A Meta sugli alberi è scontro tra il WWF, il Sindaco Giuseppe Tito e l’avv. Francesco Esposito

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Giuseppe Tito foto©ViC

Giuseppe Tito foto©PinP

Francesco Saverio Esposito

Francesco Saverio Esposito

META – Tra il WWF, l’avv. Francesco Saverio Esposito e il sindaco Giuseppe Tito è scontro sull’abbattimento dell’albero a Piazza Scarpati e la querelle sembra non chiudersi col botta e risposta a mezzo post su facebook. Riassumiamola. Claudio d’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno, solleva il caso con la seguente segnalazione: “L’Amministrazione di Meta (come tante altre amministrazioni peninsulari e non solo!) ha ricevuto un finanziamento di sessantamila euro dalla Città Metropolitana, per un progetto che prevede la sostituzione e la implementazione del patrimonio arboreo. Ebbene in quel progetto, tra gli interventi da fare, si prevede la sostituzione di diversi alberi previo abbattimento di quelli preesistenti. Per tali sostituzioni ci si è affidati ad agronomi che avrebbero “sentenziato” quali alberi lasciar vivere e quali invece eliminare.

albero-metaTra gli esemplari da abbattere ci sono anche sei stupendi ippocastani vegetanti da decenni in via Mariano Ruggiero (la salita dietro il bar Romano). Di questi due sono già stati fatti fuori e le ceppaie rimosse. Ne restano quattro che il WWF intende salvare! Nella mattinata odierna la ditta incaricata avrebbe già dovuto abbatterli, ma dopo una telefonata intercorsa con il primo cittadino di Meta si è ottenuto la sospensione dei lavori. Fra un’ora incontrerò, assieme ad un rappresentante del direttivo, il sindaco Peppe Tito per un confronto sulla questione.

Claudio d'Esposito

Claudio d’Esposito

Sono sicuro che ci sarà la possibilità di utilizzare il finanziamento ottenuto per migliorare il patrimonio arboreo metese senza necessariamente abbattere altri alberi se non manifestamente malati e pericolosi!!!” A seguire l’avv. Esposito che scrive: “Il taglio di quel maestoso esemplare arboreo in Piazza Scarpati evidenzia la sciatteria mentale e la assoluta insensibilità della nostre amministrazioni per la tutela del verde ed, in genere, del nostro patrimonio paesaggistico. A Meta, ma ovviamente anche altrove in Penisola, vi sono punti dove da anni non si provvede a sostituire le piante naturalmente morte o dissennatamente estirpate. Vi sono strade, come l’ultimo tratto di via Cosenza fino al confine con il Comune di Vico, con marciapiedi in uno stato che ricorda le più fetide periferie industriali, prive di alberature , che pure potrebbero trarre evidente beneficio da una sistemazione arborea adeguata. Invece qual è l’obiettivo primario in alcun modo rimandabile?

Depauperare quel poco di verde più significativo che miracolosamente si è salvato. E’ stata realizzata una passeggiata tra la Marina di Meta ed Alimuri. Stendendo un velo pietoso su come sono stati eseguiti i lavori mi domando quale sia stata la ragione per la quale non sia stato possibile, in alcun punto, prevedere un po’ di alberatura?
E continuando mi chiedo a chi sia venuto in mente di realizzare panchine che sembrano suggerite da qualche fachiro consultato telefonicamente dall’India mentre, poveretto, era intento a riposate sul suo giaciglio acuminato.
Addirittura lo stesso tipo di panchina, quanto di più scomodo possa immaginarsi, frutto di una mente perversa, palesemente votata ad intendere la sofferenza come piacere, è stata posta sulle piazzole del belvedere in Gradone dei Pescatori. Evidentemente in questo paese i masochisti abbondano.

Le piante a Meta vengono potate di continuo e, di fatto, rese inidonee al loro scopo che è quello di offrire riparo dalla calura estiva. Mi chiedo, ancora, quanto questa inutile attività costi al contribuente.
Ricordo che anni fa nei pressi di casa mia, in via De Martino, vi erano due buche sul marciapiede, erano lì da anni senza che vi fosse stata messa a dimora alcuna pianta. Andai al vivaio e con una spesa minima, 30-40 euro a pianta, comprai due carrubi che personalmente, di notte e di soppiatto, provvidi a mettere in sito.
Uno dei due carrubi è sopravvissuto alle potature continue e si è fatto imponente, l’altro, più sfortunato, non ha avuto la medesima sorte e qualche anno fa è seccato. Circa due anni fa ho comprato, spendendo anche in questo caso non più di 60-70 euro, una quercia da sughero e sempre di notte, come un carbonaro che si nasconde, conscio di stare per consumare un grave reato, l’ho ripiantato.
Purtroppo anche la povera quercia è vittima delle solerti, non richieste, attenzioni del potatore folle.
Confesso che, tra l’altro, sarei curioso di sapere quanto sarebbe costato al Comune l’acquisto delle medesime piante.
Tralasciando, però, questo non poco significativo ragguaglio, da cittadino, mi piacerebbe anche sapere se il Comune intenda procedere al reimpianto degli alberi là dove mancano ed, inoltre, se rientri tra le sue priorità quella di dare inizio ad una seria campagna di piantumazione anche su aree e su strade dove allo stato le piante mancano.
Ovviamente e sempre da cittadino vorrei che le piante al Comune costassero quanto costano a me privato cittadino in modo da evitare di buttare nel c… i soldi dei contribuenti. Ho molti altri quesiti da porre ma li lascio alla prossima puntata.

A questo punto il Sindaco Giuseppe Tito decide di intervenire e pubblica il post che segue: “Sono rimasto molto sorpreso dalle accuse dell’avvocato Francesco Saverio Esposito, anche perché non provengono da una persona qualunque, bensì da chi frequenta gli uffici e ben avrebbe potuto documentarsi. L’avvocato Esposito ha parlato si sciatteria ed insensibilità da parte dell’Amministrazione in merito alla vicenda del taglio dell’albero di Piazza Scarpati, ma evidentemente non sa che quel taglio non è stato un nostro capriccio. Non ci siamo svegliati la mattina ed abbiamo deciso di tagliare l’albero. L’Amministrazione ha ricevuto un finanziamento di sessantamila euro dalla Città Metropolitana, per un progetto che prevedeva la sostituzione e la implementazione del patrimonio arboreo. Quel progetto è stato redatto da un agronomo, il dottor Tullio Esposito, che l’avvocato Esposito conosce bene, visto che è suo fratello. Ebbene in quel progetto, tra gli interventi da fare, si prevedeva la sostituzione dell’albero di Piazza Scarpati perché, come riportato dall’agronomo, si trattava di un’essenza malata. Inoltre, anche a riguardo della sistemazione di via Cosenza, a cui sempre l’avvocato Esposito fa riferimento, vorrei precisare che ancora evidentemente l’avvocato non sa, e non sarebbe stato difficile per lui sapere, che l’Amministrazione ha previsto l’intervento nell’ultimo piano triennale delle opere pubbliche approvato. Non solo è già stato contratto il relativo mutuo per poter dare il via ai lavori. In conclusione, se prima di esprimere giudizi si avesse il buon gusto di documentarsi, forse si eviterebbero polemiche inutili”.

Il sindaco Tito svela che la perizia agronomica su cui è stato impostato l’intervento del Comune porta la firma del fratello dell’avv. Esposito, Tullio di professione agronomo, per cui la vicenda tutto sommato dovrebbe rientrare. Avviene invece esattamente il contrario e l’avv. Esposito replica a muso duro e ne approfitta per puntare l’indice su tutta una serie di questioni metesi su cui intende fare chiarezza. Scrive Esposito: “Accetto di entrare in polemica con il Sindaco Peppe Tito senza trincerarmi dietro la solita battuta del “non voglio fare polemica”. Sono costretto a far notare al Sindaco che per me alcun rilievo assume la circostanza che sia stato mio fratello Tullio, di professione agronomo, a sottoscrivere la perizia che, a suo dire, avrebbe consentito di tagliare l’albero di p.zza Scarpati. Anche se l’autrice della perizia fosse stata mia figlia egualmente, almeno spero, avrei conservato il diritto di manifestare il mio dissenso. Da quel che mi risulta, poi, la pianta, sebbene avesse problemi, giustamente e correttamente rilevati dall’agronomo,era da monitorare e non necessariamente eliminare. Ci sono, anche in Italia, Comuni (cito per tutti Lignano Sabbiadoro che ha preferito curare piuttosto che abbattere gli storici pini del suo lungomare) che, a fronte di un patriarca arboreo, qual era l’albero di piazza Scarpati, preferiscono esperire tutti i tentativi possibili per evitarne l’abbattimento.

Soprattutto se si tratta di una pianta che, per vetustà e maestosità, è entrata a far parte del paesaggio e tale è percepita da una comunità come quella metese. Anche in altri siti comunali, via Gioia, via Ruggiero ecc.. si sta procedendo a frettolosi abbattimenti di piante e ciò unicamente perché qualcuno alla Città Metropolitana ha avuto un’idea, apparentemente felice ma in realtà, nella pratica, rivelatasi tutt’altro, di finanziare con soldi pubblici la sostituzione del verde. E’ un po’ quel che avvenne con i finanziamenti concessi dallo Stato dopo il terremoto del 1980 per abbattere e demolire gli edifici danneggiati. Operazione che veniva autorizzata e finanziata con eccessiva facilità procurando il risultato di consentire l’abbattimento anche di edifici di pregio con danno per il patrimonio urbano antico. In pratica risultava più vantaggioso abbattere e ricostruire che riparare. Oltretutto con la ricostruzione si conseguiva l’ulteriore obiettivo di aumentare le unita’ abitative favorendo evidenti finalità speculative di progettisti ed imprese edili.

Proprio a Meta vi sono diversi luminosi esempi. Il più clamoroso è il fabbricato di ben 6 piani realizzato nel vallone a confine con Piano. Questa brutta storia si fermò solo grazie all’attività di denunzia dell’ing. Mario Maresca, responsabile di Italia Nostra, del sottoscritto e del mai abbastanza compianto On. Antonio Parlato. Un politico signore, un uomo d’altri tempi. Spero che il Comune oltre ad estirpare quelle piante ormai parte integrante del nostro paesaggio utilizzi i fondi della Città Metropolitana anche per implementare il verde che a Meta, e son certo che il Sindaco su questo punto concorderà, non è che abbondi. All’epoca della stesura del PRG, nel 2002, lo stesso progettista, l’urbanista Vezio De Lucia, ebbe a rilevare la carenza di verde pubblico come annotò nella relazione al piano.
Prendo atto che via Cosenza nei prossimi tre anni sarà oggetto di un intervento di sistemazione. Non resta che sperare in una progettazione più consona e ragionevole di quella attuata per la passeggiata tra la marina di Meta e quella di Alimuri. C’è da auspicare un deciso incremento del verde pubblico.

Di certo l’ esecuzione dell’intervento in via Cosenza difficilmente potrà essere peggiore di quello che ha caratterizzato i lavori della passeggiata. La passeggiata in pratica deve essere riparata ogni anno e ciò non solo a causa delle mareggiate ma anche per la evidente scarsa qualità dei lavori eseguiti.
Sarebbe interessante sapere quanto siano costati detti lavori, quanto costano le ormai periodiche riparazioni e se il Comune vi abbia mai coinvolto la ditta che ebbe ad eseguirli nel modo noto a tutti.
A proposito mi viene da chiedere: nulla emerse in fase di collaudo!?  Inoltre ricordo al Sindaco che via Cosenza, soprattutto nel tratto finale, è in condizioni pietose non da oggi ma da decenni.
Circostanza che avrebbe dovuto essere nota da tempo ad un politico che, come il Sindaco, siede sui banchi del Comune, sia pure in formazioni che cambiano di elezione in elezione (i cambi di casacca e di schieramento a Meta sono la regola) e con ruoli diversi, da almeno 20 anni. Non è pensabile che il Sindaco fosse fino all’altro ieri in vacanza su Marte e che, quindi, solo da quando è sceso dall’astronave (di ritorno dalla sua vacanza megagalattica) abbia avuto l’opportunità di accorgersi. che era necessario intervenire a via Cosenza. Infine confesso di aver immaginato che il Sindaco si esprimesse anche in merito agli altri punti toccati dalla mia nota chiarendo quali sono le modalità di gestione del verde pubblico, i criteri usati per l’acquisto delle piante, le ragioni di tante frequenti potature ed i loro costi. Ed invece nulla.

Un’ultima notazione. I Comuni non costituiscono una nuova forma di Monarchia Assoluta ed il Sindaco non è un Monarca Assoluto nella funzione per volontà di Dio. Questa concezione, se qualcuno non se ne è avveduto, è stata messa da parte dopo il 1789. Al pari il Consigliere Comunale è un cittadino che, normalmente, ha, nella vita di tutti giorni, un suo lavoro e che, pur tuttavia, decide di prestare un temporaneo servizio pubblico.
A me pare che nei nostri Comuni, non solo a Meta, la permanenza nella carica di consigliere comunale sia, senza che se ne intraveda alcuna apparente utilità o vantaggio per gli amministrati, eccessivamente duratura.
A Meta ci sono Consiglieri in carica da oltre 15 anni. A questo punto sarebbe forse opportuno dargli una pensione e consentire loro, finalmente, il meritato riposo. Ciò se non altro favorirebbe il ricambio politico. Riproporre la candidatura dopo averlo già fatto per 15-20 anni equivale a fare ne più ne meno che una proposta indecente. Soprattutto se in quei 15-20 anni trascorsi sul Comune non si è fatto nulla di sufficientemente rimarchevole o tale da essere ricordato. Come potrà notare il Sindaco conosco bene la storia di Meta nell’ultimo quarantennio e non sono così sprovveduto come egli immagina errando”. A quanto pare la vicenda metese riserverà ulteriori sorprese!