Antiabusivismo: per l’autorimessa di Via Bagnulo, e non solo, si complica la situazione
L’articolo sull’autorimessa di Via Bagnulo ha suscitato un grande interesse confermato anche dai numerosi commenti pubblicati a corredo del post sui social. In effetti ci si interroga sul fatto che, a distanza di tanti anni dalla realizzazione dell’opera (il cui iter è iniziato nel 1989), il Comune sia addivenuto a questa decisione – demolizione e ripristino dello stato dei luoghi – che riguarderebbe l’area officina meccanica con annessi spazi non destinati, come previsto nella concessione, a parcheggio a rotazione.
Ciò sulla base del sopralluogo effettuato dall’Ufficio Tecnico nel 1996 e più recentemente – 1 settembre 2025 – da personale dell’Utc e del Comando della Polizia Municipale.

Nell’articolato dell’ordinanza adottata dall’arch. Francesco Saverio Cannavale, funzionario responsabile del 5° Settore Antiabusivismo, al punto 10 viene evidenziato un passaggio tutt’altro che secondario relativo proprio all’accertamento effettuato il 6 maggio 1996 in cui si evidenzia: “…Va rilevata infine, essendo state rilasciate n. 2 concessioni in applicazione del PRG ed essendo quest’ultimo dichiarato decaduto in virtù della restituzione dello stesso da parte della Regione Campania con decreto n. 4166 del 3 maggio 1993, le concessioni suddette devono ritenersi parve di efficacia e l’opera va dichiarata nella sua interezza priva di concessione edilizia“. E infine la chiosa: “…Nel fascicolo è stato rinvenuto un parere sottoscritto su foglio A/4 in bianco, dall’allora Ingegnere Capo del Comune di Piano di Sorrento con il quale si indicava: <<portare tutto l’argomento all’esame della Commissione Edilizia ai fini dell’espressione del parere sull’annullamento della concessione rilasciata ai sensi del PRG e valutare la possibilità di sanatoria ai sensi del vigente PUP, fermo restante l’incompatibilità della destinazione ad officina meccanica>>.
Il PRG in base al quale erano state rilasciate le concessioni risultava privo del visto di conformità regionale che, ancorché richiesto dal Comune, non fu rilasciato e la competenza trasferita alla Provincia di Napoli che rilevò l’incoerenza del PRG rispetto al PUT decretandone di fatto l’invalidità e con esso delle concessioni a costruire rilasciate. Le quali, ad un esame sommario della situazione, erano oltre duecento nell’arco del quadriennio 1989-93.