Fabrizio d’Esposito ricorda Rosellina Russo: le donne in politica hanno una marcia in più…

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fabriziodi Fabrizio d’Esposito*

“Caro Vincenzo, il tuo lungo e intenso ricordo di Rosellina Russo rende appieno la figura di questa grande donna che, al di là delle sue appartenenze politiche, lascia rimpianti e nostalgie nella comunità di Piano di Sorrento. In particolare colpiscono la determinazione e l’umanità di Rosellina nei confronti delle persone che conosceva. Tu citi il biglietto che ti mandò dopo la morte di mamma tua, allo stesso tempo Raffaele Esposito, comunista da sempre, rammenta una telefonata fatta in occasione del dramma familiare del suo nipotino Antonio. E questo indugiare con gratitudine e anche ammirazione nella rivelazione di un’intimità dolorosa, ci dona l’immagine di una donna davvero speciale.

Così anche dal mio passato affiora un ricordo in linea con il carattere di Rosellina. Erano gli anni della dura se non rocciosa contrapposizione al Comune tra la Dc e il Pri, cui hai fatto riferimento pure tu. Da un lato Raffaele Russo e il sindaco Antonino Gargiulo, cognato di Rosellina; dall’altro l’Edera di Geppino Russo, di mio padre Vittorio, di te e Antonio Volpe, e di altri più giovani come me, Michele Russo e Torquato Galasso. La dimensione pubblica della politica era anche privata e con i democristiani non si doveva prendere neanche un caffè. Era quell’essenza del totus politicus che permea ogni aspetto della vita, decisamente un altro pianeta, coi suoi pregi e i suoi difetti ovviamente, rispetto alla politica post-ideologica di oggi.

Questo il quadro, dunque. Fu tale quindi il mio stupore, un giorno, quando rientrando a casa di pomeriggio trovai Rosellina a parlare con mia madre, anch’essa di nome Rosellina. Ammalata da tempo, mamma aveva deciso di non uscire più e spesso le amiche andavano a trovarla. La visita di Rosellina, a caldo, era per me inspiegabile, vista con i paraocchi della politica. Invece, col tempo, fece vacillare tutte le mie certezze di intransigente attivista anti-democristiano. E soprattutto mi insegnò che le donne in politica hanno spesso una marcia in più degli uomini, capace di coniugare l’anima con la militanza e respingere le asperità talvolta ottuse tra maschi. Rosellina Russo esaltava questa sua preziosa e naturale inclinazione nel rapporto con gli altri, come testimonia anche il suo impegno nel volontariato. Adesso che anche lei ha lasciato questa terra, il ricordo di quella visita, oltre trent’anni fa, mi è ancora più dolce e caro”.

* Inviato de “Il Fatto Quotidiano”