Villa Fondi, l’appello di Candida Morvillo

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di Candida Morvillo

Candida Morvillo

Candida Morvillo

Mi spiace e mi addolora pensare che, come sembra, Villa Fondi non sarà più nostra. Dico “nostra“ per dire delle persone che a Villa Fondi hanno trascorso tante serate, da tanti anni a questa parte, entrando in contatto con personalità della cultura e della politica, avendo la possibilità di avvicinarsi a temi importanti o anche solo di trascorrere qualche ora diversa dal solito. Dico “nostra” per dire anche mia, che a Villa Fondi ho mosso i primi passi da giornalista, prima seguendone la ricostruzione da cronista, per Il Golfo e per il Mattino, e poi contribuendo all’organizzazione dei primi “Salotti letterari e non”, scoprendo lì una strada e una vocazione che mi hanno portato a vivere e a lavorare lontano dalla Costiera, ma sempre con l’orgoglio – e la nostalgia – delle mie origini e di una terra caparbia, che è stata capace di ricostruire là dove c’erano macerie, per ricreare un luogo che era di tutti e che sembrava star lì per ricordare che dalle macerie possono nascere i fiori e la vita, e il futuro, se ci metti pensiero e visione, se non guardi solo all’utile del momento, ma sposti lo sguardo di là di quella balaustra che si affaccia su uno degli orizzonti più belli del mondo. Posso solo augurarmi, e chiedere, che quell’esperienza continui, magari integrata con altre, ma che non vada perduta del tutto.