Mobilità e Turismo: potenziamo le vie del mare e quelle ferroviarie

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di Gaetano Mastellone

FOTO MG PER FBRecentemente ho letto molti interventi sulla famosa strada denominata dei “Quattro Cimiteri” (che brutto nome per una strada!) da parte di personaggi della politica, in cerca d’autore. Hanno riparlato di questa “cosa” definendo, anzi profetizzando, chissà quali sciagure di ulteriore caos viario che sarà dovuto al “Sistema Gallerie” che collegherà la penisola sorrentina a Castellammare e Napoli. Ma come, un’opera dove i soldi pubblici sono stati sperperati da decenni e decenni viene così semplicisticamente definita che non serve allo scopo? Hanno parlato anche che le vie del mare e la Circumvesuviana non funzionano; direi che per fortuna esistono le vie del mare! Sulla Circumvesuviana sono d’accordo. Da qui bisogna partire, dalle vie ferrate. Lo sanno questi soloni che le ferrovie e i collegamenti fanno  crescere il turismo?

Oltre che essere utili, quando funzionano, alla comunità? L’arma vincente sembra essere proprio la tanto “dimenticata” via ferrata. Questo non lo dico io (l’ho sempre pensato però!) ma lo dicono gli esperti americani dai quali dovremmo avere la modestia di prendere esempio e di leggere i loro report o i loro studi ….. prima di parlare. Una linea ferroviaria che arrivi direttamente all’interno del terminal aeroportuale, in modo da consentire ai viaggiatori collegamenti rapidi con le città, sembra appunto essere questa l’arma vincente per incrementare il fatturato alberghiero e la competitività nell’acquisizione di eventi internazionali. Lo sostiene lo studio A New Partnership: Rail Transit and Convention Growth, effettuato dall’American Public Transportation – APTA e dalla US Travel Association.  Secondo questo studio le strutture alberghiere delle città o paesi con accesso ferroviario diretto dal centro al terminal aeroportuale registrano quasi l’11% in più di entrate per camera rispetto agli hotel delle località in cui non esiste questo tipo di collegamento.  Dalla lettura dello studio appare “chiaramente” che dagli investimenti nei sistemi ferroviari locali traggono beneficio non solo i residenti, bensì anche l’intero settore dei viaggi e dell’ospitalità. Pensate un attimo a una Circumvesuviana di qualità interconnessa con l’Aeroporto. Avremmo risolto i problemi del turismo di tutta l’area napoletana e sorrentina.I maggiori ricavi per camera si traducono, per le “rail city” americane, in un potenziale di 313 milioni di dollari di entrate l’anno. Il trend è particolarmente evidente per gli hotel di fascia alta, che generalmente sono quelli preferiti dai viaggiatori d’affari e dai delegati a congressi e convention (un settore da sviluppare nella penisola sorrentina) e che hanno registrato, nelle città con un collegamento ferroviario all’aeroporto, un tasso d’occupazione più alto del 5,7% e tariffe medie più alte del 12,4%. Ed è proprio il pubblico legato agli eventi e al business travel, sottolineano le due associazioni, quello più sensibile all’accessibilità delle destinazioni dall’aeroporto, tanto che l’intermodalità treno-aereo costituisce un fattore di competitività nell’acquisizione di congressi ed eventi internazionali. Ovviamente oltre al business travel ne trae beneficio anche il turismo retail. Se i risultati si riferiscono alla realtà americana (lo studio è stato condotto sulle performance alberghiere di Atlanta, Chicago, Washington, Minneapolis, Portland e San Francisco) a mio parere (modesto di un uomo che pensa e si documenta) le conclusioni sono valide anche per quella italiana. Oggi le città italiane che dispongono di un collegamento ferroviario con l’aeroporto sono solo 3: Torino, sull’aeroporto di Caselle, Milano su quello di Malpensa e Roma su quello di Fiumicino. Sebbene molte destinazioni italiane con potenzialità sul mercato degli eventi manchino addirittura di collegamenti aerei soddisfacenti, sviluppare l’intermodalità treno-aereo è un tema essenziale per incrementare i risultati sul fronte dell’incoming. Oltre alle vie ferrate poi bisogna incrementare l’uso degli aliscafi, aumentando le corse e diminuendo i costi magari con un aiuto da parte dello Stato agli armatori che sopportano costi per l’investimento in “mezzi” e per l’alto costo di gestione dovuto al prezzo del carburante. Lasciamo stare le fantasie “Cimiteriali” e concentriamoci sulle vie ferrate; gli investimenti da fare costerebbero di meno e sarebbero più utili allo scopo. Per concludere già immagino, in caso di costruzione della via dei “Cimiteri” quante case, casette e villette spunterebbero come i funghi! I funghi è meglio mangiarli al ristorante, pensiamo alle cose che servono realmente. Scusate se sono intervenuto a dire la mia, da privato Cittadino che ama il suo territorio.