Sorrento, una lettera a Fiorentino che riaccende le polemiche sulla Mostra di Dalì

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Rosario Fiorentino (UDC)

Rosario Fiorentino

SORRENTO – Le polemiche sulla Mostra di Dalì a Sorrento continuano ad alimentare il dibattito su un’iniziativa promossa dalla Fondazione Sorrento e che ha riscosso, insieme alle critiche, un oggettivo consenso di pubblico secondo le stime fornite dalla Direzione dell’Ente. Rosario Fiorentino, presidente del Consiglio comunale di Sorrento, stamane ha diffuso la lettera ricevuta sulla vicenda della mostra e che rilancia argomenti già denunciati dallo stesso Fiorentino. Pubblichiamo il testo della lettera nella sua traduzione automatica dall’inglese all’italiano.

Caro signor Fiorentino,
E’ stato con mio dispiacere più assoluta che ho visitato il Dali Show a Sorrento dopo aver sentito su di esso attraverso una campagna pubblicitaria molto ben organizzata e apparentemente ben finanziato e basato com’era su una parodia di ciò che una mostra d’arte è destinata ad essere. Come si è scoperto lo spettacolo è stato proprio questo – una farsa. Come potrebbe una città di fama mondiale, come è Sorrento noto non solo per le bellezze naturali, ma anche per l’aura di raffinatezza che il Grand Tour lasciato in eredità alla città di servire una tale presa in giro spudorata di una mostra d’arte e quindi di una figura così importante come quella di Dali mi lascia infastidita e indignata.
Dal momento, non posso dare niente per scontato a questo punto da coinvolgere solo ciò che un serio mostra d’arte dovrebbe essere di circa o meno da persone responsabili di questa farsa, vorrei sottolineare a più evidenti mancanze che hanno catturato la mia attenzione (e non così sorprendentemente anche ad altri visitatori nel mio gruppo).
Prima di tutto, ci si sarebbe aspettato di vedere le opere originali – non c’erano nessuno, salvo forse per un paio di incisioni sparse. Ogni oggetto in mostra erano solo mere riproduzioni a basso costo dei suoi acquerelli, disegni e sculture.
Le sculture perché ero tristemente di imparare sono stati i prodotti a un processo di produzione a catena di montaggio da qualche parte in Asia contestate dalla Fondazione Dalì che difende adeguatamente il merito artistico di tutti gli artefatti che pretendono di attirare il valore in denaro del nome di Dalì.
Questo di per sé è un tema che poi ho imparato a essere di natura molto controversa tra la Fondazione Dalì e il signor Beniamino Levi, che presuppone i diritti d’autore per le stesse sculture. Il signor Levi che è il personaggio principale di questo triste spettacolo è una persona la cui attività ha richiamato l’attenzione del Center for law art articolo on-line sito web (Continua Produzione e Vendita di Post-Mortem Salvador Dali Bronzi violi diritti d’autore e marchi di fabbrica)
La controversia legale che si è creata tra questa persona e la Fondazione Dalì ruota attorno alla questione del controllo del numero e l’autenticazione dei pezzi consentiti dalle leggi sul copyright. E sembra signor Levi fa come gli pare e non rispetta le linee guida che la Fondazione ha stabilite per il controllo della qualità e numero. Le sculture hanno la pretesa barest di qualsiasi valore artistico in che quelli indicati sono “tirato fuori” di quasi sottile aria poiché non vi è alcun intervento diretto o indiretto di Dali, non originariamente gettato getta ovunque si trovano, ma per la maggior parte sono in 3D interpretazioni dei suoi disegni, ecc, in altre parole, il Dalì produzioni scultura sono un veritible assegno in bianco per il signor Levi e di altri come lui.
Interessante come questa controversia è, io non sono certamente competenza ad entrare nel merito di una contesa legale apparentemente senza fine. Cito solo come una questione che dovrebbe essere consigliato cautela da parte delle autorità di Sorrento in così apertamente sponsorizzare e finanziare questa impresa mettendo se stesso al centro di questo “imbroglio”, che Firenze al suo attivo ha rifiutato di fare quando questo stesso spettacolo ci si è tenuta.
Quindi, in sostanza la mia denuncia e la delusione nasce da più di un problema, si basa sulla naturale aspettativa di vedere opere originali del maestro, soprattutto, dipinti, disegni e incisioni. Le sculture invece sono stati la colonna portante della mostra con tutti i dubbi che ne derivano per quanto riguarda la loro autenticità derivante dalla controversia di cui sopra, per non parlare del fatto che le sculture sembrano servire gli interessi commerciali di Mr. Levi di sopra di ogni altra considerazione.
Consentire a un vero amante dell’Italia e soprattutto di Sorrento per fare il modesto ma evidente suggestione che in data prossima ventura di Sorrento, nelle arti, che sempre attenzione e prudenza si deve esercitare nella selezione di un curatore con la competenza e l’esperienza per garantire una mostra d’arte degno di attirare non solo la folla turistica generale, ma piuttosto di attrarre e soddisfare i veri appassionati e intenditori. Se una mostra d’arte non riesce a soddisfare ciò che dovrebbe essere questa élite target di riferimento, ci vorrà molto di più di una semplice partita “Torna a ‘Surriento” per riportarli di nuovo!
Cordiali saluti,
M. Serafina