WWF, come si tagliano gli alberi per sfuggire ai vincoli. Il caso di Vico Equense

Stampa

OLYMPUS DIGITAL CAMERAVICO EQUENSE – Motoseghe in azione su tutto il territorio della Penisola Sorrentina e a farne le spese, quasi sempre, sono alberi d’alto fusto che risultano ingombranti per proprietari di case e ville desdierose di acquisire “aria e vista”.  Dopo il caso dei pini secolari di Seiano, salvati in extremis dal WWF, è andata male invece per il Pino di Arola. Nonostante la motivata diffida del WWF Penisola Sorrentina per evitare l’ennesimo ingiustificato scempio al patrimonio arboreo del territorio e nonostante le rassicurazioni del comando di Polizia Municipale ad organizzare un “tavolo tecnico” con gli ambientalisti, il pino di via Badessa, in località Arola nel Comune di Vico Equense, solo l’ultimo in ordine cronologico nella check-list dei pericoli pubblici, è andato giù!!! Di lui non resta nemmeno la segatura. I suoi rami sporgenti e un muro sottostante, con qualche pietra smossa, sono stati sufficienti a decretarne l’immediata condanna, senza diritto di replica!

IL SINDACO ORDINA: ABBATTETE IL PINO

Le chiome dei Pini

Le chiome dei Pini

Stavolta ad intimarne l’abbattimento ad horas è stata addirittura una ordinanza sindacale ad hoc, indirizzata al sig. Porzio Mario per l’espianto di un pino marittimo vegetante nella sua proprietà. La richiesta di espianto era stata presentata dallo stesso privato e motivata da relazione tecnica di parte a firma del Dr. Agr. Ciro Luca Fiorentino. Il sopralluogo eseguito con solerzia dal personale del Servizio di Protezione Civile e dal Comando di Polizia Municipale avrebbe accertato la presenza di “vistose crepe su di una muratura di contenimento in pietra calcarea a secco dovute alle sollecitazioni trasmesse dall’apparato radicale dell’albero… dall’enorme mole … piantumato ai margini del terrazzamento”. Sollecitato dai cittadini il WWF si è interessato alla vicenda provvedendo a fare accesso agli atti di tutta la documentazione e, nelle more, inviando al comune una diffida all’espianto dell’esemplare di Pino con richiesta di revoca dell’Ordinanza.
Il WWF aveva chiesto di non consentire l’inutile espianto dell’albero, di revocare in autotutela l’ordinanza n° 68 del 10.02.2014 e/o in subordine di sospenderne l’efficacia e, contemporaneamente, di ordinare ad horas il ripristino funzionale della muratura per evitare danni a persone e/o cose.
La pianta infatti risultava in ottimo stato vegetazionale e senza malattie e/o parassiti che ne potessero in alcun modo compromettere la salute e/o far temere per la sua stabilità. Dalla perizia di parte, a ben leggere, nulla lasciava minimamente presupporre ad un “reale ed imminente pericolo”, limitandosi il tecnico a descrivere la “forma” dell’albero e ad ipotizzare una presunta e generica inclinazione non meglio motivata e/o dimostrata.
I modesti danni alla muratura vengono attribuiti in perizia all’apparato radicale: da qui la richiesta di abbattimento dell’albero (si legge: in futuro “potrebbe” arrecare ulteriori danni al muro) e di sostituzione della pianta con un cespuglio appartenente alla cosiddetta “Macchia Bassa” (lentisco, erica, mirto, euforbia, ginestre, cisti e rosmarino).

LA PERIZIA AGRONOMICA

Si legge in perizia: “le branche e i grossi rami … incombono pericolosamente sul cespite posto di fianco di aliena proprietà … appare evidente (???) come l’essenza arborea si stia pericolosamente inclinando” e “stia arrecando danno alla muratura … l’accrescimento non solo della parte epigea ma anche e soprattutto dell’apparato radicale POTREBBE, senza alcun dubbio, continuare ad inficiare e causare ulteriori danni alla suddetta muratura
E’ semplicemente pazzesco – dichiara Claudio d’Esposito Presidente del WWF Penisola Sorrentina – la perizia non dimostra nulla se non che c’è un muro danneggiato. Ebbene? Non ci sembra il caso di eliminare un albero facente parte del paesaggio da decenni e chiaramente visibile anche da Google earth per due pietre spostate. Si scavano baratri per auto ovunque nelle viscere della terra della penisola sorrentina e non si ha la capacità di aggiustare un muretto??? Il tutto rischia di apparire come un puerile ma efficace escamotage per tagliare gli alberi in deroga ai vincoli e alle leggi: il privato chiede con una perizia di parte di eliminare una pianta e il comune cosa fa??? Glielo ordina … ad horas … avvisando che qualora entro 10 giorni la pianta non verrà eliminata si procederà alla denuncia all’autorità giudiziaria ai sensi e per gli effetti dell’art.650 del C.P. Salvo poi chiarire, in modo contraddittorio, che è ammesso ricorso al TAR avverso l’ordinanza entro 60gg. oppure, in alternativa, ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 gg. Ma non finisce qui. L’ordinanza impone la piantumazione nel sito di altra essenza mediterranea come suggerisce il perito di parte. Ovvero al posto del grosso Pino si dovrà scegliere tra un cespuglio della cosiddetta “Macchia Bassa”. Nella perizia, si suggeriscono anche essenze dalle proprietà medicamentose come: camomilla, salvia, lavanda, timo, ecc. Insomma si toglie un albero e si mette un rosmarino… assieme alla camomilla??? Beh… la camomilla in questo caso servirebbe… a sedare chi ha la smania di tagliare alberi con tanta facilità!!! E’ assolutamente necessario porre un freno ad un modus operandi  e uscire da un circolo vizioso che, prendendo in considerazione allarmistiche perizie di parte (spesso ad una attenta lettura superficiali e/o scarsamente attendibili) toglie, di fatto, ogni possibilità di controllo e/o verifica agli organi sovraordinati, delegando al “privato” ogni decisione sulla sorte degli alberi, e del paesaggio, del delicato territorio della penisola sorrentina.”