Meta, Villa Giuseppina finisce in Parlamento

Stampa

villa-giuseppinaFinisce in Parlamento, per iniziativa del Movimento 5 Stelle, il caso di Villa Giuseppina a Meta, vicenda su cui sono in corso anche accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria per verificare la regolarità delle procedure amministrative connesse alla locazione dell’immobile. Ecco il testo dell’interrogazione parlamentare: “Meta di Sorrento, in provincia di Napoli, ha tra le sue residenze storiche una di particolare pregio. Parliamo dell’immobile denominato “Villa Giuseppina o Villa Cosenza“, la cui progettazione si attribuisce all’architetto Vanvitelli o alla sua scuola e che vanta, tra l’altro, di essere stata set del film “Pane Amore e…“, il capolavoro cinematografico di D.Risi.

Il 24 Ottobre 2005, i proprietari di uno degli appartamenti che si trovano all’interno della struttura, i coniugi Balduccini-Berger, decidono di vendere alla signora Ornella Morgese, inquilina dello stesso immobile da qualche anno, al prezzo di 650 mila euro. Tuttavia, quel bene è vincolato ai sensi della Legge 1089 del 1939, pertanto prima di perfezionare la vendita occorre dare notizia alle Amministrazioni statali e locali che possono esercitare “diritto di prelazione”. Dopo la rinuncia da parte del Ministero, a esercitare tale diritto è il Comune di Meta.

Bruno Antonelli

Bruno Antonelli

Il sindaco, a quel tempo il dott. Bruno Antonelli, sottopone al consiglio comunale questa possibilità e con delibera consiliare n. 73 del 22 Novembre 2005, pertanto prima della scadenza dei due mesi dalla data della denuncia di alienazione del bene, viene disposto l’esercizio del diritto di prelazione per l’acquisto dell’immobile destinandolo a sede di uffici di rappresentanza.

La Giunta del dott. Antonelli, che intende realizzare in quell’edificio il Museo del Mare della Penisola Sorrentina, provvede circa l’impegno della spesa per i 650 mila euro stabiliti dalla parte alienante il bene e recapita il decreto con cui si comunica di voler esercitare la prelazione. La signora Morgese impugna il decreto e fa ricorso al TAR (15 febbraio 2006). Il responso del Tribunale Amministrativo (5 agosto 2009) tuttavia, è a lei sfavorevole. Come si evince dal giudizio “…il Consiglio comunale di Meta, nel deliberare l’esercizio della prelazione ha indicato nella finalità dell’acquisto di adibire l’immobile a sede di uffici di rappresentanza. Tale finalità risulta pienamente conforme all’interesse pubblico della valorizzazione del bene culturale, in quanto l’adibizione di questo a sede di rappresentanza di un ente pubblico corrisponde ad un tradizionale, diffuso e prestigioso utilizzo di beni culturali che, lungi dal comprometterne la conservazione, ne determina la valorizzazione, posta l’evidenza della funzione ad essi assegnata dal proprietario”.

Paolo Trapani

Paolo Trapani

Nel 2010 cambia il sindaco, il dott. Paolo Trapani succede al dott. Antonelli. La compravendita da parte del Comune di Meta avviene con contratto rep. n. 1903 del 10 settembre 2010, come da programma triennale delle opere pubbliche approvato con deliberazione consiliare n.212 del 26 aprile 2010. Con il sindaco Trapani una nuova delibera di giunta (N. 146 del 13 giugno 2012), ribadisce le intenzioni dell’Amministrazione comunale di Meta di destinare Villa Giuseppina al “Museo del Mare e a Uffici di Rappresentanza”, una destinazione quindi, di pubblica utilità, come già espresso dalla precedente amministrazione. Con nota prot. 9080 del 12 giugno 2012 la giunta assegna formale incarico all’arch. Diego Savarese di predisporre elaborati per il “Progetto di allestimento del museo del mare e di uffici di rappresentanza nell’immobile di proprietà comunale”. Il progetto presenta un quadro economico con un impegno di spesa pari a 1 milione di euro che viene approvato dalla giunta comunale. La signora sig. Morgese tuttavia, continua ad occupare l’immobile in qualità di inquilina, fino all’ottobre del 2013, quando verrà eseguito lo sfratto dopo la convalida disposta dal Tribunale civile.

Il sindaco “…esprime vivo compiacimento per la vicenda che si chiude favorevolmente per la comunità metese: “L’appartamento comunale di villa Giuseppina può quindi essere restituito alla fruizione pubblica ed essere valorizzato come merita. Nelle intenzioni dell’amministrazione, infatti, il vano della residenza borbonica di via Caracciolo dovrebbe ospitare il tanto atteso Museo del Mare: una mostra permanente dedicata alle antiche tradizioni marinaresche di Meta e della penisola sorrentina. Un intervento da un milione di euro, che il Comune finanzierà con accantonamenti e fondi regionali”, sono le parole del sindaco Trapani. L’anno seguente Giuseppe Tito diventa il nuovo sindaco di Meta. Tito era assessore nella giunta Trapani e presente all’atto della deliberazione in cui si dava incarico all’arch. Savarese perché l’immobile divenisse museo del mare. Passano ancora anni e il Museo del Mare in Penisola Sorrentina non vede la luce anzi, il 15 febbraio 2017, l’architetto Diego Savarese, il Funzionario responsabile del settore, adotta una determina con la quale indice un’asta per la locazione dell’appartamento all’interno di Villa Giuseppina. Nella determina di Savarese si legge: “…è interesse ed intenzione dell’Amministrazione rendere produttivo di reddito il detto cespite e, per tal motivo, è stata espressa la volontà di procedere alla indizione di apposita Procedura ad Evidenza Pubblica al fine di individuare il migliore contraente a cui cedere in Locazione la detta consistenza immobiliare”.

Tuttavia all’albo pretorio del Comune non si rileva alcun atto in cui l’Amministrazione esprime questo “interesse”. E in effetti nessun atto potrebbe esserci, considerando che il bene, riconosciuto d’interesse storico, archeologico e artistico a norma delle leggi in materia, fa parte del Demanio e non può comparire nell’elenco delle alienazioni o valorizzazioni del patrimonio disponibile del comune di Meta. Insomma non può essere venduto o locato e non avere altra destinazione se non quella per cui è stato esercitato il diritto di prelazione: la pubblica utilità.
La base d’asta per l’immobile di cui stiamo parlando è di soli 1857,00 euro mensili, sebbene il valore che si può ottenere consultando la banca dati delle quotazioni immobiliari dell’agenzia delle entrate, oscillerebbe, considerando che la superficie dell’appartamento è di mq 381,26, tra 1715 e 4041 euro mensili. Pertanto un valore molto più vicino al minimo, riferito alle abitazioni di tipo economico, tra le quali certamente non si può registrare Villa Giuseppina.

Persino la quotazione di un box, fra €2000 e 3000, sarebbe superiore. La gara (10 marzo 2017) viene vinta dal sig. Bartolomeo Sorrentino di Lettere con un offerta di €2478. Inoltre, a pochi giorni dall’aggiudicazione l’architetto Savarese conferisce mandato al geometra Giuseppe Guida, tecnico esterno, al fine di procedere alla variazione catastale per diversa distribuzione degli spazi interni dell’unità immobiliare. La superficie catastale, escluse le aree scoperte, era al 28 luglio 2016 di 396 mq. con una consistenza di 9 vani, per cui 14,75 mq in più di quelli messi a bando. Dopo l’intervento del geometra Guida e la variazione catastale, i mq diminuiscono ancora (358 mq) ma aumentano i vani che passano a 15,5.
Fatta tale premessa, sig. Ministro, Le chiediamo:
***con quale iter l’amministrazione comunale attuale decide che la destinazione d’uso di Villa Giuseppina, vincolata ai sensi del Codice dei Beni Culturali, deve essere di uso abitativo, cambiando di fatto le deliberazioni dalle amministrazioni Antonelli e Trapani, ampiamente documentate, che destinavano il bene del Demanio a Museo del Mare;

***con quale atto formale l’attuale amministrazione Tito assegna mandato all’architetto Savarese di redigere la determina che avvia la procedura di locazione dei beni del Comune; ***quale è stato il criterio per cui viene stabilito un prezzo di base d’asta ampiamente al di sotto di quello previsto dalle Agenzie delle Entrate e in ogni caso di molto inferiore al valore di mercato per un bene di indiscusso pregio; ***come sia possibile che la struttura nel corso della locazione abbia subiti importanti interventi di ristrutturazione interna passando da 9 vani a 15 e che all’amministrazione comunale non risulti rilasciata “nessuna autorizzazione edilizia” e se le opere realizzate posseggono il titolo abilitativo previsto dall’art.22 del D.P.R 380/2001;

***perché la proprietà acquisita in precedenza esercitando diritto di prelazione al fine di realizzare il Museo del Mare sia stata poi di fatto trasformata in struttura extra alberghiera come viene pubblicizzata su siti internet dedicati, consentendo al nuovo locatario un introito potenziale di 600 euro al giorno a fronte dei soli 2478 investiti per accaparrarsi questo bene di pregio;

***se l’attività esercitata all’interno dell’appartamento possegga il titolo abilitativo previsto dalla L.R. 17/2001; ***se, in buona sostanza, il Sindaco attuale abbia esercitato le funzioni di controllo di competenza e agito con lo scopo esclusivo di preservare questo bene di valore storico e in particolare nell’interesse dei cittadini metesi.