Diritto di cronaca…Un’importante sentenza del Tribunale di Roma assolve “Il Fatto”

Stampa
Vittoria Brambilla

Vittoria Brambilla

ROMA – L’ex Ministra Vittoria Brambilla e il suo ex Dipartimento ministeriale avevano intentato una causa civile nei confronti dei giornalisti de “Il Fatto Quotidiano” con la richiesta di un esoso risarcimento. I giornalisti, difesi dall’avv. Caterina Malavenda, sono stati assolti con una sentenza pronunciata dalla 1 Sezione Civile che “…racconta come il diritto di cronaca debba essere tutelato in Italia, come ai giornalisti non debba essere negata la possibilità di interpretare gli avvenimenti, di raccontare la realtà senza mortificare il proprio punto di vista”, sintetizza oggi Valeria Pacelli nella cronaca dedicata alla vicenda.

Avv. caterina Malavenda

Avv. caterina Malavenda

Poichè i tentativi di intimidire l’informazione, almeno quello indipendente e autonoma, con richieste di pesanti risarcimenti, la sentenza scrive una pagina molto importante per la libertà d’informazione. L’articolo incriminato era “Brambilla sistema. Imbarcati a Torino dieci fedelissimi della inistra. Scrive il Giudice nella sentenza: “Appare veramente incredibile che la Presidenza del Consiglio possa ritenersi parte lesa se un giornale di opposizione prospetti al lettore una sua interpretazione – che qund’anche malevola e pregiudiziale, deve comunque considerarsi legittima – di una vicenda che appare caratterizzata da un’oggettiva anomalia: le uniche persone meritevoli di far parte della struttura organizzata da un ministro per rilanciare il turismo erano ex collaboratori dellostesso o avevano legami e origini politiche contingue”. Anche il giudice si è reso conto che “…la critica svolta dal giornale è indirizzata nei riguardi dell’onorevole Brambilla.

Neppure di riflesso si può ipotizzare che il Dipartimento possa risultare pregiudicato“. I Giornalisti hanno solo raccontato, documenti alla mano, come troppo spesso le strutture pubbliche in Italia vengono vengano utilizzate dalla politica per il raggiungimento di fini personali. E non basta solo esporre i fatti. Un giornalista deve avere anche la possibilità di interpretare quella che, in gergo, è chiamata “notizia”. E’ quel lusso che pochi, in giornali liberi, si possono ancora permettere, senza essere schiacciati dal peso di editori o partiti. “Le difese dell’Avvocatura – continua la sentenzarendono necessario ribadire concetti ormai usuali: negare la possibilità per la stampa di interpretare eventi e aspetti della realtà, cogliendone ed evidenziandone veri o presunti significati politici significherebbe limitare fortemente il diritto costituzionale affermato dall’art. 21. In altri termini, deve considerarsi connaturale al diritto di critica politica l’esposizione di tesi e di argomentazioni fondate su una lettura anche “di parte” della realtà politica ed economica. Nella fattispecie, è evidente la finalità di polemica politica che siriflette negli articoli, nel senso che essi tendono a offrire al lettore una ricostruzione di situazioni riferibili, secondo il giornale, all’articolazione di una struttura finanziata da denaro pubblico, in base a criteri correlati a posizioni di parte, a motivazioni politiche, a pregresse collaborazioni; e ciò in un contesto in cui il debito pubblico costituisce uno dei problemi di maggior rilievo insieme a qeullo del contenimento della spesa pubblica”.  Sulle richieste di risarcimento spiega la sentenza del Tribunale di Roma: “La manifesta infondatezza della domanda, valutata unitamente alla spropositata richiesta economica, in una materia ove di sovente si ricorre a richieste economiche esorbitanti solo per intimidire l’avversario politico, legittima la condanna da parte attrice al risarcimento del danno da responsobailità aggravata”.