L’annus horribilis di Sorrento…Ma serve ancora del tempo per “risanare” la macchina amministrativa!

Annus horribilis…il 2025 per la città di Sorrento che appare smaniosa di metterselo alle spalle per ritornare, quanto prima, a essere quella presunta oasi d’eccellenza a 360 gradi su cui ha costruito le proprie fortune e quelle delle sue genti, almeno di quelle sintonizzate sulla “frequenza giusta“! Mentre stampa e social discettano sull’identità del futuro sindaco e di una nuova amministrazione scavando negli archivi delle trascorse consiliature o prospettando improbabili candidature oggettivmente prive di consenso, nessuno si pone l’interrogativo pregiudiziale a qualunque altro discorso: qual è oggi l’interese vero dei cittadini di Sorrento?
Se non si risponde a questa domanda o non si ha la capacità, o la volontà, di trovare la risposta adeguata si rischia soltanto di riproporre uno schema di gioco perdente dopo quanto è accaduto all’amministrazione e quindi alla città! Solo chi è animato da interessi restauratori oggi invoca “elezioni subito” non avendo consapevolezza delle gravi criticità in cui versa il palazzo, orfano della politica e bisognoso di un restyling non superificiale ed esteso alle consorterie che, direttamente e indirettamente, promanano da esso!
Non si commetta perciò l’errore di considerare la fine traumatica dell’amministrazione-Coppola alla stregua di un caso isolato, avulso dal contesto generale, perchè è semplicemente l’epilogo di una lunga stagione nella quale amministrazione e interessi di parte hanno ampiamente prevalso su quelli generali di una comunità soggiogata da un rivendicato “amore per la città” delle sue classi dirigenti utile ad alimentare un corto circuito che ha scambiato l’amore per la città con l’amor proprio!
Amore per la città è un costrutto ideologico spesso utilizzato come strumento retorico per costruire una connessione emotiva con gli elettori, ma può risultare superficiale se non è accompagnato da azioni concrete. La città non è soltanto un luogo fisico, ma soprattutto un contesto culturale e sociale per cui bisogna capire se gli “amanti” della propria città sono in grado di tradurre questo amore in politiche inclusive e sostenibili.
Fino a oggi così non è stato per cui è lecito diffidare da quanti si proclamano “amanti della propria città” per accreditarsi all’opinione pubblica e quindi all’elettorato come candidati affidabili per aspirare al governo della cosa pubblica. Amare la propria città significa attuare politiche coerenti con tale amore che si dovrebbero tradurre in una governance responsabile e trasparente che, stando a quanto emerso e continua purtroppo a emergere, è mancata e manca!
Per rispondere allora all’interrogativo a nostro avviso pregiudiziale di qualunque ragionamento, e cioè qual è oggi l’interesse vero dei Sorrentini, bisogna avere il coraggio di riconoscere che non è ancora tempo di elezioni, la parola non può tornare agli elettori perchè lo stato in cui versa l’ente è drammatico e solo un commissariamente scevro da qualunque interesse ed oggettivamente super partes è in grado di restituire alla città un comune in condizione di essere in un prossimo futuro amministrato da una compagine che sia animata dal genuino interesse di curare gli interessi collettivi e ne abbia la forza e la capacità sul piano politico e professionale.