A proposito di infiltrazioni malavitose…

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Pubblichiamo la riflessione di un diretto osservatore e non solo dei fenomeni criminali su un tema di scottante attualità sul quale occorre mantenere elevato il livello di attenzione dell’opinione pubblica.

di Vincenzo Romano*

Il fenomeno dell’infiltrazione malavitosa nei gangli della PA, degli apparati di partito, dell’imprenditoria ed in tutti i settori produttivi e di servizio è cosa risaputa da tempo. Oramai non esistono, qualora fossero mai esistite una volta, zone affrancate dalla presenza delle associazioni di matrice mafiose. Negli anni del ventennio, grazie all’istituto del confino, si è assistito all’esportazione nostrana di cosa nostra in Piemonte e Triveneto. Negli anni sessanta il flusso migratorio interno, legato allo sviluppo industriale, ha continuato a fornire linfa ed affiliati. Il sistema democratico legato al finanziamento dei partiti ed al movimento di quantità di voti, con le indagini di PG ad esse legate, dovevano, già all’inizio degli anni ’90, far suonare il campanello di allarme delle istituzioni ma esisteva ancora il pericolo terrorismo (presente essenzialmente al nord)  tanto è che allora si chiese l’intervento di don Rafae’ per l’affaire Cirillo. Questi sono meri appunti storici. Le mafie si combattono ovunque e si colpiscono i loro interessi laddove esiste una pax per far proliferare i business derivanti dal riciclaggio.

* GdF