Addio a Giampaolo Pansa, a Piano di Sorrento presentò “L’anno dei barbari”

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Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa

“La scomparsa di Giampaolo Pansa mi lascia un vuoto dentro profondo, perchè ha rappresentato uno dei pilastri della mia formazione culturale e professionale accompagnandomi sempre nella mia quotidianità. Sono cresciuto leggendo, anzi divorando, gli articoli e i libri di Pansa coltivando il sogno di conoscerlo, di incontrarlo, di scambiare con lui opinioni e condividere sensazioni sull’Italia che lui meticolosamente aveva studiato e studiava per trasferirci conoscenza. Il mio era il sogno di un giovane giornalista impegnato in politica e nella pubblica amministrazione e che si concretizzò nel 1993 quando lo invitai a presentare il suo libro “L’anno dei barbari a Piano di Sorrento dove ero assessore alla cultura nell’Amministrazione del Sindaco Vincenzo Nastro.

libri-di-pansaUn sogno di cui volli rendere partecipe la comunità carottese e non solo affinchè conoscesse e apprezzasse l’uomo, il giornalista, lo scrittore nella stagione più critica della politica italiana, quella di tangentopoli e della comparsa sulla scena della Lega di Bossi che, meglio di chiunque altro, Pansa intravedeva come un fenomeno non transitorio, una deriva frutto della malapolitica nazionale, una minaccia per la tenuta delle istituzioni democratiche e dell’unità nazionale, lui da buon piemontese antifascista di Casale Monferrato, la cittadina dove è nato e che ritorna in ogni suo romanzo storico. Pur non avendola mai visitata, ho imparato ad amarla perchè ha dato i natali a un uomo come lui che, attraverso i suoi libri, mi ha fatto scoprire il significato del forte legame con la città natia, il senso di conservare la memoria delle origini, dei legami e degli affetti, quelli di un tempo e quelli presenti.

Pansa ci ha insegnato anche questo, oltre ad essere stato uno dei maggiori cronisti italiani e uno scrittore capace di sconfiggere il pregiudizio storico-culturale per indagare sulle ragioni degli altri: perchè la storia la scrivono i vincitori, ma le ragioni delle opposte fazioni restano e vanno scoperte, comprese e anche rispettate. Questa è la lezione più grande che Pansa ci lascia: lui, uomo di sinistra, che studia e racconta la storia della guerra civile italiana dove si consumarano grandi tragedie umane, oltre che sociali, ai danni degli sconfitti.
Gli è costato tanto questo esercizio storico-intellettuale per le ostilità che ha scatenato e gli attacchi che ha dovuto subire proprio dalla sua parte politica per aver fatto onestamente il suo mestiere, quello che pochissimi sono stati e sono in grado di fare!

Ricordo di aver trascorso tre giorni intensissimi con lui quando andai a prenderlo alla stazione di Mergellina a Napoli con la mia macchina per portarlo a Piano dove l’attendevamo per la presentazione del libro che facemmo all’Hotel Albatros. Quella presentazione faceva parte di un progetto culturale dell’Amministrazione denominato “I Salotti letterari e non” che vedevano protagonisti autori contemporanei che con le loro opere trattavano tematiche sociali e culturali significative per stimolare curiosità, conoscenza, voglia di approfondire e di apprendere il senso di certe sfide, di certi messaggi in un’Italia dove il senso civico e morale faceva sperare in una svolta decisiva per le sorti future del Paese. Lo fu, ma non per molto, perchè il sistema si rivelò capace di smorzare in una lenta agonia quell’impulso di civiltà per una restaurarazione che ci ha portato ai disastri di oggi. Quell’esperienza politico-amministrativa di cui ancora c’è memoria si realizzò con una visione laica dell’impegno pubblico, per emancipare la comunità dalla subordinazione a un sistema politico-clientelare che ne smorzava ogni ansia e capacità di protagonismo.

Un’esperienza che restò il simbolo di quella stagione, una delle più brevi anche se intense della vita amministrativa carottese, ma che generò dei bei frutti grazie anche a un giovane team che mi affiancò nel rendere possibile il cambiamento. Li voglio ricordare perchè oggi ognuno di loro ha sicuramente memoria di quella stagione e ne conserva lo spirito oltre che i ricordi insieme al privilegio di quegli incontri e di quelle conoscenze che insieme facemmo per il nostro paese: Fabrizio d’Esposito, Candida Morvillo, Mariella Nica e Michele Russo. Ciao Giampaolo, non hai seminato invano!” (Vincenzo Califano)