Penisola Sorrentina ha respinto definitivamente il progetto di un nuovo ospedale e che non ce ne sarà più per il futuro.

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