“Sorrento, The Romance”, la storia di un’immane tragedia sorrentina narrata da Raffaele Lauro

Raffaele Lauro, sorrentino, già professore di filosofia nel Liceo Scientifico “Gaetano Salvemini” di Sorrento, è stato vice sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Sorrento, capo gabinetto del Ministero dell’Interno , prefetto e da ultimo senatore della Repubblica. L’esordio come scrittore avviene nel 1987 con “Roma a due piazze” edito dalla Compagnia Editrice Italiana con cui ottenne il “Premio Chianciano Narrativa Opera Prima“. Un esordio confermato successivamente dal romanzo storico “Il sogno di Pedro” edito nel 1993 da Rusconi Editore.

di Vincenzo Califano

Questa volta il nostro incontro con Raffaele Lauro non ha per oggetto la politica che pure in questi cinque anni ci ha permesso di affrontare temi molto vari e importanti soprattutto per la loro ricaduta sociale  ed economica sul Paese. Oggi incontriamo il Lauro scrittore prossimo a consegnare alle stampe la sua decima opera letteraria intitolata “Sorrento. The Romance“.

Si tratta di un romanzo storico dedicato a Sorrento e destinato da subito a varcare i confini nazionali per proporsi come un’opera di straordinario interesse storico-culturale per tutti coloro che nel mondo hanno a cuore Sorrento e la sua storia di comunità.

La fatica di Lauro consegna alla nostra memoria una storia tragica e nello stesso tempo suggestiva, frutto di un lunga ricerca che l’Autore documenta in modo puntale e propone nella forma di un romanzo che non mancherà di appassionare tutti gli innamorati di Sorrento nel mondo.

Partiamo dal titolo. Perché “Sorrento. The Romance”?

Sorrento, perché affronta l’immane tragedia, patita dai sorrentini, dai massesi e dai pianesi, il 13 giugno del 1558, quando la nostra città, dopo Massa Lubrense, per un’intera giornata, fu orrendamente saccheggiata, incendiata, profanata e parzialmente distrutta, dai turchi dell’ammiraglio Piyale Pasa, sbarcati, prima a Marina del Cantone e, poi, alla Marina Grande, da una flotta di 130 galee ottomane.

Una sciagura immensa, di cui, a Sorrento, non vi è memoria, essendo stata totalmente rimossa dalla coscienza collettiva. I dati storici parlano chiaro: oltre alle migliaia di morti, decapitati e sventrati a colpi di scimitarra, furono trascinati in ostaggio, ad Istanbul, 1493 massesi e circa 2000 tra sorrentini e pianesi.

The Romance, perché gli eventi storici sono intrecciati con la vicenda umana, avventurosa e romantica, del protagonista, Marino Correale, frutto totale della mia invenzione narrativa, anche se trattata, manzonianamente, con il criterio della verosimiglianza storica.

Una grande epopea culturale, dunque, che servirà alle comunità della Penisola Sorrentina per prendere coscienza del loro passato?

Mi auguro che questa mia fatica, costata quattro anni e mezzo di duro impegno, specie negli ultimi mesi, possa offrire un contributo alle nuove generazioni per recuperare alla memoria una vicenda drammatica, causata dalla stoltezza e dalla inettitudine dei governanti dell’epoca.

Aspira ad aprire un dibattito culturale con le amministrazioni locali, con le forze politiche e sociali, con le istituzioni e le associazioni culturali, con il mondo dell’impresa alberghiera e del lavoro, per approfondire il futuro di Sorrento e della Penisola Sorrentina. In grado anche di offrire ai turisti, che verranno a Sorrento, un grande affresco storico sulla nostra amata città.

A livello nazionale ed internazionale, offrirà un approfondimento sullo scontro di civiltà tra Cristianesimo ed Islam, nel XVI secolo, che permane, più che mai, ancora oggi, sullo scenario doloroso, turbolento e sanguinoso della storia contemporanea. Lo stesso tema del “sogno” dell’architetto Pedro Machuca, che costruì, per incarico di Carlo V, a Granada, sull’Alhambra, il palazzo che sfidava l’Alcazar moro.

Come viene rappresentato questo scontro epocale, nel romanzo?

Il romanzo, come ne “Il sogno di Pedro”, costituisce la metafora di questo scontro di civiltà, che, nella aspirazione testamentaria del protagonista, potrà e dovrà trasformarsi in convivenza pacifica, tra tutte le religioni monoteiste, il Cristianesimo, l’Islam e l’Ebraismo, purché la politica, alla ricerca del potere, non continuerà a strumentalizzare, come avvenuto finora, le religioni e la rivelazione divina.

Marino Correale, da cristiano, si converte all’Islam e, successivamente, si riconverte al Cristianesimo, rifugiandosi, infine, a Sorrento.

Un’opera anche dai contenuti filosofici e religiosi, altre che politici e diplomatici?

Certamente. Dalla devozione dei sorrentini al patrono Sant’Antonino al Libro del Profeta; dalla filosofia di Platone ed Aristotele ad Averroè, il cui assunto condivido: la ricerca della verità, attraverso la filosofia, non confligge con la rivelazione divina, sia essa calata nella Bibbia, nel Corano o nel Talmud.

I luoghi della vicenda storica, quindi, non sono ristretti a Sorrento?

Affatto. La vicenda umana di Marino Correale si snoda tra Sorrento, prima e dopo il saccheggio, la corte dei sultani ottomani, Solimano il Magnifico e Selim II, la Serenissima Repubblica di Venezia, la battaglia di Lepanto del 1571, le carceri di Madrid, con il processo dell’Inquisizione spagnola, le torture, la ventennale prigionia, la riconversione al Cristianesimo e il rientro a Sorrento, dove si ritira in convento, in anonimato, e dove muore, all’alba del 13 giugno del 1600, all’età di 60 anni.

Si tratta di un impegno poderoso, basato su ricerche storiche?

Ho dovuto attingere a fonti originarie, perché gli autori locali di storia patria, nei secoli successivi, hanno utilizzato, in modo talvolta contraddittorio, sempre le stesse notizie.

Quali sono state le fonti originali?

Innanzitutto, le relationes degli arcivescovi di Sorrento al Papa, prima e dopo la il saccheggio; gli atti dei notai, per le successioni ereditarie dei morti presunti; le petizioni dei pianesi al viceré di Napoli e alla corte di Spagna, contro le angherie fiscali dei nobili sorrentini; i documenti, anche anonimi, rintracciati nella Biblioteca Nazionale, nell’Archivio Vaticano e in quello dell’Arcidiocesi di Sorrento;

le relazioni degli ambasciatori veneti e dei baili, presso la Sublime Porta; le opere dei filosofi arabi; i dispacci segreti dei gran visir; la narrativa storica sul XVI secolo, a partire da Ludwig von Pastor; lo studio degli atti del Concilio di Trento e delle sure coraniche, nelle diverse interpretazioni. Mi fermo qui.

A livello locale, i recenti saggi sul periodo storico degli indimenticabili Benito Iezzi e don Gabriele Russo, del collega Vincenzo Russo, dell’architetto Mario Russo, custode culturale del Museo Correale, del professor Salvatore Ferraro e dell’infaticabile Fabrizio Guastafierro, il quale è stato da me tormentato, in questi anni, di richieste, sempre puntualmente corrisposte. Questo romanzo è stato realizzato anche grazie al loro contributo, per il quale esprimerò sempre profonda gratitudine, come alla bibliotecaria dell’Archivio diocesano e al mio assistente, Riccardo Piroddi.

A chi dedicherà quest’opera?

A due grandi sorrentini, che hanno dimostrato e dimostrano un amore per la nostra città: il mio fraterno amico, di recente scomparso, Giannino Casola, e un’altra personalità, felicemente in vita, sulla quale mi consenta di mantenere il più stretto riserbo.

Qual è la dimensione del romanzo, in numero di pagine?

Inizialmente avevo concepito tre volumi. Mi sono, poi, convinto ad evitare la serialità e a concentrare i contenuti in un unico volume, di circa 500 pagine.

Quando potremo leggere questo impegnativo lavoro?

Il romanzo uscirà, in lingua italiana, nel tardo autunno e, entro il 2014, in versione inglese, spagnola, turca e cinese mandarino. Sarà disponibile anche in e-book, su un sito che stiamo predisponendo, che illustra la bellezza dei luoghi vissuti dal protagonista e le altre location, specie Venezia, Istanbul e Madrid.

Il sito sarà arricchito con la trama del romanzo, nelle diverse lingue, con contributi critici, interviste e video illustrativi delle località. I turisti di tutto il mondo vi potranno attingere a piene mani, sulla rete, prima di venire a soggiornare a Sorrento.

In conclusione, quali sono le personalità storiche che l’hanno più colpita, in questo articolato percorso culturale?

Non ho dubbi: l’arcivescovo di Sorrento, monsignor Giulio Pavesi; il doge, Andrea Gritti; il Kanuni, il Magnifico Sulayman, e il gran visir, Sokollu Mehmet Pasa. Il primo fu il protagonista assoluto della ricostruzione, spirituale, religiosa, civile e materiale della nostra amata città.

Meriterebbe una statua in piazza, al pari di Sant’Antonino e di Torquato Tasso. Il secondo, per la saggezza e la lungimiranza politica. Il terzo, per la magnificenza e per la visione strategica dell’impero ottomano. Il quarto, per la raffinata diplomazia e per la tolleranza religiosa, anche nel corso di conflitti sanguinosi, nei confronti dei cristiani e degli ebrei.

Soddisfatto, dunque?

Stanco, ma soddisfatto.

Progetti narrativi futuri?

Mi riposerò, ad agosto, per iniziare, a settembre, la scrittura di un nuovo romanzo, dedicato ad un grande tenore e ad un grande artista, entrambi innamorati di Sorrento: Enrico Caruso e Lucio Dalla. Con l’aiuto del più caro amico sorrentino di Lucio, Angelo Leonelli.

Il titolo?

“Il Romanzo di Caruso”, che riecheggerà le storie dei due artisti e il capolavoro di Lucio, che, insieme con “Torna a Surriento”, diffonde, in tutto il mondo, il nome di Sorrento.