Comune Unico, prima di tutto viene il metodo con cui ci si deve confrontare…

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Penisola SorrentinaIn attesa che il dibattito politico si vivacizzi sui due appuntamenti elettorali amministrativi del 2016 – Piano di Sorrento e Vico Equense – l’attenzione si focalizza sull’ipotizzata costituzione del Comune Unico della Penisola Sorrentina, argomento interessante che andrebbe dibattutto non come tifosi del si o del no, ma sul significato e sulle implicazioni connesse all’eventuale cancellazione di cinque delle sei municipalità costiere e alla nascita di un comune unico di questo territorio che si da per scontato sarà denominato Sorrento. E’ infatti da escludersi a priori qualsiasi altra denominazione quantunque la nascita del Comune Unico, scaturendo dalla fusione di sei municipalità, potrebbe anche legittimarne una ex novo: un’ipotesi improponibile se soltanto consideriamo il valore del brand Sorrento nel mondo.

Tutti gli altri Comuni invece dovrebbero rinunciare, col nome, al valore della propria identità e storia per acquisirne senza dubbio una molto maggiore, ma sul piano prevalentemente, se non esclusivamente, del marketing e quindi commerciale.  In tal senso è evidente che la Sorrento Comune Unico dovrà anche prospettarsi sul mercato in forme e con modalità più omogenee per scongiurare un rischio reale: quello cioè di trasformarsi soltanto in una città più grande, ma a due dimensioni: una coincidente con quella dell’attuale Sorrento, che conserverebbe nell’immaginario collettivo il ruolo del centro della Grande Sorrento, tutto il resto invece si trasformerebbe di fatto nella periferia della città, come avviene in tutte le realtà metropolitane.

Certo, una Piano di Sorrento periferia di Sorrento non è la stessa cosa di una San Giovanni a Teduccio periferia di Napoli, ma sempre di periferie urbane si tratta! Nel dibattito che si sta accendendo, i sostenitori dell’utilità del Comune Unico ne evidenziano i vantaggi in rapporto soprattutto alla gestione unitaria di servizi e alle naturali economie di spesa che ne conseguono. Argomentazioni valide che prescindono dal fatto che già oggi i Comuni possono gestire (e in parte lo fanno) congiuntamente servizi traendone analoghi vantaggi senza per questo dover rinunciare alla propria sovranità.
I contrari al Comune Unico ragionano prevalentemente in termini di tutela dell’identità storico-culturale, con annessi e connessi, argomenti altrettanto validi ma non sufficienti per dire no a un progetto ambizioso, ma tanto complesso da potersi considerare già in parte abortito proprio per le modalità con cui lo si sta riproponendo nel dibatitto politico.

Poichè si tratta di un’iniziativa che, come qualsiasi riforma di tale portata, deve prescindere dagli interessi contingenti, andrebbe elaborato e condiviso in primo luogo un metodo, di ragionamento e di operatività, che conferisca piena legittimità d’azione agli attori preposti a realizzarlo. Che sono in primis i Sindaci proprio in virtù che derivano dall’elezione diretta una legittimazione popolare che dev’essere necessariamente controbilanciata dalla coerenza tra la proposta elettorale e l’azione amministrativa che ne consegue.

Allo stato da dove discende, in capo agli attuali Sindaci e Amministratori, la legittimazione politica per avviare tale processo? Praticamente solo dalla loro esclusiva volontà e dagli interessi che li animano. E’ invece richiesto perlomeno un riscontro nel programma elettorale del Sindaco e dell’Amministrazione che ne sostiene l’attività, da rendere pubblico all’atto di chiedere il consenso visto che, votandoli, almeno fino a oggi il cittadino non ha dato loro il mandato di “liquefare” la propria municipalità in una comprensoriale! Per questo l’elezione diretta del sindaco è abbinata a un programma e alle liste (una o più a seconda del sistema di voto connesso al numero degli abitanti) come prevede la legge: fino a diverso parere tutto ciò conserva un senso e un significato concreti nel fissare i poteri, ma anche i limiti dell’azione amministrativa.

Nei programmi (elettorali e di mandato) degli attuali primi cittadini in carica nei sei Comuni peninsulari, invece non c’è traccia di tale proposta sottoposta al vaglio e quindi al voto dei corpi elettorali, eccezion fatta per i consueti riferimenti a quelli che sono i noti vantaggi legati all’attuazione di politiche di gestione a livello comprensoriale. Quindi per dare sostanza a una rivoluzione così significativa, è auspicabile adottare in questa fase un indirizzo politico che dev’essere recepito sul piano amministrativo con l’impegno a sottoporlo, insieme alle altre questioni, al giudizio degli elettori a partire sin dalla prossime consultazioni amministrative: costituzione del Comune Unico della Penisola Sorrentina per fusione fra tutti quelli esistenti, secondo le forme previste dalla legge.

Ciò rappresenta il corretto esercizio della proposta politica nei confronti del corpo elettorale e avrebbe come effetto quello di conferire al programma elettorale, e quindi alla consiliatura che ne consegue, un valore e un potere costituenti per il “comune unico“, dovendosi peraltro avviare azioni amministrative coerenti che non si improvvisano nè si affidano con estrema superficialità a personale politico impreparato e completamente a digiuno anche di esperienza nella pubblica amministrazione.

L’occasione per sperimentare sul campo questo metodo c’è ed è rappresentata dalle ormai imminenti elezioni comunali che riguardano due importanti Comuni della Penisola: Piano di Sorrento e Vico Equense. La popolazione di questi due soli Comuni è di 34.190 cittadini (Piano 13179 – Vico 21.011) e Vico è il Comune con la popolazione più numerosa fra tutti i Comuni della Penisola oltre che anche il più vasto con 29,30 Kmq (Piano di Sorrento 7,33 Kmq – Sorrento 9,93 kmq e 16.644 abitanti – Massa Lubrense 19,71 kmq e 14.164 abitanti). Nello spazio dei prossimi 3/4 anni andranno alle urne prima Meta (2.19 kmq e 7987 abitanti) e Sant’Agnello (4,09 kmq e 9095 abitanti), cioè le due punicipalità più piccole della Penisola e a seguire Sorrento e Massa, potendosi così completare un iter politicamente e istituzionalmente corretto rispetto a tutti i Cittadini della Penisola Sorrentina che hanno il diritto di conoscere fino in fondo che cosa succede con la costituzione di un comune unico, materia delicatissima e ricchissima di implicazioni che non possono essere sottaciute o sottovalutate, così come gli eventuali vantaggi sottostimati o marginalizzati.

Ben altra cosa è che un paio di Sindaci e qualche partito decidano in corso d’opera e senza averne titolo oltre a quello della proposta politica, di intraprendere in fretta e furia un percorso con l’intento di costruirsi un vestito a misura per privare le comunità della Penisola Sorrentina del diritto all’autodeterminazione nel rispetto delle regole democratiche e soprattutto degli interessi generali che, quasi mai, coincidono con quelli della classe politica a tutti i livelli.