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Beni Comuni, a Meta un meeting per conoscere meglio di che cosa si tratta

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comune-metaMETA – Riflettori accesi sui “beni comuni” argomento in discussione al Comune di Meta venerdì 28 febbraio alle ore 18con gli interventi di: Giuseppe Tito (Sindaco di Meta), Luigi de Giacomo (Segreteria nazionale del Comitato Rodotà), Elena Coccia (Consigliera Delegata Città Metropolitana di Napoli – Delega Beni Comuni), Fabio Pascapè (già dirigente settore beni comuni del Comune di Napoli), Renato Briganti (Docente di Diritto pubblico e presidente di Mani Tese Ong Onlus), Nicola Capone (Filosofo del diritto e attivista), Mariella Nica (Giornalista e psicologa), Vincenzo Iurillo (Giornalista de Il Fatto Quotidiano). In collegamento Ugo Mattei (Giurista e presidente del Comitato Rodotà).

beni-comuniSi tratta di un momento di confronto, promosso dal Comitato Popolare Difesa Beni Pubblici e Comuni “Stefano Rodotà”, sostenuto dalla Banca di Credito Popolare con il patrocinio del Comune di Meta, che nasce dal desiderio di approfondire e condividere insieme alle cittadine e ai cittadini della costiera sorrentina una nuova visione sociale e politica al centro del dibattito pubblico attuale: i beni comuni.

Cosa sono i Beni Comuni?
I beni comuni sono quei beni che per la loro natura ecologica culturale o sociale appartengono a tutti, nel senso che nessuno può appropriarsene in quanto singolo individuo o in quanto soggetto sociale o economico. Sono quei beni che se sfruttati e degradati causano ripercussioni negative su tutti i cittadini, presenti e futuri. I beni comuni non sono possedibili, che questo sia per la loro natura fisica, come l’acqua, l’aria o gli ecosistemi, o perché rappresentano parti di un patrimonio pubblico comune, come le grandi opere architettoniche e artistiche. Vendere, sfruttare o inquinare questi beni genera un vantaggio per i pochi proprietari benefattori dell’attività, ma nega a tutti gli altri la possibilità di goderne, ora ed in futuro.

Perché parlare dei Beni Comuni?
L’Italia detiene uno dei patrimoni naturali e artistici più ricchi al mondo per diversità e ricchezza. Tuttavia, dal 1990 ad oggi, i governi italiani hanno venduto a privati parti di questo patrimonio per un valore pari a 900 miliardi di euro. Boschi, colline, interi borghi e palazzi storici, riserve idriche, infrastrutture e collezioni artistiche, sono stati, e sono, oggetto di acquisizioni private, mentre il restante del patrimonio pubblico, viene trascurato e gestito per coloro che in futuro dovranno e vorranno farne uso, ma nell’interesse economico di chi lo gestisce e pertanto volto all’utile economico.

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