Giuseppe Conte o Elly Schlein per sfidare Giorgia Meloni nel 2027?
Perché il sistema politico-economico-mediatico nutre una profonda ostilità nei confronti di Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio dei Ministri e leader del Movimento 5 Stelle? Il quesito merita una risposta, un approfondimento perché oltre alla “curiosità giornalistica” il ruolo di Conte è strategico ai fini della costruzione di una reale alternativa di governo alla destra meloniana.
Fattori di ordine politico, economico e di potere hanno determinato questa situazione a cominciare dal fatto che Conte e il M5S hanno sfidato gli equilibri di potere tradizionali, quindi un movimento anti-casta, contro i partiti tradizionali e gli interessi consolidati di banche, grandi corporazioni, lobby.
Durante i due governi-Conte (2018-2021) il M5S ha promosso il Reddito di Cittadinanza, un provvedimento odiato da Confindustria e dalla destra perché riduceva il ricatto sul lavoro. E ancora: il taglio dei vitalizi con la riduzione dei costi della politica; la legge-Severino contro i corrotti che ha colpito molti politici; politiche ambientali come il blocco delle trivelle, incentivi alle rinnovabili.
Ciò ha tolto risorse e privilegi a gruppi di potere, apparato statali, partiti, grandi imprese ridisegnando gli equilibri e introducendo un populismo di sinistra che minacciava il centrodestra e il PD. Quindi il M5S è stato ed è un pericolo per i partiti tradizionali “rubando” voti al PD e alla Lega nel 2018 e proponendosi oggi come unica forza progressista con un elettorato popolare coeso. Ne è scaturita la rottura del bipolarismo tra Pd e Centrodestra rappresentando un’alternativa in grado di coagulare consensi trasversalmente alle altre forze politiche.
PD e Lega hanno governato insieme con il Conte 2 (2019-2021) e ciò ha ulteriormente destabilizzato gli schieramenti. Per questo motivo il PD lo considera un rivale che gli ha sottratto l’elettorato di sinistra, Lega e Fratelli d’Italia lo temono perché è l’unico partito che parla ancora ai poveri con reddito di cittadinanza e salario minimo. Infine quello che una volta era definito il “terzo polo” rappresentato da Calenda e da Renzi lo disprezza perché troppo populista per i loro elettori borghesi.
E veniamo a Giuseppe Conte, un leader scomodo per l’establishment perché non proviene dai partiti, è un avvocato estraneo alle logiche romane ed è difficile da controllare. Ha gestito il potere in modo diverso, per esempio durante il Covid ha bloccato le lobby rifiutando pressioni per riaprire tutto in fretta. Ha limitato gli abusi bancari con decreto usura e lo stop ai pignoramenti facili. Quindi un personaggio che non si piega ai poteri forti come lo dimostra la vicenda dell’opposizione ad Autostrade per l’Italia dopo il crollo del Ponte Morandi. Ha negato alla Nato (nel primo governo Conte) alcune operazioni militari e quindi è un politico “sui generis” che dà fastidio ai diversi sistemi che tirano le fila degli interessi nazionali e internazionali.
Da qui gli attacchi dei media mainstream che sono controllati dai grandi gruppi e lo dipingono come incapace e populista, mentre i poteri economici (confindustria e banche) preferiscono un governo amico come quello di Giorgia Meloni.
Sott’accusa finiscono così provvedimenti come il reddito di cittadinanza, su cui è stata costruita una vera e propria campagna di criminalizzazione che descrive il RdC come assistenzialismo per fannulloni anche se è servito a ridurre la povertà. Accuse anche la per la “cattiva gestione del Covid” mentre l’Italia ha avuto meno morti di UK e Francia nella prima ondata. Su di lui si registrano attacchi personali finalizzati a demolirne l’immagine dipingendolo come incompetente nonostante la sua preparazione giuridica. L’informazione di Rai, Mediaset e La7 è in mano a centrodestra e centristi che la utilizzano a piene mani con una narrazione di “populismo pericoloso” utile al PD e al Terzo Polo per riprendersi i voti della sinistra.
In effetti Conte e il M5S sono oggi l’unica opposizione reale mentre il PD è ambiguo e il Terzo Polo inconsistente. Conte difende il lavoro: salario minimo, stop ai voucher; blocca le privatizzazione selvagge, come Poste Italiane, si oppone alle riforme illiberali del governo come il decreto Cutro e la giustizia del Ministro Nordio.
Conte ha quindi dimostrato che si può governare senza essere servo dei poteri forti che vogliono un M5S debole e soprattutto scongiurare che Conte riprenda slancio con evidenti ripercussioni sul sistema.
In questo contesto le opposizioni guardano alla costruzione di una possibile alternativa di governo al centrodestra, ma senza Conte e il M5S non ci sono i numeri per riuscirci, tralasciando un aspetto non secondario del problema che riguarda alcune divergenze di fondo tra M5S e PD, le due forze maggiori, in politica estera e nello specifico sulla guerra russo-ucraina e il mega riarmo di 800 miliardi di euro approvato dall’UE col voto favorevole del PD insieme a una risoluzione che praticamente dichiara guerra alla Russia.
Conte può essere un leader alternativo a Giorgia Meloni? E tra lui ed Elly Schlein chi ha più chance di successo? Conte ha un maggiore radicamento popolare e comunica molto meglio della Schlein avendo un linguaggio chiaro e diretto: in questo più simile alla Meloni anche se con contenuti opposti. La Schlein è più intellettuale e quindi risulta meno efficace nel parlare alle classi popolari. Conte in più attira un elettorato trasversale fatto di ex leghisti delusi, operai, disoccupati e piccoli imprenditori frustrati dalle politiche della Meloni. Schlein è più sintonizzata con un elettorato di giovani urbani e della sinistra radicale, ma non intercetta il voto operaio.

A favore di Conte gioca anche l’esperienza di governo e la gestione di crisi complesse con il Covid e i rapporti con l’UE e il successo dei fondi PNRR ottenuti per l’Italia. La Schlein non può vantare tali esperienze di governo e appare “immatura” a uno scontro con la Meloni. Va considerato anche il fatto che il M5S è la sola forza politica che contrasta apertamente la Meloni su temi concreti: reddito di cittadinanza contro i tagli al welfare di Meloni; No alla flat tax che favorisce i ricchi; difesa dello stato sociale: scuola, sanità pubblica; ambientalismo pragmatico con le rinnovabili e lo stop al carbone.
Quali sono invece i punti deboli di Conte rispetto alla Schlein?
L’Immagine istituzionale contraria alla protesta, appare più “presidenziale” per i moderati mentre Conte è visto come “antisistema” da parte dell’elettorato centrista. Va inoltre considerato che il PD ha una macchina organizzativa più solida e collaudata, controlla più territori, l’Europa e gli investitori preferiscono il PD con la Schlein che è più rassicurante per Bruxelles e per i mercati. Conte viene ancora associato a un sovranismo soft per il primo governo con la Lega.
Da questa analisi scaturisce un dato: se si vuole sconfiggere la Meloni PD e M5S devono allearsi, Conte è più spendibile come candidato alla leadership e la Schlein può svolgere il ruolo di vice attraendo giovani e sinistra radicale.
Conte deve essere il volto principale per la ragione che parla alla stessa base popolare di Meloni proponendo soluzioni diverse, ha dimostrato inoltre di poter governare e soprattutto è l’unico in grado di strappare voti alla destra.
Sulla carta il ragionamento sembra filare, il problema però è quello di superare la conflittualità tra PD e M5S per avviare un processo di costruzione di un’alleanza ampia e credibile aggregando altre forze progressiste. Giuseppe Conte a questo punto dovrebbe offrire al PD una piattaforma comune su pochi temi chiave, 3 o 4 priorità su cui le due forze sono già d’accordo: salario minimo legale contro il lavoro povero; blocco delle privatizzazioni selvagge nella sanità, nei trasporti, nelle poste; riforma fiscale progressiva con no alla flat tax e più tasse sui grandi patrimoni; difesa della magistratura indipendente contro le riforme varate da Nordio. Sui temi divisivi come per esempio la Nato e il RdC, PD e M5S devono innanzitutto evitare litigi che ledono in partenza la credibilità dell’alleanza e della relativa proposta elettorale e programmatica.
Sulle candidature il M5S, in cambio del sostegno a Conte come premier simbolo dell’alleanza, deve cedere al PD alcuni collegi sicuri al centro-nord e indicare nella Schlein, numero due dell’alleanza, la ministra dei Diritti o degli Affari Europei per non marginalizzare il PD. Sindacati e Società civile devono assumere il ruolo di mediatori nella costruzione di questo patto PD-M5S. Quali altre forze politiche devono essere coinvolte e aderire al progetto alternativo?
Verdi Europeisti (Bonelli e Frantoianni), Centro Moderato (ex renziani dissidenti, Italia Viva residuale, elettori delusi dal Terzo Polo), Sinistra Radicale (Potere al Popolo, sindacati di base), Cattolici democratici (aree vicine alla CEI).
La sfida importante è però anche quella di attuare una strategia di comunicazione finalizzata a ribaltare lo storytelling su Conte, ridisegnandone l’immagine da “avvocato del popolo” a “statista responsabile”, mostrandosi più europeista evitando toni complottisti come la retorica anti-Nato estrema.
Rispetto alla Meloni gli attacchi devono essere mirati sfruttando le debolezze del governo sulla disoccupazione giovanile (+20% al sud), crisi infrastrutturale (il ponte sullo stretto), gli scandali legati a FdI. Da evitare invece litigi sul passato, affermare il ruolo progressista e non avere troppi piccoli partiti nell’alleanza.
In sintesi si può parlare di un “Patto per l’Italia” con un simbolo unitario, per esempio “Italia Democratica e Solidale” che rappresenta la sintesi programmatica dell’alleanza da proporsi in 10 punti senza ambiguità e quindi facilmente recepibili dall’opinione pubblica. Conte può quindi battere la Meloni se il PD accetta un ruolo subalterno, come la SPD con i Verdi in Germania), se si costruisce un’alleanza coesa e non un minestrone, se si svolge una comunicazione aggressiva, ma istituzionale.
Se invece il centrosinistra litiga ancora, Meloni vincerà anche nel 2027. Servono coraggio e pragmatismo per voltare pagina.