Sorrento, martedì il consiglio comunale per l’incompatibilità di Marco Fiorentino

Stampa
Fiorentino Consiglio Decadenza

Fiorentino Consiglio Decadenza

SORRENTO – Il Presidente del Consiglio Comunale Emiliostefano Marzuillo ha convocato per Martedì 29 Gennaio, alle ore 18, il Consiglio comunale chiamato a votare la decadenza o meno del consigliere (ed ex sindaco) Marco Fiorentino dal seggio consiliare a seguito dell’insorta e non rimossa causa di incompatibilità dovuta al mancato rimborso (€ 108mila) al Comune di Sorrento della quota parte di debito anticipata dall’Ente a seguito della condanna in sede civile di primo grado per la vicenda del 1° Maggio 2007.

Un solo punto all’ordine del giorno con una deliberazione destinata a segnare la consiliatura e il secondo e ultimo mandato di Giuseppe Cuomo. Come già annunciato e spiegato, Fiorentino ha confermato l’indisponibilità a pagare la quota-parte di debito (108mila euro) anticipata dal Comune quale risarcimento del danno a seguito di sentenza di primo grado in sede civile.

L’ex sindaco ha sempre rivendicato, anche a dispetto della sentenza penale definitiva, la sua estraneità rispetto all’incidente nel quale persero la vita due donne (Fattorusso e Reale) all’uscita della chiesa per l’improvviso crollo del carrello di una gru. Sul piano amministrativo Fiorentino ha ripetutamente e formalmente contestato il riferimento legislativo che si è ritenuto di applicare al suo caso per decretarne la decadenza per incompatibilità. Il parere richiesto dalla segreteria generale del Comune al Ministero dell’Interno, secondo Fiorentino, ha prospettato una situazione diversa da quella reale. In effetti la stessa legge prevede che l’incompatibilità si verifica con sentenza passata in giudicato per gli Amministratori Comunali il cui contenzioso sia insorto nell’esercizio della fuzione pubblica. E’ esattamente il caso di Fiorentino che il 1° maggio 2007 era sindaco di Sorrento e la sentenza civile per la quale il Comune ha chiesto il risarcimento dando il via alla procedura di incompatibilità è soltanto di primo grado. Particolare non secondario, come ha spiegato Fiorentino, ma al Ministero questa circostanza non è stata prospettata, mentre il Consiglio Comunale che sul caso ha l’ultima parola non potrà non tenerne conto.  E’ quindi una decisione tutta politica quella che si accinge ad assumere il civico consesso sorrentino nei riguardi del leader dell’Opposizione e Presidente della Commissione Trasparenza. Abbiamo intervistato Marco Fiorentino per conoscere la sua opinione su questa vicenda.

INTERVISTA A MARCO FIORENTINO

Marco Fiorentino

Marco Fiorentino

Consigliere Fiorentino, lei parla per la prima volta della sua vicenda umana e politica…

“Mi ero imposto il silenzio con l’intento di evitare dichiarazioni, espressioni e manifestazioni di sentimenti provocatimi da una vicenda che mi ha visto coinvolto in ragione di valutazioni conseguenti una esasperata ricerca di mia responsabilità nella causazione di un evento luttuoso. Mi sono accorto, però, che tacere nella mente di qualche politico può essere solo causa di diffusione di ulteriori equivoche interpretazioni. E allora è bene non tacere. Non ho dubbi, ci ho pensato e ripensato mille volte, non posso, se mi sarà consentito, e come mi dicono mi potrà essere consentito, non cercare di dimostrare nel giudizio civile, l’assenza di qualsiasi mia responsabilità per l’evento luttuoso del primo maggio 2007. E’ però necessario che io abbia la possibilità e il tempo per dimostrarlo”.

Ma l’Amministrazione ha chiesto un parere al Ministero sul suo caso…

“L’Amministrazione comunale, nella persona del sindaco e di qualche suo adepto interno ed esterno, ha inteso avvalersi di un sollecitato parere del Ministero dell’Interno che utilizza a mo di scudo anche per diffondere nelle menti di chi non ne conosce l’origine, chi lo ha provocato e i termini con cui è stato provocato, considerazioni sbagliate”.

Il Ministero ha scritto che la decisione spetta al Consiglio…

“Sarà per un’incauta o non corretta prospettazione della vicenda rispetto al vero, sarà per una voluta disattenzione nell’individuazione della norma, sarà, come qualcuno mi sussurra, per un tentativo di estromettermi dalla vita amministrativa della città per il dissenso da me pubblicamente manifestato in relazione a decisioni dell’amministrazione, sarà per qualsiasi altro recondito motivo: quello che è certo è che mi hanno contestato un’incompatibilità che ancor oggi suscita perplessità e dubbi di natura giuridica. Nonostante considero di aver acquisito esperienza politica e sia consapevole dell’ipocrisia che ingolfa la mente dei politici, della falsità di quanto affermano e dei loro atteggiamenti buonisti e disponibili, sono amareggiato per le Ingiustizie che ritengo io stia subendo”.

Lei ha deciso che non corrisponderà la somma richiestale dal Comune?

“Dovrà pur passare la nottata, come sosteneva il grande Eduardo, ma io, indipendentemente dalla sussistenza o insussistenza di contestazione di qualsiasi ipotesi di incompatibilità alla carica di consigliere comunale, ho deciso di non corrispondere la somma che l’Amministrazione Comunale ha voluto richiedermi ritenendo così di potermi contestare l’incompatibilità, perché ancora oggi non posso pensare che l’eventuale mia responsabilità civile per i fatti del 1 Maggio possa essere ritenuta pari o, meglio, uguale a quella di chi ha posto in commercio una gru il cui braccio per difetto di costruzione ha ceduto; a quella di chi l’ha utilizzata probabilmente senza averne fatto i giusti collaudi; a quella di chi in maniera sconsiderata l’ha adoperata; a quella di chi (uno e solo uno) probabilmente prima di me e con più specifiche prerogative normative avrebbe dovuto controllare la sicurezza del lavoro sui cantieri ed invece è stato quello che con considerazioni tecniche e normative non corrette ha consentito ai giudici del Tribunale e della Corte di Appello di ritenermi penalmente responsabile. Mai mi sono sottratto, anzi me le sono sempre assunte, alle responsabilità di uomo e di politico, ma mi sembra opportuno che io dia conto prima a me stesso, alla mia famiglia e a quanti condividono la percezione di ingiustizia dell’importanza nella vita di alcune decisioni”.

Quindi ha deciso: non pagherà e sarà dichiarato decaduto?

“Non posso pagare, almeno per me, sarebbe il riconoscimento di quella che i giudici del penale hanno ritenuto una certezza risultante dal processo e che è ben diversa dalla verità della realtà troppe volte diversa dalle convinzioni che maturano nei processi. Spero di riuscire a dimostrare nel giudizi civili che certamente dovrò affrontare la ragione per la quale io sono estraneo all’omicidio colposo contestatomi. Per il momento devo necessariamente sopire amarezza e disprezzo”.