A proposito di libertà di stampa, di finanziamenti all’editoria e di liti temerarie…

Stampa

metropolisQuando la politica non riesce confrontarsi con i media e se ne sente vittima, minaccia e spesso attua le ritorsioni che maggiormente minano la libertà dell’impresa editoriale: sopprimere il finanziamento pubblico alla stampa, un istituto che è stato concepito dal legislatore per sostenere l’editoria minore e garantire così una forma di pluralismo che altrimenti soccomberebbe a danno della democrazia. Per troppi anni questa forma di sostegno finanziario è stata per lo più intercettata dai grandi gruppi editoriali che sicuramente non avevano bisogno di queste provvidenze che, invece, sono vitali per i piccoli editori e per le società cooperative dove i giornalisti sono essi stessi impresa editoriale.

I primi tagli al finanziamento pubblico alla stampa fu operato dai governi di centro-sinistra, anch’essi intolleranti verso un’informazione di denuncia. In questo modo conseguirono l’asservimento di tanti media (quelli televisivi lo sono stati da sempre) che ha determinato la progressiva perdita di credibilità della libera informazione nel nostro Paese. Restarono i contributi alle piccole testate che così riescono a sopravvivere. Una di queste è senza dubbio Metropolis, quotidiano dell’area stabiese-vesuviana-costiera e più di recente salernitana che oggi ha pubblicato in prima pagina l’appello che riprendiamo a sostegno dei colleghi che animano questa testata. E’ pur vero che c’è gente come Denis Verdini che ha lucrato milioni di euro di finanziamento pubblico all’editoria speculando e distraendo denaro pubblico e per questo venendo condannato ripetutamente nei tribunali italiani. Anche questo va ricordato, per onestà intellettuale e di causa e di Verdini ce ne sono stati e ce ne sono anche altri nel panorama editoriale italiano. Il Governo cosiddetto giallo-verde non ha mai flirtato con la stampa! Soprattutto la componente dei 5 Stelle spesso ne ha fatto oggetto di aspre critiche e dure minacce, assolutamente fuori luogo per un partito che ha avuto l’onore e l’onere di governare l’Italia con milioni di voti degli elettori. Non usi questo potere per mortificare l’informazione, piuttosto legiferi affinchè una certa giustizia chiaramente collusa con la malapolitica ancora imperante e con certi poteri che democratici non sono, la smetta di abbattersi come una mannaia sulla libera stampa che fa il proprio dovere e colpisce i potenti.

il fatto quotidiano

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Matteo Salvini e Luigi Di Maio

E’ il caso de Il Fatto Quotidiano il cui direttore Marco Travaglio proprio stamattina ha dedicato l’editoriale alla condanna patita in Tribunale con una penale di 95mila euro per risarcire i Renzi sentitisi lesi da un titolo e da alcune parole usate dai giornalisti nelle note vicende giudiziarie che li hanno interessati. Attenzione: fatti non smentiti, ma escamotage giudiziari per infliggere una pesante condanna pecuniaria a un’impresa editoriale che, oltre a essere fatta solo da giornalisti, non ha mai percepito, sin dalla nascita, un euro di finanziamento pubblico. Allora Di Maio&Salvini si occupino seriamente di media e di editoria, riformino il sistema giudiziario garantendo all’informazione di poter fare il proprio lavoro senza essere perseguitata con liti temerarie che hanno il solo fine di intimidire, di condizionare e di impedire il libero esercizio dell’informazione: perchè un giudice può emettere sentenze risarcitorie destituite di qualunque fondamento mettendo così a rischio la vita stessa dell’impresa editoriale. Questo è il cambiamento che si invoca da parte dell’informazione, ma quella vera! Garantiamo alle piccole testate locali quei contributi finanziari che vengono interamente investiti nell’impresa giornalistica riconoscendo però a chi il giornale lo fa i propri diritti e un giusto reddito. Sarebbe la forma migliore per un governo del cambiamento di dimostrare di essere all’altezza anche di questa delicata sfida democratica.