Solo il reale “governo del territorio” garantisce una buona amministrazione
Il “governo del territorio” è la condizione fondamentale, anzi pregiudiziale, per il buon governo di una città dovendosi contemperare in questo concetto l’equilibrio tra i fabbisogni collettivi e quelli individuali in modo che i secondi non prevalgano sui primi, cioè sugli interessi generali che poi sono quelli di tutti.
Facile a dirsi, difficile ad attuarsi come lo dimostrano quotidianamente le cronache anche di quest’inizio d’anno con provvedimenti amministrativi di rilevante spessore e implicazioni che hanno interessato due importanti realtà imprenditoriali, a Massa Lubrense e a Sorrento.
Si tratta però solo della punta di un iceberg se si considera l’abusivismo edilizio con annessi e connessi alla stregua di una piaga sociale, economica e ambientale che lede gli interessi collettivi privilegiando quelli individuali con relative, importanti e prestigiose performance che certo non giustificano gli abusi o presunti tali.
Altro esempio è quello dell’Housing Sociale a Sant’Agnello, un mega complesso residenziale che avrebbe dovuto dare risposte al fabbisogno abitativo di 53 famiglie di cui oltre la metà si ritrova oggi a fare i conti con uno sfratto forzato imminente (il 20 gennaio) disposto dalla Procura di Torre Annunziata per un intervento edilizio (lottizzazione) finora considerato, sentenze alla mano, del tutto illegittimo.
Prescindendo da tutte le altre considerazioni si tratta di tre casi di malgoverno del territorio da parte di privati e pubblico che hanno privilegiato interessi individuali a scapito di quelli generali di cui però c’è scarsa consapevolezza nell’opinione pubblica sempre più assuefatta a logiche di privilegio dell’interesse privato a scapito di quello generale.
Perché di quest’ultimo manca la percezione diretta del vantaggio che la sua cura seria, onesta, puntuale deriva alla comunità.
Chi assume la responsabilità dell’amministrazione pubblica è chiamato ad assolvere questo compito: garantire il corretto governo del territorio assicurandone una pianificazione e quindi uno sviluppo coerente con la sua natura, la sua vocazione, la sua identità e peculiarità che ne fanno un unicum soprattutto in una realtà come quella peninsulare che vive di rendita su un’immagine di cartolina sempre più residuale e compromessa dal malgoverno del suo territorio.
Tanto per capirsi meglio, una classe amministrativa deve curare la manutenzione stradale con la pubblica illuminazione e la segnaletica, il funzionamento del sistema fognario, la raccolta differenziata, il sistema del trasporto pubblico, la viabilità urbana ed extraurbana, il verde pubblico, la salubrità dell’ambiente in cui viviamo, una crescita edilizia coerente rispetto alla legislazione nazionale, regionale e locale e che privilegi uno sviluppo socio-economico armonioso e non sfrenato, e tanto altro ancora. La misurazione del “merito” in capo all’operato degli amministratori dovrebbe cioè fondarsi su tali valutazioni da parte della comunità elettorale.
Invece un po’ ovunque i parametri di valutazione del merito non riguardano le politiche di governo del territorio, quanto la capacità dell’amministratore di turno di soddisfare interessi particolari, quest’ultimi redditizi in termini di consenso e che pertanto risultano privilegiati rispetto alla cura dell’interesse generale che frequentemente non è conciliabile con interessi specifici e personali.
E non parliamo di altri, scottanti problemi che investono un livello superiore di interessi collettivi, come per esempio il diritto alla salute e a una sanità efficiente ed efficace.
Insomma chi si vuole occupare seriamente di pubblica amministrazione dovrebbe avere l’autorevolezza e la forza di trasformare il decantato “amore per la propria città” in un servizio alla comunità premurandosi di attuare queste politiche con ricadute positive generali. Il che non significa trascurare i legittimi interessi dei singoli, ma non far prevalere quest’ultimi rispetto a quelli generali. E’ utopistico immaginare una tale realtà, ma abbiamo gli esempi delle gravi conseguenze che derivano al sistema-paese da amministratori che tradiscono il significato dell’impegno e del servizio pubblico. Se non vogliamo una società sul modello della jungla, dove a prevalere è la legge del più forte (e il ragionamento vale a tutti i livelli), bisogna recuperare all’impegno politico il suo significato più genuino e questo spetta in primis agli elettori dai quali dipendono tante sorti politiche e non solo quelle.