Housing Sociale, forse si poteva fermare l’operazione evitando il disastro di oggi
Sul destino dell’housing sociale si sta giocando una partita decisiva che riguarda il futuro dei nuclei familiari che vi abitano per aver acquistato gli appartamenti di quella che poi si è rivelata essere una lottizzazione abusiva per la quale è in corso un processo penale presso il Tribunale di Torre Annunziata. A rendere incadescente la questione è stata l’ordinanza che la Procura oplontina nei giorni scorsi ha notificato ai 38 nuclei familiari intimandogli lo sgombero entro il 20 dicembre pena l’esecuzione forzata. Una situazione che definire esplosiva è dir poco, sul piano umano e sociale, per cui si auspica una composizione che consenta alle famiglie di continuare ad occupare gli immobili almeno fino alla celebrazione del terzo grado di giudizio che decreterà le responsabilità con tutti gli atti conseguenti.
Ci siamo messi a spulciare nell’ampia documentazione, amministrativa e giudiziaria, per capire le ragioni per cui è stata condotta a termine un’operazione immobiliare che, se fermata per tempo, avrebbe certamente deluso le aspettative di tanti, ma non avrebbe provocato i danni che ricadranno innanzitutto sugli acquirenti di questi appartamenti.
Dalle ricostruzioni che sin qui sono state fatte e pubblicate si trascura un passaggio che invece è fondamentale: le indagini sulla regolarità e legittimità del progetto affidate dal PM ai Carabinieri di Sorrento e a un tecnico incaricato dei controlli di natura urbanistica. Ed è qui che probabilmente si pregiudica il destino degli assegnatari. Ne scrive il 30 settembre 2023 il giornalista Fabrizio Geremicca su stylo24.it riferendo dell’interrogatorio di Camillo Bernardo, che all’epoca comandava la stazione di Sorrento, cui i legali delle associazioni che avevano presentato denuncia e le parti civili chiedono delucidazioni sulla presunta irregolarità dell’operazione immobiliare e in particolare se ci fossero carabinieri della sua stazione tra gli acquirenti delle abitazioni progettate dalla Saec dell’ing. Antonio Elefante. Bernardo conferma la circostanza aggiungendo che all’atto di ricevere la delega d’indagine aveva informato il PM su una possibile incompatibilità, ma questi non ebbe nulla da rilevare in merito.
Sempre Bernardo rilevava un’altra possibile incompatibilità, questa volta a carico dell’ing. Paola De Maio (attualmente imputata nel processo dell’housing cui la Procura di Torre contesta il reato di falsità ideologica in atto pubblico perché «nominato ausiliare di Polizia Giudiziaria dai carabinieri della compagnia di Sorrento, al fine di relazionare in merito al rilascio dei titoli edilizi per la realizzazione degli interventi di housing sociale, attestava falsamente nella relazione tecnica redatta il 17 ottobre 2017 che l’intervento di housing sociale in via Sant’Agnello era conforme alla normativa urbanistica vigente e quindi al Put») visti i suoi rapporti con Elefante prima al comune di Piano di Sorrento e poi a quello di Vico Equense.
Dalle indagini così effettuate non ci furono risultanze tali da bloccare l’iter per cui l’operazione immobiliare proseguì fino al sequestro del 2020 quando la stessa Procura di Torre Annunziata, avendo accertato le irregolarità che pregiudicavano l’intera opera, decretò il sequestro del complesso residenziale proprio alla vigilia dell’inaugurazione. Tutto il resto è storia recente.