Massimo Coppola e Francesco Di Maio direttamente a giudizio

Per l’ex sindaco Massimo Coppola e il suo collaboratore Francesco Di Maio, tutt’ora agli arresti domiciliari per le note vicende giudiziarie che li hanno visti protagonisti, arriva il momento del giudizio. Il prossimo 20 febbraio si svolgerà infatti la prima udienza che li vede imputati per la tangente di seimila euro estorta all’imprenditore Michele De Angelis e che fu intascata durante una cena-trabocchetto in un ristorante sorrentino nel quale erano state sistemati cimici e videocamere che consentirono agli uomini della Guardia di Finanza della tenenza di Massa Lubrense di cogliere sul fatto i due che si si erano suddivisi la mazzetta (4500 euro a Coppola e 1500 a Di Maio).
Si tratta di un giudizio immediato, cioè un rito penale speciale, previsto dall’art. 453 e seguenti del Codice di Procedura Penale italiano, che consente di saltare l’udienza preliminare e passare direttamente alla fase dibattimentale. Questo procedimento è caratterizzato da esigenze di celerità e si applica in presenza di determinate condizioni, principalmente quando la prova del reato è considerata evidente.
Chi può richiederlo e in quali condizioni? Sia il pubblico ministero (PM) che l’imputato possono richiederlo, ma con presupposti diversi:
Richiesta del Pubblico Ministero:
Il PM può richiedere il giudizio immediato al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) in due casi principali:
Evidenza della prova: quando le indagini preliminari hanno fornito prove evidenti della colpevolezza dell’indagato e questi, se libero, è stato interrogato sui fatti o invitato a presentarsi per l’interrogatorio. La richiesta deve essere presentata entro 90 giorni dall’iscrizione della notizia di reato.
Custodia cautelare: quando l’indagato è sottoposto a misura di custodia cautelare (in carcere o domiciliare). Anche in questo caso, è necessaria l’evidenza probatoria, e la richiesta deve avvenire entro 180 giorni dall’inizio dell’esecuzione della misura.
In presenza di questi requisiti, il GIP è obbligato a disporre il giudizio immediato.
Richiesta dell’Imputato
L’imputato ha il diritto di richiedere il giudizio immediato, senza che sussistano condizioni particolari relative all’evidenza della prova, per sua libera scelta. Deve presentare la richiesta nella cancelleria del GIP, rinunciando all’udienza preliminare, entro un termine specifico (solitamente entro 15 giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato o almeno 3 giorni prima dell’udienza preliminare). La richiesta da parte dell’imputato è meno frequente, poiché comporta la rinuncia a un’udienza (quella preliminare) che potrebbe concludersi con un non luogo a procedere.
Vantaggi e conseguenze
Il principale “vantaggio” del giudizio immediato è la celerità processuale. Tuttavia, a differenza di altri riti alternativi (come il rito abbreviato o il patteggiamento, a cui l’imputato può comunque chiedere di accedere entro 15 giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato), non sono previsti sconti automatici di pena. Il processo che ne segue è un normale dibattimento e segue le regole del rito ordinario.
AGGIORNAMENTO 20/11/2025
Il Fatto Quotidiano, a firma di Vincenzo Iurillo, ha pubblicato un articolo che apre un altro scenario nell’inchiesta della Procura oplontina e riguarda un presunto coinvolgimento dell’ex presidente del consiglio comunale, Luigi Di Prisco (non indagato) in alcune vicende legate a iniziative culturali. L’avrebbe dichiarato in un interrogatorio parzialmente secretato l’ex sindaco Massimo Coppola per cui sono in corso gli accertamenti degli inquirenti sulla veridicità di quanto affermato.