Piano di Sorrento…bufera giudiziaria al sapor di limoncello

Stampa

piemme logoPIANO DI SORRENTO – Sono sei gli indagati dalla Procura di Torre Annunziata nell’inchiesta sul manufatto ubicato in via Gennaro Maresca in prossimità del Cimitero la cui legittimità urbanistica è finita al centro delle indagini ed è stata di recente anche oggetti di una vivace dibattito in Consiglio Comunale che ha opposto la Consigliera Anna Iaccarino all’Assessora Rossella Russo. Allo stato risultano indagati: il geom. Michele Amodio (tecnico comunale), l’ing. Antonio Elefante (progettista e direttore dei lavori), i titolari della ditta edile Antonino e Gaspare Arpino e il presidente e amministratore dell’Azienda Piemme Srl, Giovanni e Gian Mario Russo.

In poche parole l’opera sarebbe totalmente abusiva, sprovvista del vincolo paesaggistico che risale al ’62 e che impedisce la realizzazione di opera nelle aree di rispetto cimiteriale. Il manufatto fu oggetto di un’ordinanza di demolizione mai eseguita e successivamente è stata oggetto di ulteriori interventi edilizi instaurandosi per questo un contenzioso amministrativo col Comune di Piano risoltosi a favore dei privati, ma con una sentenza che lascia aperti tanti, e forse troppi interrogativi sul ruolo svolto dal Comune. Prima di diventare una fabbrica di limoncello la struttura nacque negli anni ’60 come un capannone adibito all’allevamento delle galline da uova di una fiorente attività imprenditoriale gestita da un ex amministratore di Piano di Sorrento che si consociò con un ex amministratore di Meta (entrambi da tempo deceduti) per l’operazione.  In seguito si trasformò in fabbrica artigianale di intarsio sorrentino, anche in questo caso al centro di diverse problematiche anche in rapporto alla speciale natura inquinante dell’attività svolta. Di anni ne sono trascorsi e la struttura è rimasta al suo posto passando di mano fino all’ultima destinazione a fabbrica di limoncello acquisita dalla nota famiglia di imprenditori alberghieri sorrentini.

Il TAR della Campania, a seguito del ricorso presentato dalla Piemme Srl avverso un’ordinanza del Comune (N°92 del 25/7/2014) che disponeva la chiusura ad horas del laboratorio artigianale con la cessazione, quindi, delle attività, che la società aveva trasferito appunto da Sant’Agnello a Piano andando a realizzare una serie di interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione per i quali notificava al Comune l’esito degli stessi eseguiti a norma di legge. L’ordinanza comunale contestava alla Piemme il mancato rispetto della distanza cimiteriale per la quale è vietata qualsiasi attività edilizia all’epoca nel raggio di 200 metri e successivamente ridotto a 50 metri dal Cimitero. I giudici amministrativi ricostruiscono minuziosamente l’iter amministrativo sulla base del ricorso dell’Azienda evidenziando le carenze e contraddizioni nell’operato dell’Amministrazione Comunale che viene condannata anche al pagamento delle spese di lite.

Sul piano penale le cose prendono però un’altra strada (si tratta infatti di due procedimenti indipendenti) il che spiega l’azione intrapresa dalla Procura nei riguardi di tutti gli attori, ivi incluso lo stesso Comune di Piano di Sorrento cui i giudici amministrativi peraltro imputano una carenza d’azione nell’iter seguito, con la contestazione di abusivismo edilizio e falso.