Se alla Regione Campania ritornasse Stefano Caldoro…una “minestra riscaldata!”

Stampa
Stefano Caldoro

Stefano Caldoro

Quando sullo scenario politico si riaffacciano personaggi che hanno già svolto un ruolo di primo piano nella politica e ancor di più nelle istituzioni, a tutti i livelli, bisogna interrogarsi su quali possono essere le reali motivazioni che li spingono a ritornare sul “luogo del delitto“. Ovviamente è legittimo nutrire questo desiderio o ambizione, ma a differenza degli altri la ricandidatura di un ex governatore (e anche di un ex sindaco) non può prescindere da una pubblica valutazione sul suo operato pregresso e sui risultati ottenuti. Stefano Caldoro è il candidato più accreditato a guidare la coalizione di centro-destra alle prossime elezioni regionali in Campania in virtù del fatto che la designazione del candidato presidente, almeno fino a questo momento, è appannaggio di Forza Italia e comunque dell’area-Berlusconi.

On. Mara Carfagna

On. Mara Carfagna

La quale, per la verità, eccezion fatta per Mara Carfagna cui vanno riconosciute un’autonomia critica e una personalità politica matura, di volti nuovi e spendibili sul mercato del consenso elettorale ne ha davvero pochi. Resta quel Paolo Russo, deputato dell’area nolana, che sicuramente non spicca quanto a personalità nè entusiasma le folle. Nell’area leghista, dove riciclati di qualunque specie si affannano ad aderire, mancano figure di spicco (tant’è che Salvini continua a nominare commissari del Nord nutrendo diffidenze verso i “terroni“) mentre Fratelli d’Italia, che pure è in crescita di consensi, deve fare i conti più o meno con gli stessi problemi della Lega e non appare in grado di proporre un candidato competitivo, almeno in questa tornata elettorale. Resta così in campo Caldoro, di matrice socialista, tutto sommato una brava persona, ma che nel pregresso mandato di presidente quasi nulla ha prodotto, circondato più o meno dallo stesso entourage politico che lo affiancherebbe in una eventuale ricandidatura nel 2020.

Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca

Sarebbe un ritorno al passato, un passo in dietro di dieci anni che riporterebbe la Campania al 2010 e ai disastri che sono stati lasciati in eredità al Presidente Vincenzo De Luca. Il quale durante questi cinque anni, a prescindere dal carattere e dal protagonismo che ne fanno anche un istrione della politica italiana, perlomeno è riuscito a rimettere in corsa la Regione, a risanarne i conti i settori strategici, come per esempio la sanità, a impegnare le risorse finanziarie disponibili e in particolare quelle europee, ad affermare un protagonismo della Campania anche a livello nazionale aggiudicandosi sul campo il diritto a portare avanti la mission per centrare altri, importanti risultati che, altrimenti, rischiano seriamente di abortire. Diversamente ne scaturirebbe un corto circuito politico-istituzionale dalle gravi conseguenze per la Campania e questo sarebbe da scellerati permetterlo! Ben vengano, ovviamente, altre candidature che per lo meno abbiano il pregio della novità e con essa della proposta alternativa… Ma rispolverare il passato fatto di “carte conosciute” sarebbe un errore imperdonabile! Tanto più se questo passato è intriso di fallimenti che la gente dimentica, ma su cui invece bisogna riflettere e chiedere conto a chi pretende di propinarci una “minestra riscaldata e insipida”.