Antonio Russo: sono una “…persona terra terra” e non mi piacciono le “…puttanate”

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A. Russo in mezzo tra Vittorio d'Esposito e Geppino Russo (1993)

A. Russo tra Vittorio d’Esposito e Geppino Russo (1993)

Antonio Russo, attuale capogruppo di maggioranza a Piano di Sorrento, ancora una volta ha espresso giudizi severi, poco lusinghieri e anche offensivi nei confronti dell’informazione in tutte le sue svariate forme ed espressioni, colpevole, a suo dire, di criminalizzare le persone e i loro comportamenti anche con l’intento di condizionarle.

Luigi Maresca

Luigi Maresca

L’episodio risale all’ultimo Consiglio comunale. Poichè nell’attuale compagnia di palazzo non è il solo a pensarla così (il presidente del CC Luigi Maresca, per esempio, è altrettanto, se non addirittura più insofferente nei confronti dei media) è utile sviluppare una riflessione sull’argomento. Partiamo dall’autodefinizione di Russo che, se fosse stata fatta dai media, sarebbe risultata offensiva e lesiva della sua immagine. Russo, riferendosi a sè stesso, ha infatti dichiarato: “…sono una persona terra terra…“.

Antonio Russo

Antonio Russo

Nell’uso corrente tale definizione ha un significato dispregiativo per cui dobbiamo ritenere che  Russo, a meno che non volesse esibirsi in un gesto di autodisprezzo, intendesse accreditarsi come una persona semplice…una brava persona per dirla nel gergo corrente. Compiendo così un subliminale esercizio comunicativo, in grado di conferire più valore alla sua filippica anti-informazione in difesa dell’operato amministrativo suo e della sua maggioranza!

E ancora: in un altro passaggio del suo intervento, Russo ha affermato (per poi correggersi a scoppio ritardato), che “…in questo consiglio comunale non siedono tutti malfattori“! Il settimanale Agorà descrive perfettamente l’imbarazzo generato dall’equivoco creato da Russo con le sue stesse parole, lasciando intendere che qualche malfattore pure ci sta nel Consiglio! Quindi Russo equivoca abitualmente con il senso delle parole con le quali invece dovrebbe avere, anche al di là della politica, maggiore familiarità! Infine ha ripetutamente definito “puttanate” le cose scritte dai vari media e rilanciate dai social sul caso Villa Fondi.

Ora se Russo avesse taciuto invece di animare questa performance che definire “squallida e volgare” è anche ingeneroso, sicuramente non ci saremmo impegnati con questo post a evidenziare alcune situazioni poco edificanti per questa maggioranza. Russo non è, come pretende di far credere, un novellino della politica locale e perciò ha il dovere dell’onestà intellettuale, foss’altro per rispetto di una storia grazie alla quale alla fine è riuscito ad approdare nell’attuale maggioranza di governo cittadino dalla quale dovrebbero separarlo ideologia, cultura e prassi politica. Russo appartiene infatti all’antica famiglia socialista di Piano di Sorrento, quella del professore Carmine Rotulo (suo ex collega all’Istituto Nautico), del dottor Antonio Borrelli, del docente universitario ed ex sindaco di Piano Vincenzo Nastro coi quali è stato protagonista della “primavera di Piano del 1993” quando una coalizione trasversale ai partiti sconfiggeva la DC russo-gavianea e arrivava al governo della Città assumendosi l’onere (con successivo merito) di salvare Villa Fondi in extremis e di restituirla alla comunità pianese. Un’operazione che già all’epoca una certa classe dirigente democristiana intendeva utilizzare per trasformare la villa in un ristorante! Quella era la DC che aveva in Salvatore Cappiello un giovane segretario e consigliere di minoranza, forte però di un imprimatur politico e familiare doc.

Salvatore Cappiello

Salvatore Cappiello

Quella storica “svolta politica-amministrativa“, forse l’ha dimenticato Russo, ebbe luogo sull’onda di un’emozione collettiva nazionale e locale suffragata dall’ansia di cambiamento rispetto a un sistema che, grazie alla conoscenza mediata dall’informazione oltre che dall’opera preziosa della Magistratura, stava tirando le cuoia lasciando però un seme che in seguito sarebbe tornato, purtroppo, a sbocciare ovunque! Allora fu la presa di coscienza dei cittadini di Piano sulla cattiva amministrazione e sulla mala politica a sostenere e a realizzare il cambiamento, quello di cui oggi si avverte di nuovo e forte il bisogno! Il caso Villa Fondi è servito a rianimare le coscienze dimostrando che nelle ceneri cova ancora una fiammella in grado di riaccendere il fuoco. Allora, caro Antonio Russo, se parli di “puttanate” devi riconoscere che le avete prodotte voi maggioranza sul caso Villa Fondi, altrimenti non avreste dovuto alzare bandiera bianca! Tutto quanto è avvenuto, da agosto a oggi, fino all’epilogo del vostro progetto di privatizzazione sotto la pressione popolare, è infatti la prova di una “puttanata sventata” dai cittadini che hanno richiamato questa politica incapace di gestire il proprio patrimonio e le proprie risorse a ravvedersi e a compiere un esercizio di fantasia che soltanto una mente politicamente perversa ha potuto definire come “…il riappropriarsi da parte della politica delle proprie prerogative!

Russo Rossella e Francesco Gargiulo

Russo Rossella e Francesco Gargiulo

Giovanni Ruggiero si pecca di essere un grande comunicatore, ma forse confonde il livello e la qualità che la comunicazione pubblica, cioè quella politica e amministrativa, ha il dovere di esprimere e che dev’essere improntata alla dialettica, cioè al confronto delle idee affinchè le ragioni prevalgano sul potere dei numeri e sulla prerogativa di gestire gli interessi generali. Questo è un esercizio complesso, oggi ancora più di ieri, sottoposto al controllo di chiunque. Dovere di chi ricopre funzioni pubbliche è perciò di dar conto del proprio operato, sempre, e di spiegare perchè si tentano certe operazioni che dimostrano di non perseguire il pubblico interesse, utile però ad alimentare clientele ed affari! Perchè si approvano progetti e si adottano delibere che non perseguono pubbliche finalità, nè sono ascrivibili al cosiddetto pubblico interesse e lo si fa pensando di averne titolo e diritto?

Giovanni Ruggiero

Giovanni Ruggiero

La comunicazione senza dialettica appartiene a un’altra sfera relazionale, a quella dei “predicatori” che non consentono repliche di sorta a un popolo di uditori in quanto i primi si ritengono depositari di verità assolute! In politica e in amministrazione non è così e un ceto politico diventa classe dirigente quando è in grado di compiere questo salto di qualità che è innanzitutto relazionale e comunicativo e non ha nulla da temere dall’informazione. E’ in grado di riuscirci solo se in sè ha l’etica della trasparenza praticata e non predicata! Quell’etica che dovrebbe indurre un sindaco o un capogruppo a chiedere spiegazioni pubbliche a chi fugge dal consiglio per non votare atti su cui nutre perplessità o di cui sospetta la legittimità, piuttosto che sbattere sul banco degli imputati chi questi atti, pur nutrendo le medesime perplessità, li ha votati per salvare una maggioranza che non lo merita! I nodi vengono sempre al pettine, ma forse nè Russo, nè RuggieroCappiello si sono ancora resi conto che loro non sono i padroni del Paese!