WWF e il “mistero del mare di Ieranto”…Replica al sindaco Leone Gargiulo

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In relazione ai recenti avvenimenti diffusi dalla stampa, relativi alle analisi effettuate dall’Arpac che riscontrava nelle acque marine della Baia di Ieranto a Massa Lubrense percentuali di escerichia coli (scarichi fognari) con un valore di 831 MPN/100 ml. superiori ai parametri di balneabilità (il limite per legge è 500) e affibbiava, nel periodo in questione “bandiera rossa” al mare della baia, per poi rassicurare, alle successive analisi come da 800 si fosse scesi al fondo scala di 10 e il mare fosse tornato pulito;  in relazione agli articoli giornalistici che citavano virgolettando i commenti a caldo del WWF sui dati ARPAC pubblicati, ed al successivo comunicato stampa emanato dal Sindaco di Massa Lubrense; il WWF Penisola Sorrentina, a nome del Presidente pro tempore, allo scopo di respingere fermamente al mittente ogni sorta di strumentalizzazione e/o tentativo di screditare l’operato dell’associazione ambientalista che è del tutto volontario e disinteressato e finalizzato solo agli scopi statutari di tutela dell’Ambiente, intende replicare a quanto apparso nel sito ufficiale del Comune di Massa.

“L’Arpac trova l’acqua sporca… e dal palazzo del potere invece di chiedersi come e perchè, ancora una volta si grida al “sabotaggio” e si minaccia di adire ai legali per denunciare/querelare l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale della Campania, assieme ai “giornalisti da scrivania“, rimanendo sconcertati per le dichiarazioni (male interpretate) del WWF che cerca di dare una spiegazione all’accaduto.

Se il Sindaco denunciasse con uguale veemenza gli attentati all’ambiente, gli alberi avvelenati, gli scogli sfrantumati, i parcheggi al posto degli ulivi, i depositi di rifiuti al suolo, gli sbancamenti e gli abusi edilizi al confine con la “sua” baia, i continui e reiterati atti di bracconaggio ai danni della fauna della zona, gli incendi provocati da pratiche assurde e anacronistiche, ecc…ecc… e garantisse “interventi efficaci ed immediati” per scovare abusi, salvaguardare i percorsi escursionistici distrutti dalle ruspe, e spegnere incendi … forse … la Natura ed il paesaggio tanto decantato “a parole” se ne avvantaggerebbe sul serio!!!

Ma visto che il primo cittadino sembrerebbe “limitarsi” a denunciare chi denuncia, allora a “noi del WWF” ci tocca di continuare a denunciare, per non togliere al Sindaco la prerogativa di emanare comunicati minacciosi e difensivi della “sua” magica terra, ammantata dai tanti ufficiali e riconosciuti primati!!!

Da informazioni ricevute dai nostri referenti scientifici (biologi e chimici) parrebbe “improbabile” se non “impossibile” che le sostanze di derivazione fognaria rinvenute nella baia di Ieranto possano provenire da eventuali scarichi situati nei pressi (Nerano- Mitigliano – Capri – ecc).

In tal caso infatti la profondità del fondale e la distanza dai siti avrebbe un enorme effetto di diluizione su tali sostanze… ragion per cui, ammesso che i dati ARPAC abbiano “attendibilità e/o valore” (e qui gli amministratori debbono spiegarci perché tali dati sono ritenuti validi SOLO quando accertano che il mare è “balneabile”???), i colifecali individuati nella baia, seppure le indagini successive abbiano fatto rientrare l’allarme, potrebbero essere dovuti ad immissioni “temporanee” di provenienza “localizzata” , ovvero all’interno e/o negli immediate adiacenze della Baia di Ieranto?

La domanda posta da un giornalista allo scrivente … “sono stato a cenare a Ieranto con un gruppo di persone e ho utilizzato il gabinetto della struttura … ma dove finisce lo scarico del bagno?”… appare assolutamente pertinente e doverosa ancor più in un sito di straordinario valore paesaggistico-ambientale come la Baia di Ieranto.

Va fatto notare che la frequentazione della Baia di Ieranto, grazie ad una benemerita promozione turistica-culturale eco-compatibile, con eventi, escursioni, proiezioni, cene e quant’altro… è salita a centinaia di unità … che si aggiungono ai numerosi seminaristi che ogni estate affollano Ieranto… ragion per cui essendo le strutture della Baia dotate di servizi igienici resta da capire se e come vengano smaltiti tali liquami, indipendentemente dalla quantità e dalla consistenza.

Questo non significa non voler difendere la magica Baia in fondo al sentiero ed il suo splendido mare, ma significa porsi degli interrogativi e cercare delle risposte all’accaduto senza continuare a nascondere i problemi che, seppure in modo assolutamente minore rispetto alle CRITICHE e spesso DRAMMATICHE situazioni in cui versano altre spiagge della penisola, si presentano (se ne facciano una ragione Sindaco & Co.) anche, purtroppo, nella zona B dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella!!!

Di casi, documentati e fotografati, con la Baia invasa da schiume e pannolini intimi galleggianti, “incastrati” innanzi alla spiaggietta, se ne contano diversi.
E’ grazie al gioco delle correnti e alle profondità dei fondali, oltre al divieto di attività diportistiche e all’assenza di insediamenti urbani, che la qualità delle acque della Baia di Ieranto è nel complesso di gran lunga superiore alla media delle altre spiagge della penisola sorrentina.

Sia ben chiaro tutta la polemica nasce dall’interpretazione dei dati provenienti dall’Arpac, che ricordiamo è l’unico ente istituzionalmente preposto ad accertare se ci siano o meno sostanze inquinanti e dannose per la salute umana nell’acqua, nell’aria e nel terreno dell’intera Regione Campania!!!

Se si dovesse dimostrare che le analisi di tale ente siano errate, che le provette possano essere state in qualche modo contaminate o che si siano scambiate le cartelle con altri siti, come dato ad intendere in conferenza stampa… beh… allora… una volta chiarito che nella Baia di Ieranto può continuare a sventolare la bandiera Blu … avremo però ben più da preoccuparci ipotizzando che altri siti della Terra delle Sirene siano invece stati dichiarati balneabili con la stessa approssimazione???

In quanto alla “polemica” sui tagli di capitozzo effettuati a suo tempo su alcuni ulivi della baia, è parere del WWF che essi si sarebbero potuti evitare, come pure altre pratiche dannose alla qualità dell’ambiente (es: uso di diserbo chimico) parebbe messe in atto per anni e, fortunatamente, interrotte col cambio della guardia e la nomina del nuovo “custode”, che sta dimostrando un’ottima preparazione agronomica e una grande manualità nel ripristinare sentieri, staccionate e strutture, con competenza e conoscenza del mestiere… oltre che in maniera assolutamente eco-compatibile.