Elezioni Regionali: Penisola Sorrentina senza rappresentanza, ma il problema sta a monte…
All’indomani delle elezioni regionali che hanno promosso Roberto Fico alla Presidenza della costituenda Giunta, in Penisola Sorrentina si dibatte (sui social ormai unico luogo deputato ad alimentare discussioni e confronti…) del fallimento nelle urne incassato dai candidati del territorio che lasciano ancora una volta sguarnita di rappresentanza istituzionale la Penisola nell’assemblea regionale. Circostanza che determinerebbe una scarsa o nulla capacità di incidere sulle scelte e soprattutto di indirizzare le politiche regionali sui temi e criticità peculiari dell’area sorrentina.

Un dibattito inutile per una serie di ragioni che proviamo a riepilogare. Avere propri rappresentanti in consiglio regionale non significa automaticamente veder rappresentati gli interessi del territorio in quel contesto. Lo provano le esperienze della dottoressa Flora Beneduce e degli imprenditori Tiberio Insigne da Massa Lubrense e Gennaro Cinque da Vico Equense.
Insigne e la Beneduce non sono ritornati sulla scena (si dice che il primo coltivi l’obiettivo di candidarsi sindaco alle amministrative di Massa Lubrense), mentre Cinque si è ricandidato, questa volta con la Lega, non centrando la rielezione e vedendo ridotti i propri consensi per cui si parla di un suo possibile ritorno alla guida del comune alla scadenza del mandato di Giuseppe Aiello.
Tutti gli altri aspiranti consiglieri regionali sono stati brutalmente bocciati al di là delle rivendicazioni e dei rituali ringraziamenti agli elettori, cioè a quei pochi che hanno “disperso” il proprio voto sostenendo improbabili candidature che chance di successo non ne hanno mai avute se si considera seriamente che cosa significa candidarsi alle regionali in collegio come quello dell’area metropolitana di Napoli, città capoluogo inclusa. La ragione? Perché si tratta di candidature improvvisate, slegate da rapporti organici col tessuto politico e socio-economico della vasta area metropolitana partenopea con comuni molto grandi, condotte senza professionalità e con la più assoluta scarsità di mezzi, organizzativi e finanziari. Il fallimento è perciò scontato, accantonando tutti gli altri ragionamenti possibili. Se questa è la situazione, allora la Penisola non riuscirà mai ad avere un proprio rappresentante nell’assise regionale? Difficilmente e anche perché i sei comuni peninsulari non condividono quasi nulla per poter operare un salto di qualità in termini di proposta politico-elettorale e relativa rappresentanza.

L’unico che sinora ha dato sempre prova di ragionare politicamente in una dimensione sovraccomunale è stato ed è il sindaco di Meta Giuseppe Tito che, nella qualità di consigliere metropolitano, ha una visione che va oltre la municipalità ed è sin qui riuscito a rappresentare gli interessi del territorio e a sostenere attività e iniziative dei diversi comuni riuscendo a fargli destinare risorse finanziarie significative in diversi ambiti. Esponente del PD, è l’unico sindaco politicamente non opportunista, che dichiara la propria appartenenza e sostiene un partito riuscendo a coinvolgere con successo gran parte della propria amministrazione e un’ampia fascia di elettorato. Ultima prova l’incontro pubblico col Presidente Fico a Meta alla vigilia delle elezioni che fanno di Tito anche il più diretto riferimento del territorio rispetto alla Regione.
Tutti gli altri invece si nascondono dietro un civismo di comodo (?) che non gli consente di acquisire quello spessore politico che è condizione indispensabile per tentare certe imprese elettorali. Per la verità un ex sindaco come Piergiorgio Sagristani si è adoperato, durante i suoi mandati, per realizzare un coordinamento intercomunale istituzionalmente riconosciuto che avrebbe consentito alla Penisola Sorrentina di fare squadra sul piano amministrativo, ma il progetto dell’Unione Intercomunale è abortito con la sua uscita di scena e con l’avvento alla guida dell’amministrazione santanellese di Antonino Coppola che nutre una vera e propria allergia verso qualunque politica comprensoriale (ospedale unico docet).
Sorrento, orfana di guida politica-amministrativa dopo la vicenda-Coppola, impiegherà anni per recuperare un credibile protagonismo politico che l’ex sindaco sembrava aver conseguito legittimandone aspirazioni di livello istituzionale più elevato. Sappiamo com’è finita e quindi capitolo chiuso! Massa Lubrense e Vico Equense possono contendersi significativi primati gastronomici sulla scorta di storie imprenditoriali e professionali di successo, ma allo stato mancano di figure in grado di assurgere a riferimento autorevole per un ragionamento politico-elettorale di più ampio respiro. Resta Piano di Sorrento che da tempo, con l’inevitabile uscita di scena dei big targata prima repubblica, si è relegata a un ruolo assolutamente secondario quanto a protagonismo politico, comunale sovraccomunale, presa com’è la sua classe amministrativa a contendersi le poltrone in un costante e noioso scambio improduttivo di ruoli, soprattutto senza alcun ritorno per la comunità carottese. I riflessi di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, ma non si riesce ad andare oltre questi scenari visto anche lo stato di “narcosi politica” che l’avvolge!
Sic stantibus rebus quali sono le prospettive per la bella terra delle sirene, da tutti celebrata e osannata, tranne da chi l’amministra senza un progetto che ne sappia tutelare storia e immagine preservandone identità e garantendo un livello accettabile di vivibilità sostenibile? E’ questa la domanda cui occorre trovare la risposta: una volta spettava alla politica questo onere… Oggi a chi con quel che passa il convento?