Politica italiana: ma come si fa a….

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di Gaetano Mastellone

Mastellone2Stiamo attraversando il più brutto periodo della storia d’Italia. Questa non è una semplice considerazione ma è la vera verità. Se guardiamo con maggiore attenzione alla attuale situazione dell’Italia, si ha la sensazione di stare assistendo, come in un laboratorio, a una crisi organica della democrazia e allo sconvolgimento di tutto un sistema politico. Si tratta, in effetti, di fenomeni che vengono da lontano, e che toccano sia destra sia la sinistra. 
La democrazia è, sicuramente, la migliore invenzione degli uomini per la loro organizzazione politica e sociale, ma declina e degenera quando si spezza la relazione tra «governanti» e «governati». Si attivano degli effetti negativi sugli uni e sugli altri. È in queste situazioni che scatta l’«indignazione», la quale a sua volta può assumere varie forme; oggi la protesta, il discredito e il disprezzo verso le istituzioni, oppure il silenzio, la stanchezza, il rinchiudersi nelle forme di solitudine proprie dei tempi di crisi della democrazia.
 


UNA NAZIONE CHE SI LOGORA…

Si stanno logorando, e a volte spezzando, i vincoli che tengono uniti una nazione. Noi tutti abbiamo bisogno della politica, però di una politica diversa e della buona politica. Ma si può fare qualche considerazione anche sul piano dei contenuti, considerando la storia degli ultimi anni. Il partito «liquido» e il partito «personale» – in modi diversi, ovviamente – sfociano in forme autoritarie. È un dato acquisito: per molti aspetti sono facce simmetriche di uno stesso processo di degenerazione della democrazia rappresentativa. Infatti, più si restringono le basi del potere – e s’indeboliscono i meccanismi di controllo – più aumentano i rischi di degenerazioni autoritarie e addirittura dispotiche e più duro e convulso diventa il rapporto tra «dirigenti» e «diretti». Sono problemi che gli avvenimenti di questi mesi mettono sotto i nostri occhi in modo drammatico e che riguardano tutti, la destra e la sinistra, perché coinvolgono il destino della nostra democrazia, cioè dell’Italia.

LA POLTICA FA E DISFA’ NEI SALOTTI

Pare quasi che il voto, la preferenza non esiste più! Tutto si fa e si disfà nei salotti della politica romana. Gli italiani? Sono delle pecore da pascolo, punto e basta. Tante sono le domande complicate, alle quali non è facile rispondere, ma è su questo limite che dobbiamo camminare se si vuole uscire dalla crisi. Personalmente sono persuaso di tre cose: la prima, che bisogna individuare risposte radicali all’altezza della crisi che stiamo attraversando, perché non è tempo né di «riformismo dall’alto» né di soluzioni politiche e sociali «neocorporative»; la seconda, che sarebbe necessario un «cervello collettivo»; la terza, fondamentale, che dobbiamo imparare la terribile lezione di questo ventennio. Ho appena letto un interessante “commento” sull’essere o meno orgogliosi della nostra italianità. Uno scritto di un giovane valente economista, che personalmente stimo molto, il dott. Eugenio Benetazzo. Nello scritto di stamani, 14 febbraio 2014, dal titolo “Gorgoglio italiano” Benetazzo cerca di rispondersi a diversi quesiti sul tema “Come di fa a essere orgogliosi di essere italiani”. Ne faccio un sunto, sono considerazioni interessanti. Però desidero anche dire che dobbiamo ritornare a essere orgogliosi della nostra Italia, altrimenti non ci sarà futuro ma solo un triste declino.

COME SI FA A ESSERE ORGOGLIOSI DI ESSERE ITALIANI

Come si fa a essere orgogliosi di un paese che abbandona per due anni due soldati italiani in terra indiana accusati di presunto terrorismo: se fosse accaduto agli USA avrebbero inviato l’Enterprise (la più grande portaerei del mondo) nel Golfo del Bengala con i missili Stinger puntati su Nuova Dehli e Mumbai pronti a essere lanciati se non erano prontamente rilasciati.
Come si fa a essere orgogliosi di un paese in cui la disoccupazione dilagante giovanile è soprattutto causata da una presa di posizione e ingerenza dei sindacati contro un mercato del lavoro più dinamico e più flessibile.
Come si fa a essere orgogliosi di un paese che non ricorda in Parlamento il numero d’imprenditori che si sono suicidati in questi ultimi 24 mesi a causa dell’oppressione e repressione fiscale dello stato italiano.
Come si fa a essere orgogliosi quando la gestione del famoso patrimonio artistico della nazione è priva di una vision strategica e di un inesistente coordinamento tra i vari attori di mercato che sono in contrasto l’un con l’altro per ragioni di velleità o invidia campanilistica.
Come si fa a essere orgogliosi quando il primo ministro italiano si reca in visita istituzionale in Medio Oriente a chiedere l’elemosina a qualche fondo sovrano islamico sembrando Oliver Twist in “posso averne ancora un pò”.
Come si fa a essere orgogliosi quando la nazione esporta le migliori risorse dell’intelligentia italiana verso paesi che sono nostri competitors e al tempo stesso importa manodopera generica priva di specifiche competenze professionali incapace di parlare e scrivere correttamente la lingua italiana.

Come si fa a essere orgogliosi della nuova e giovane classe politica italiana che propone per il rilancio dell’economia soluzioni riciclate dal passato palesemente fallimentari come la svendita di partecipazioni statali in settori strategici o la massiccia dismissione di patrimonio immobiliare pubblico in un momento in cui la borsa italiana è ormai asfittica e il mercato immobiliare è ingolfato per saturazione di offerta.
Come si fa a essere orgogliosi di un paese che ha due milioni di ragazzi appartenenti alla Neet Generation (not education, not employment, not training).
Come si fa a essere orgogliosi di un paese in cui i gangli e le istituzioni vitali della nazione, sono ancora ammorbati e plagiati dall’ideologia e da esponenti del pensiero comunista quando questo modello economico è dichiaratamente fallito in tutto il mondo da anni e quegli stati che l’hanno abbracciato in passato oggi lo rinnegano con la più disgustosa repulsione.
Come si fa a essere orgogliosi di un paese che tutto il mondo invidia e ammira per quel marchio o “quel modo di produrre” tanto desiderato ed ambito che è il “made in italy” lo stesso che invece è abbandonato a sé stesso dalle istituzioni nazionali lasciando che possa essere usurpato da altri o acquistato spudoratamente da raider stranieri.
Come si fa a essere orgogliosi di una nazione che ha segnato la storia economica del dopoguerra con quello che poi è stato definito come il miracolo italiano, quella stessa nazione che tra due decadi si vedrà proiettata al quindicesimo posto del ranking mondiale, scavalcata dalla Nigeria e dall’Indonesia.
Come si fa a essere orgogliosi di un paese in cui chi crea occupazione come imprenditore e contribuisce al gettito fiscale con le imposte che colpiscono massivamente la sua attività d’impresa è considerato come un evasore fiscale e uno sfruttatore di manodopera operaia.
Come si fa a essere orgogliosi di un paese che ha passato gli ultimi due anni a esprimere il peggio di sé dopo aver visto il rischio del suo possibile default finanziario durante l’estate del 2011, tergiversando sulle solite e ridicole beghe di partito.